Fukushima. L’anno zero – Recensione di Nanni Salio

COVER FUKUSHIMA 1 (1)Naomi Toyada, Fukushima. L’anno zero, Jaca Book, Milano 2014, pp. 160, € 35,00 (illustrato)

Per evitare che la catastrofe di Fukushima dell’11 marzo 2011 passi ben presto nel dimenticatoio, anche grazie all’opera di disinformazione sostenuta dal complesso nucleare-militare-industriale, il Centro di documentazione «Semi sotto la neve», di Pisa, ha sostenuto questa importante traduzione dall’originale giapponese.

Il libro è opera del fotoreporter Naomi Toyada che descrive con le immagini della vita quotidiana arricchite da essenziali, sintetici commenti, la tragedia delle vittime di uno dei più gravi incidenti nucleari della storia, che ha prodotto oltre «100.000 rifugiati atomici».

Il rapporto del Giappone con il nucleare, militare e civile, non potrebbe essere più tragico: Hiroshima, Nagasaki e ora Fukushima. Ne hanno trattato grandi artisti, come il regista Kurosawa in Rapsodia d’agosto e nell’episodio «Fuji in rosso», di Sogni che sembra anticipare, con l’eruzione del vulcano Fuji che distrugge una centrale nucleare, la catastrofe di Fukushima.

Ma l’ordine impartito dai ciechi seguaci del nucleare, tecnici della TEPCO e politici compresi, è stato quello di minimizzare: «Non vi preoccupate, gli effetti della radiazione non sono gravi!». Il libro documenta invece non solo la preoccupazione della popolazione, ma anche gli effetti sull’ecosistema, a cominciare dagli animali, abbattuti a migliaia, e le difficoltà delle operazioni di decontaminazione.

E poi c’è la domanda chiave, alla quale le autorità non hanno dato alcuna risposta sensata: «Perché costruire in riva al mare, in un paese ad alta sismicità?». Come sempre, si sostiene che l’evento era imprevedibile, che le tecnologie giapponesi erano all’avanguardia (così come quelle russe a Chernobyl, prima dell’incidente). Si nasconde quella che probabilmente è la crudele verità: «[…] le centrali energetiche avevano prodotto plutonio ad alto grado di arricchimento. La rivelazione che il plutonio era stato affidato agli USA per tenerlo al sicuro è arrivata senza sorpresa. Gli impianti furono costruiti sulla costa per un facile accesso dei sottomarini USA?» (Johan Galtung, Il Giappone e la comunità mondiale, 14 aprile 2014, http://serenoregis.org/2014/04/18/il-giappone-e-la-comunita-mondiale-johan-galtung/). Questo conferma ancora una volta come il nucleare civile e quello militare siano due facce, inscindibili, della stessa medaglia.

I giapponesi non hanno saputo sinora liberarsi dalla sindrome nucleare e le decisioni del loro attuale primo ministro, Shinzo Abe, che senza ascoltare i movimenti di protesta antinucleari ha deciso di ripercorrere la stessa politica energetica nucleare, non contribuiscono certo a questo obiettivo.

La strada da percorrere per costruire sia un’alternativa energetica sia un modello di difesa senza il ricorso alla tecnologia nucleare è ancora lunga. Per questo sono indispensabili questi libri che aiutino a mantenere viva l’attenzione e ad accrescere la consapevolezza del pericolo nucleare e dell’esistenza di concrete alternative.

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