Il tramonto dell’umano – Alessandra Pigliaru

Filosofia. L’ultimo libro di Rosi Braidotti, «Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte», arriva in Italia tradotto da Derive e Approdi. Una riflessione profonda sul presente che muta, cancellando ogni rigurgito di umanesimo 

cop Rosi Braidotti, «Il postumano«Una teo­ria della sog­get­ti­vità che sia al con­tempo mate­ria­li­sta e rela­zio­nale, natural-culturale e capace di autor­ga­niz­za­zione è cru­ciale al fine di ela­bo­rare stru­menti cri­tici adatti alla com­ples­sità e alle con­trad­di­zioni del nostro tempo». Dichia­ra­zione filo­so­fica e poli­tica che va presa seria­mente, se a farla è una pen­sa­trice tra le più ori­gi­nali e bril­lanti della con­tem­po­ra­neità: Rosi Brai­dotti. Non fosse altro che quell’esigenza intorno alla sog­get­ti­vità signi­fica riba­dire la cifra che da anni accom­pa­gna tutti i suoi scritti. Con le rifles­sioni intorno al noma­di­smo, Brai­dotti ci ha infatti sug­ge­rito più volte l’articolazione di un sog­getto capace di tenere testa al con­si­stente e mul­ti­forme sce­na­rio che ci cir­conda. Ha saputo così resti­tuire la scom­messa di un dive­nire con cui dover fare i conti, insieme a una serie di inter­con­nes­sioni da illu­mi­nare, spesso frante da forze che ecce­dono in nume­rose direzioni.

Nel suo nuovo volume, The Posthu­man (Polity Press, 2013), pro­se­gue il suo pro­getto di inter­ro­ga­zione sfron­dando alcuni malin­tesi attorno appunto alla con­di­zione postu­mana. Ci è dun­que pre­ziosa la recen­tis­sima tra­du­zione ita­liana a cura di Angela Bal­zano, per­ché Il postu­mano. La vita oltre l’individuo, oltre la spe­cie, oltre la morte (Derive Approdi, pp. 220, euro 17,00) risulta un con­tri­buto forte per con­fron­tarsi con il pre­sente. Ci si chia­rirà meglio cosa si intende per postu­mano e si capirà che non si tratta di qual­cosa mera­mente rele­gato alla lunga sequela di post, bensì a quell’oltre che rie­cheg­gia già nel sottotitolo.

Il postu­mano di cui intende occu­parsi Brai­dotti non può che essere cri­tico, lon­tano dal disfat­ti­smo rela­ti­vi­sta e nichi­li­sta ma anche dalla fede per­ni­ciosa verso l’individualismo. Nella costel­la­zione genea­lo­gica della filo­sofa, con­ti­nuano ad avere un posto pre­di­letto la poli­tica fem­mi­ni­sta della col­lo­ca­zione, il dibat­tito sull’Europa e dun­que sulla cit­ta­di­nanza fles­si­bile, le posi­zioni post­co­lo­niali e ovvia­mente i rife­ri­menti a Fou­cault, Iri­ga­ray e Deleuze. Ciò detto, nelle car­to­gra­fie pro­po­ste, l’assunto da cui si parte è una mate­ria dotata di intel­li­genza, tra­dotta in un moni­smo che sistemi la dif­fe­renza al di là dell’opposizione dialettica.

La rifles­sione è chia­rita dalle prime pagine: la con­di­zione postu­mana, carica spesso di posi­zioni dif­fi­cili da con­ci­liare, deve anzi­tutto tener conto del tra­monto dell’umanesimo clas­si­ca­mente inteso al fine di discu­tere di una sog­get­ti­vità edi­fi­cata sul mate­ria­li­smo vita­li­sta, di chiara ere­dità spi­no­zi­sta, anche cono­sciuto come imma­nenza radi­cale o, come verrà pre­ci­sato in seguito, rea­li­smo della mate­ria. Si capi­sce bene come il taglio del postu­mano indi­chi anche un altro con­gedo: quello dall’antropocentrismo.

Tutto ciò attiene in qual­che modo al tratto noma­dico? Certo che sì. Il sog­getto postu­mano di cui parla Brai­dotti non può che essere già nomade. E non uni­ta­rio, rela­zio­nale, deter­mi­nato nella e dalla mol­te­pli­cità, respon­sa­bile e radi­cato. A que­sta altezza, la filo­sofa si con­fronta con alcuni aspetti spe­ci­fici di un pre­sente che muta repen­ti­na­mente: dalla bio­ge­ne­tica alla necro­po­li­tica finan­zia­ria e a una certa tana­to­lo­gia dell’avanzamento capi­ta­li­stico, fino alla media­zione tec­no­lo­gica e infor­ma­tica a volte sfre­nate. Sono molte le ecce­denze che il postu­mano fa emer­gere e che vanno dap­prima sco­perte e poi inda­gate. Colme di oriz­zonti da esplo­rare, non rac­con­tano però solo dello sfa­scio che ci distin­gue ma della pos­si­bi­lità di situarci affer­ma­ti­va­mente attra­verso una teo­ria cri­tica e crea­tiva, al tempo stesso capace di smar­carsi da approcci par­ziali; da quello reat­tivo che con­cerne la filo­so­fia morale (Nus­sbaum) al più ana­li­tico che arriva dai science and tech­no­lo­gies stu­dies (Frank­lin, Lury e Sta­cey, ma anche Rose e Verbeek).

Brai­dotti sta invece dalla parte di una teo­ria che declini l’alfabeto della radi­ca­lità anti­u­ma­ni­sta, e che non pati­sca per la fine dell’Uomo come canone vitru­viano di per­fe­zione, o costrutto sociale uni­ver­sa­li­sta, vio­lento e nello spe­ci­fico euro­cen­trico. Per­ché è pro­prio in quel sol­lievo che alberga la spe­ranza di non abban­do­narsi alla deriva di qual­che cosa che sì, dovrebbe pro­prio atter­rirci: il disu­mano e le sue aber­ra­zioni. Gli esempi offerti dalla filo­sofa sono molti ma citiamo per esem­pio la repli­ca­zione e appro­pria­zione della morte, le tor­ture mani­po­la­to­rie e i can­ni­ba­li­smi inferti ai viventi – umani e non. Tanto per trac­ciare una prima mappa di orien­ta­zione. «Il sapere postu­mano – e i sog­getti che ne sono por­ta­tori» sot­to­li­nea «sono carat­te­riz­zati da una aspi­ra­zione di fondo verso i prin­cipi che ten­gono unita la comu­nità, e ten­tano per­tanto di evi­tare le trap­pole della nostal­gia con­ser­va­trice e dell’euforia neoliberale».

In que­sto senso, la con­di­zione postu­mana è intra­vi­sta come un’occasione per tro­vare nuovi schemi di sapere e risorse di auto­rap­pre­sen­ta­zione diversi da quelli cor­renti. Fino al ripen­sa­mento delle stesse scienze umane, pros­sime all’estinzione se non saranno capaci di seguire un pro­cesso sostan­ziale di tra­sfor­ma­zione che il pre­sente chiede con il salto in una più effi­cacemul­ti­ver­sità. Nel com­plesso pro­cesso di meta­mor­fosi, Brai­dotti invita così ad attrez­zarci di stru­menti ade­guati, dopo aver appreso che l’approssimarsi del sog­getto alla zoe non può che essere postan­tro­po­cen­trico. Dun­que incar­nare un corpo di donna cor­ri­sponde ancora ad avver­tirsi «gene­ra­trice del futuro»? In que­sto solco, lei stessa con­ferma: «Il dive­nire postu­mano si rivolge alla mia coscienza fem­mi­ni­sta, per­ché il mio sesso, sto­ri­ca­mente par­lando, non ha mai del tutto preso parte all’umanità, ecco per­ché la mia fedeltà a tale cate­go­ria resta nego­zia­bile e mai data per scontata».

Certo, la dispo­ni­bi­lità e la scelta di que­sto sce­na­rio andreb­bero inter­ro­gate ancora. O forse si potrebbe con­clu­dere che in fondo, essendo «il risul­tato dei nostri sforzi con­giunti e dell’immaginario col­let­tivo, è sem­pli­ce­mente il migliore dei mondi postu­mani possibili»

18.2.2014 http://ilmanifesto.it/il-tramonto-dellumano/

 

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