Gli assassini del pensiero – Recensione di Maria Teresa Mana

Michela Marzano, Gli assassini del pensiero. Manipolazioni fasciste di ieri e di oggi, Erickson, Trento 2012, pp. 184, € 17,50

Michela Marzano, autrice del libro che presentiamo, è direttrice del Dipartimento di Scienze sociali e professore ordinario di filosofia morale all’Università Paris Descartes (Sorbonne-Paris-Cité).

In questo libro l’autrice si domanda se il fascismo sia conseguenza degli sconvolgimenti causati dalla Prima guerra mondiale e dalla Rivoluzione bolscevica (avvenimenti che avevano messo a dura prova le democrazie liberali incapaci di farvi fronte) o se, in accordo con le critiche radicali di Pier Paolo Pasolini, non sia possibile pensare che l’ideologia fascista possa essere ancora ben presente nella nostra società fin dagli anni Settanta con l’affermazione del consumismo.

Per rispondere a questo interrogativo Michela Marzano analizza, da un punto di vista filosofico, i tratti che nella società contemporanea sembrano richiamare le caratteristiche del fascismo storico.

Il libro si divide in tre parti:

nella prima parte si analizza in particolare il pensiero degli intellettuali Theodor W. Adorno e Pier Paolo Pasolini, che denunciano le forme politiche che tendono a privare gli individui delle capacità critiche in nome di semplificazioni demagogiche.

Nella seconda parte si analizzano le caratteristiche del fascismo storico e se ne evidenziano i paradossi, le incongruenze ideologiche e la commistione incoerente di tradizione e modernità.

Nella terza parte l’autrice cerca di vedere quali caratteri della cultura fascista siano presenti nella politica attuale: culto della personalità dei leader, politiche securitarie, xenofobia (il nemico da cui difendersi, l’altro, il diverso), privatizzazione del pubblico e pubblicizzazione del privato.

L’importanza di questo libro consiste nell’accusa che Michela Marzano rivolge a quelle politiche che attraverso semplificazioni populiste sottraggono agli individui gli spazi del pensiero critico. Infatti fin dalla Prefazione, l’autrice scrive che: «L’unico modo per evitare di svuotare di senso il concetto stesso di democrazia liberale sia ricominciare a pensare». La svolta che propone Michela Marzano sembra incominciare timidamente a prendere forma col diffondersi di una presa di coscienza collettiva circa l’importanza che riveste oggi la partecipazione alla gestione del bene comune.

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