I fratelli che si schierarono – Sabine Durrant

Nel 1918, dopo quattro anni passati nelle trincee, i fratelli John e Arthur Hunter divennero obiettori di coscienza. Furono umiliati pubblicamente, privati del diritto di voto e i loro genitori non gli parlarono più. Sabine Durrant incontra il figlio di John, Martyn

C’erano 16.000 obiettori di coscienza durante la prima guerra mondiale – uomini che decisero di non combattere, o smisero di farlo, per ragioni religiose o politiche o etniche, scatenando spesso scandalo e vergogna nelle loro comunità. A partire dal 1995, hanno avuto il loro memoriale a Tavistock Square, Londra. John e Arthur Hunter erano solo due di questi obiettori, ma la loro storia mostra ampiamente come l’obiezione possa essere una forma di coraggio e come durante la prima guerra mondiale le famiglie non fossero lacerate solamente dalla morte.

I due fratelli erano gemelli, parte di una tripletta, nati nel 1890 da una benestante famiglia militare nella città industriale di Belper, Derbyshire. Il loro padre, il tenente colonnello Maurice Hunter, ricopriva una posizione di prestigio nella società locale. Era un architetto e uomo d’affari affermato che fu insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico per il suo contributo militare al quinto reggimento Sherwood Foresters, anche se non prese mai servizio attivo. Allo scoppio della guerra, per lui non ci furono dubbi sul fatto che i suoi figli avrebbero combattuto per il loro paese.

John fu il primo ad arruolarsi, unendosi al Corpo di Spedizione Britannico, e fu in uno dei primi gruppi di soldati che arrivarono in Francia. Nel 1915, combatté a Ypres, dove il suo battaglione subì pesanti perdite, e nei due anni successivi – una volta raggiunto il grado di capitano – testimonianze della sua leadership raggiunsero la stampa locale di Belper. Era possibile che fosse decorato, anche se gli eventi successivi lo avrebbero privato delle sue medaglie.

Nel 1918, vicino alla fine della guerra e sopraffatto dalla sofferenza vista, John scrisse al fratello Arthur, stanziato anche lui in Francia, chiedendogli di rassegnare le dimissioni e prendere una posizione comune contro la guerra. (Non ci sono prove che il loro fratello Maurice, anche lui firmatario, lo avesse fatto oltreoceano.) Arthur accettò e il 12 giugno 1918, entrambi sotto corte marziale a Calais, furono processati per “condotta a danno del buon ordine e della disciplina militare” e congedati con disonore. John fu inoltre ritenuto colpevole di “disobbedienza a un ordine legittimo di un ufficiale superiore” (gli era stato chiesto di ricongiungersi alla sua divisione al fronte ma lui si era rifiutato), un crimine per il quale avrebbe potuto essere fucilato, e fu condannato a un anno di lavori forzati nella prigione di Maidstone nel Kent.

Molti obiettori di coscienza – sia gli “alternativisti”, che sostenevano lo sforzo bellico senza prendere le armi in prima persona, che gli “assolutisti”, i quali non volevano avere niente a che fare con la guerra – furono accusati di codardia. Nessuno avrebbe potuto tacciare John o Arthur Hunter di mancanza di coraggio – loro avevano combattuto per quattro estenuanti anni e si erano schierati contro qualcosa in cui avevano perso la fede – eppure furono accusati di aver portato disonore sulla loro famiglia, privati del diritto di voto, umiliati pubblicamente sulla Gazzetta di Londra e emarginati dalla loro comunità.

La madre e il padre non gli rivolsero mai più la parola.

Il figlio di John, Martyn Hunter, un ingegnere in pensione di 78 anni, è seduto su una poltrona nella sua casa di Buckinghamshire, con una scatola di fotografie ai suoi piedi. E’ un archivio di famiglia, ma una famiglia fatta a pezzi da orgoglio e questioni di principio. In una fotografia, un ritratto formale, il tenente colonnello Maurice Hunter siede con portamento dignitoso – un uomo magro e baffuto in alta uniforme, occhi duri, bocca torva. “Si può immaginare che persona temibile fosse,” dice Martyn. Sua nonna, Agnes Mary, da lui mai conosciuta, sta in piedi con i suoi figli in un’altra foto – sua figlia maggiore, Agnes Llwellyn, e la tripletta, inamidati e solenni nei loro cappotti coordinati e con stivali rigidi. La figlia minore, Margaret, sembra giovane e sperduta. “In quei giorni i bambini erano spesso alla scuola materna con una tata a disposizione,” afferma Martyn. ” Si diceva molto poco dei genitori e si avevano anche meno conversazioni con loro. E la moglie era subordinata al marito. Se lui le diceva di non avere più contatti con due dei suoi due figli, lei non aveva più contatti con due dei suoi figli.

“Penso che più di tutti biasimassero John. E posso immaginare che sarebbe stato più facile per loro se i ragazzi non fossero tornati indietro dalla Francia. Sarebbe stato meglio se fossero morti.”

Dopo che John aveva scontato il suo anno a Maidstone, quando aveva scritto al ministero degli interni dicendo che quello non era il modo di “trattare un ufficiale e un gentiluomo”, lui e Arthur si recarono in Polonia come parte delle attività di soccorso organizzate dalla Society of Friends (Società egli Amici), i quaccheri. Al loro ritorno erano, come “conchies” (nomignolo per indicare gli obiettori di coscienza, ndt), praticamente inassumibili. John trovò lavoro come venditore ambulante e per un po’ fu aiutato da Maurice, che era ancora in contatto con i genitori e aveva allestito uno studio contabile a Belper. Arthur emigrò in Australia e John finalmente andò a Coventry dove trovò lavoro come contabile in una società di ingegneria. Qui incontrò la sua futura moglie, la madre di Martyn, Nellie, e approfondì il suo legame con i quaccheri, per i quali il pacifismo è un principio fondamentale. Si sposarono nel 1928 e si trasferirono a Scarborough, dove John fu finalmente nominato membro del Comitato di Servizio degli Amici di Yorkshire come segretario organizzativo. Con i quaccheri aveva trovato una nuova casa e lavorò con loro per il resto della sua vita.

Martyn, il maggiore dei tre figli, è nato nel 1930, e dice “non avrei potuto avere una infanzia migliore, a differenza di quello che il mio povero padre ha dovuto sopportare. Ho ricordi fantastici.”

Lui non avvertì la mancanza di contatti con i suoi nonni paterni, sebbene ricordi di aver incontrato zio Maurice da bambino e di aver apprezzato i pacchetti di zio Arthur dall’Australia, specialmente durante la seconda guerra mondiale. La sorella maggiore di suo padre, conosciuta come zia Llewellyn, tenne i contatti fino alla sua morte. “Era particolarmente affezionata a mio figlio, anche lui John,” dice Martyn.

Suo padre parlava molto della sua famiglia o degli avvenimenti accorsi durante la guerra? “Davvero, davvero poco. Credo sia stato un momento drammatico. Era felice, sposato, aveva dei figli. Penso stesse cercando di non ricordare.”

Martyn sapeva cos’era successo a suo padre in Francia da fargli cambiare posizione in maniera così radicale? Martyn strofina gli occhiali sul suo maglione, una, due, tre volte. “Credo sia stato per quello che ha visto. Le persone morivano in gran numero su entrambi gli schieramenti.”

Una guerra terribile.

“Sono state le lettere, credo. Come capitano, era sua responsabilità scrivere lettere di condoglianze ai genitori dei ragazzi della sua unità, per dire loro nella maniera più gentile, “Sono davvero spiacente di dirle che suo figlio ha agito con lealtà, ma è stato ucciso in azione.” Credo sia stato il numero di volte che ha dovuto scriverlo. Era un grande uomo, mio padre. Gentile, piuttosto teorico. In realtà, sarebbe dovuto entrare a far parte della chiesa. Credo che lì avrebbe avuto un grandissimo successo. E’ sempre stato un pacifista. Era solito dire di credere nel dialogo, non nella guerra. Nella seconda guerra mondiale, e dopo, durante il servizio militare obbligatorio, bisognava essere in grado di sostenere le proprie convinzioni, se non si voleva combattere. Aiutò molte persone in tribunale. Mio padre, che era un buon oratore, avrebbe parlato per loro o con loro.”

Quando venne il tempo di arruolarsi nel Servizio Nazionale, Martyn optò per un ruolo non combattivo e lavorò per due anni e mezzo per la Friends’ Ambulance Unit (servizio volontario di ambulanza, dei quaccheri, ndt) ” Ho scelto di non portare un’arma, ma non volevo neanche essere un assolutista. I miei amici, i miei colleghi si erano arruolati E’ stata una decisione traumatica. Ero un ragazzo abbastanza normale.”

Martyn ha recentemente ricevuto la trascrizione del processo di suo padre e di suo zio dai produttori di un documentario televisivo sugli obiettori di coscienza. “Ma non l’ho ancora letto. Devo essere in uno stato d’animo particolare per farlo.”

Guarda fuori dalla finestra, dove un giardiniere che dovrebbe potare gli alberi raccoglie dei lamponi. “La guerra non è una bella cosa,” dice. “La gente andava in guerra e moriva. Altri sopravvivevano. Altre persone, per quanto ne so, ne erano contenti. Così se la gente smetteva di combattere per un qualsiasi motivo, che fossero terrorizzati o sotto shock, o sopraffatti dai sensi di colpa, dovevano essere perseguiti. Lo apprezzo.”

Martyn si alza in piedi. “Posso capirlo se si serve con onore in alcuni dei peggiori combattimenti che i soldati occidentali abbiano dovuto affrontare … Posso capire che qualcuno crolli in quella situazione. Ma posso anche comprendere quello che pensarono le altre persone, in particolare suo padre. Una persona in quella posizione, con un passato militare, sarebbe rimasta traumatizzata. Non solo uno, ma due figli. Credo che mio nonno paterno fosse devastato.”

Quindi non è che leggere le trascrizioni della corte marziale lo avrebbe fatto infuriare? “No, non mi sarei arrabbiato. Sarei stato triste.”

The Guardian, 8 novembre 2008

Traduzione di Luca Cabras per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: The brothers who made a stand

http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/2008/nov/08/family-military-first-world-war

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