Un futuro dopo il petrolio: 6 proposte – Johan Galtung

Discorso di apertura – Doha, Qatar – 2 aprile 2013

Picco del petrolio: Sfide e opportunità nei Paesi del GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo)

Egregi Partecipanti,

Gli organizzatori meritano un grosso encomio per aver posto in agenda in questa conferenza internazionale una problematica chiave, quasi esistenziale per alcuni. Essendo petrolio e gas limitati, c’è ovviamente un picco; raggiunto già alcuni anni fa nel mare del Nord per quanto riguarda Danimarca, Norvegia e Regno Unito. Ma questa conferenza non riguarda solo lo stabilire se il picco sia già avvenuto, sia in corso o si verifichi nel futuro – e in tal caso quando – bensì il che cosa e dopo. Diagnosi, prognosi, terapia.

Il picco può comunque essere dovuto più alla domanda che all’offerta; più ai problemi causati dalla trasformazione dell’energia contenuta nei combustibili fossili che ai costi di estrazione via via troppo elevati per essere remunerativi. Al contrario, più il processo è costoso, maggiori sono i profitti in quanto percentuali dei costi, e data la dipendenza dal petrolio-gas i più ricchi possono sempre pagare in un mondo assai diseguale. In un mondo migliore, l’energia per i bisogni quotidiani dovrebbe essere il più liberamente disponibile a tutti, come camminare per strada, o come la sanità e l’istruzione in uno stato del benessere decente (ne esistono ancora). Rischiamo che l’energia fossile sia disponibile solo per pochi, non un picco.

Sul versante della domanda, ovunque, più o meno, c’è una svolta verso le alternative: le molte conversioni all’energia verde. “Il Direttore dell’Istituto nazionale di Sanità ha deciso che fumare ti fa male” ha un seguito: “i combustibili fossili ci fanno male“. Non siamo a quel punto, ma c’è anche voluto molto tempo per l’abbandono del fumo da parte di masse consistenti di persone. C’è bisogno di uno shock massiccio, e di prove inequivocabili di un nesso causale, che forse verrà ben presto fornito dall’aumento dei disastri naturali e dal clima imprevedibile.

Il mondo vede altri picchi. Il picco dell’Impero USA – non degli USA – con la Cina che incalza, il picco dell’Occidente con il Resto che incalza, capeggiato dai BRICS, il picco delle guerre inter-statali con le guerre fra nazioni che incalzano. Un mondo molto dinamico.

La Cina brucia carbone-petrolio-gas, ma è anche un possente pioniere nelle energie verdi, con pannelli fotovoltaici e solari termici e auto elettriche, prodotti in maniera sempre più ecologica. Negli USA lobby molto efficienti del carbone-petrolio-gas impediscono la conversione ecologica e promuovono tecniche estrattive ecologicamente dannose. I politici vengono comprati dalle banche, che investono in tali tipi di estrazione.

Il mondo si sta spostando a Est, e l’Est si sta spostando all’ecologico. E così pure milioni di persone. La domanda in calo sarà una funzione di Harm X Green [Nocivo x Verde], il boicottaggio delle aziende che causano danni, il “corteggiamento” delle verdi. Anche solo un boicottaggio efficace al 3% incide in profondità nei profitti. Aziende, attente!

Un paese in cerca di alternative sostenibili dovrebbe dare la massima priorità alla diversità economica. Non un solo settore, prego!, ma settori Primario, Secondario, Terziario e Quaternario – della riproduzione.

Ecco sei proposte concrete per il Qatar:

[1] Per il settore Primario: acquacoltura, al largo, protetta dalle tempeste, con acqua oceanica fresca, a molto minore intensità energetica che far fiorire il deserto con colture alimentari, e molto meno dispendiosa che le importazioni. Il pesce dissala le acque che l’alimentano, pur abbisognando di altro mangime.

[2] Per il settore Secondario: dissalazione, basata su specchi parabolici che riflettono l’energia solare, con dissalatori individuali come tanti orologi. Una tecnologia per l’esportazione come fonte di denaro, con una matrice Leontief d’input-output non troppo differente da oggi.

[3] Per il settore Terziario: mediazione, risoluzione dei conflitti, come una Svizzera che migra a Est. Il che non è ciò per cui sono formati e pagati, e che fanno, i diplomatici – promuovere gli interessi del proprio stato – bensì promuovere gli interessi della natura, i bisogni e i diritti umani fondamentali, gli interessi di tutte le nazioni e stati, civiltà e macro-regioni, gli interessi mondiali. Compito ambizioso, difficile, e non negoziando per arrivare a un compromesso ratificabile, ma dialogando in una ricerca congiunta di una nuova realtà che sappia comporre ragionevolmente bene tutti gli interessi legittimi. Per questo il Qatar, come la Svizzera, dev’essere neutrale-nonallineato.

Non esiste un centro del genere per tutto il mondo, al momento – non per i paesi GCC e del MENA (Medio Oriente & NordAfrica) né oltre. Così, il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) di Stoccolma si concentra sulla documentazione del (dis)armo, il PRIO (Peace Research Institute Oslo) di Oslo più sulla violenza che sulla pace. Il Qatar ha già fatto al mondo un dono importante, Al Jazeera – fintanto che riesca a essere non-allineata – con la sua notevole capacità di dare la parola a tutte le parti in causa (in russo: glasnost’). Si aggiunga una domanda, “e come sarebbero il Medio Oriente, l’Afghanistan, la Libia, la Siria che vi piacerebbe vedere?”- e Al Jazeera sarebbe il leader del giornalismo di pace mondiale.

Per il settore Quaternario – guarigione, riproduzione – tre proposte:

[4] Non solo crescita economica ma sociale; distribuzione. In tale contesto, Richard Wilkinson e coautori in The Spirit Level: Why Equality is Better for Everyone [Il livello spirituale: perché l’eguaglianza è meglio per tutti] [i] trovano meno violenza. Parti uguali s’incontrano più facilmente per risolvere i problemi, pomuovere la pace. La diseguaglianza nelle società, nelle regioni, nel mondo, alimenta il terrorismo e l’ancor più letale terrorismo di stato. La chiave non sta nel prendere ai ricchi per dare ai poveri, ma nell’elevare le condizioni di questi ultimi. Il Qatar dovrebbe non solo mediare la pace, ma essere pace.[ii]

[5] Rendere visibile agli altri il lato morbido dell’Islam. Quando l’Occidente si dà ai suoi atroci insulti alla dignità musulmana col pretesto della “libertà d’espressione”, i Musulmani spesso cadono nella trappola della violenza invece di essere la nonviolenza del Profeta. Abbas Aroua, The Quest for Peace in the Islamic Tradition [La ricerca per la pace nella tradizione islamica] [iii] dice che la prassi Arabo-Musulmana è in ritardo rispetto alla base coranica. Vedere è credere; buone pratiche d’affari, musei, arte islamica, seminari, dialoghi [iv].

[6] Il silenzio del deserto per un turismo del silenzio. Alloggiamenti modesti, monasteriali, per la meditazione da soli o insieme, in cerca di crescita interiore, spirituale, guidati, o anche non, dalle religioni e dalle cosmologie mondiali.

Queste proposte possono viaggiare sull’onda di due tendenze globali emergenti: più cura per gli esseri umani e la natura, e meno materialismo, più valori spirituali, arti, creatività, e spirito di solidarietà islamico, condivisione.

Costruire su tali tendenze è una sicura carta vincente. Picco del petrolio o meno.

NOTE:

[i]. Penguin, 2010.

[ii]. In Johan Galtung, Peace Economics [Scienza economica di pace], Transcend University Press, 2012, l’Epilogo ha 121 proposte per un’economia migliore.

[iii]. Transcend University Press, maggio 2013; http://www.transcend.org/tup/

[iv]. In Johan Galtung e Graeme MacQueen, Globalizing God [ Globalizzare Dio], TUP 2008, l’Epilogo riguarda tale tipo di dialogo, in forma teatrale.

8 aprile 2013

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: A Future after Oil: Six Proposals

http://www.transcend.org/tms/2013/04/a-future-after-oil-six-proposals/

Una replica a “Un futuro dopo il petrolio: 6 proposte – Johan Galtung”

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