La mezzanotte nucleare – Pietro Greco

Oggi in Corea del Nord si celebra il Giorno del Sole. Perché il 15 aprile (del 1912) è nato Kim Il-sung, l’uomo che nel 1948 ha fondato la Repubblica Democratica Popolare e l’ha governata con pugno di ferro fino alla morte, avvenuta l’8 luglio 1994. Per celebrare il 101° anniversario della nascita del nonno, l’attuale e giovanissimo dittatore, Kim Jong-un, ha pensato bene di tentare il lancio di un nuovo missile balistico intercontinentale. È solo l’ultima sortita di un’escalation di atti e dichiarazioni con cui da alcune settimane Pyongyang ci ricorda con sistematica puntualità quattro verità.

Primo, che l’orologio atomico continua a ticchettare molto vicino alla mezzanotte e che lo spettro di una guerra termonucleare non ha lasciato il mondo. Secondo, che esiste un trattato internazionale – il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) – che non impedisce al fantasma di affacciarsi con una certa frequenza alla finestra e di spaventare il pianeta. Terzo, che per cacciarlo definitivamente via quello spettro, che è tutt’altro che un ectoplasma, bensì una concretissima minaccia, c’è una sola possibilità: realizzare il sogno di alcuni scienziati come Albert Einstein, Bertrand Russell e Joseph Rotblat, e creare «nuclear-free world», un mondo completamente libero da armi nucleari. Quarto, che il sogno di quegli scienziati non è affatto irrealizzabile.

Che i primi due punti siano realtà auto evidente è la cronaca a dircelo. E non solo quella coreana. Una delle crisi aperte più pericolose è quella iraniana, che è appunto una «crisi nucleare», generata dal tentativo, vero e presunto, di Teheran di dotarsi dell’arma atomica. Inoltre sappiamo che la proliferazione dell’arma atomica, sia in senso verticale sia in senso orizzontale non è affatto banale. Stati Uniti e Russia, sebbene abbiano firmato il trattato di non proliferazione, continuano a possedere migliaia di armi nucleari capaci di distruggere, più e più volte, la civiltà umana in caso di guerra termonucleare totale. Che anche Cina, Gran Bretagna e Francia, sebbene abbiano firmato il Tnp, possiedono corposi arsenali atomici per così dire «legali». Che ci sono altre due potenze, l’India e il Pakistan, che non hanno firmato il Tnp e possiedono a loro volta arsenali atomici dichiarati. Che c’è un paese, Israele, che non ha firmato il Tnp e possiede un arsenale nucleare anche se non lo ha mai ammesso ufficialmente. Che, infine, esiste un paese, la Corea del Nord appunto, che pur avendo firmato il Tnp possiede in maniera illegale un piccolo ma pericoloso arsenale.

Il Tnp è entrato in vigore nel 1970. Ma non ha raggiunto il suo principale obiettivo: che era quello di allontanare la minaccia nucleare sia impedendo la proliferazione orizzontale, ovvero l’aumento del numero di paesi in possesso dell’arma atomica, sia di ridurre la proliferazione verticale, ovvero diminuire il numero di testate atomiche in possesso delle attuali potenze nucleari. Se è vero, infatti, che Stati Uniti e Russia, erede dell’Unione Sovietica, hanno ridotto i loro arsenali, non altrettanto hanno fatto Cina, Francia e Gran Bretagna, né India, Pakistan e Israele. Il Tnp non ha impedito neppure che altri paesi, firmatari del Trattato, si dotassero dell’arma atomica (la Corea del Nord) o che tentassero in modo più o meno esplicito di dotarsene (Iran, ma in passato anche la Libia e forse la Siria). Solo due paesi hanno volontariamente rinunciato al loro arsenale nucleare: il Sud Africa e l’Ucraina.

La Corea del Nord dimostra che, a 70 anni dall’avvio del Progetto Manhattan, persino un paese poverissimo, se è fortemente determinato, può ottenere l’arma atomica. Tutti i possessori, legali e illegali, di arsenali nucleari sono motivati dal fatto che «il mio vicino e/o nemico ce l’ha». Per cui il Giorno del Sole ci ricorda che per allontanare lo spettro atomico dal mondo c’è una sola opzione: quella proposta sessant’anni fa, negli ani ’50 del secolo scorso, da Albert Einstein e Bertrand Russell. Un «nuclear-free world», la distruzione completa e certa di tutti le ami atomiche.

La guerra fredda e la forsennata corsa al riarmo nucleare da parte di Stati Uniti e Unione Sovietica negli anni successivi, determinata anche dallo sviluppo di quei missili balistici intercontinentali che oggi testa la Corea del Nord, sembravano aver ridotto al rango di mera utopia il progetto di Einstein e Russell: ricacciare completamente e per sempre lo spirito nucleare nella bottiglia.

Tuttavia la portata realistica di quell’idea politica – l’unica azione in grado di bloccare la proliferazione – è riemersa nella seconda metà degli anni ’80 nel secolo scorso. Quando la guerra fredda è finita e, subito dopo, l’Unione Sovietica si è dissolta. Non solo perché in quegli anni il fisico di origine polacca Joseph Rotblat, presidente del Movimento Pugwash, lo ripropone. Occorre cogliere subito le opportunità create dal nuovo scenario politico, sosteneva, e distruggere in maniera controllata e volontaria tutti gli arsenali nucleari. Il progetto fu fatto proprio anche dal giovane Presidente dell’Unione Sovietica, Michail Gorbaciov, che in un famoso incontro a Reykjavík, in Islanda, tra l’11 e il 12 ottobre 1986, propose al presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, di fare proprio quel progetto e creare finalmente un «nuclear-free world».

Reagan fu colpito dalla proposta. E ne discusse con i suoi capi militari. Non se ne fece niente. Ma si avviò il processo almeno per una riduzione degli arsenali delle due superpotenze. Processo, peraltro, ancora in atto.

Nel suo ultimo libro, appena pubblicato in Italia, Ogni cosa a suo tempo. Storia della mia vita, Gorbaciov ribadisce esplicitamente che quell’idea e, in generale, il suo spirito pacifista debbono molto al pensiero di Albert Einstein.

Fonte l’Unità, 15 aprile 2013

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