Quando George Bush ha invaso l’Iraq, la vita imitava l’arte – Robert Fisk

Alla fine del 1340, Bernardo Daddi da Firenze, dipinse la Vergine con il Bambino e un donatore.

Firenze-orsanmichele02Il donatore anonimo si trova, piccolo e in preghiera, proprio nella parte bassa del quadro, mentre una vergine monumentale  con un velo nero e  un  vestito ricamato, di colore rosso brillante che copre  un seno molto piatto, tiene in braccio un  Cristo con uno sguardo leggermente sinistro, che a sua volta tiene in mano un cardellino con il becco aperto. Il cardellino, come molti uccelli del Rinascimento, ha il suo simbolismo; mangia delle spine ed è quindi l’antesignano  della corona di spine che Cristo indosserà trenta anni dopo.

Quello che però mi ha colpito è stato il panno rosa che indossa Gesù bambino. Infatti sul bordo di questo  c’è quella che sembra una scritta in arabo. Un controllo fatto da vicino – il più vicino che ho potuto alla Galleria d’Arte dell’Ontario a Ottawa, dove c’è la mostra intitolata ” Rivelare il primo Rinascimento: storie e segreti nell’arte fiorentina” – fa pensare che le lettere sembrino soltanto essere arabe.  Potrebbero essere una “lah” o anche una “k” (kaf), ma non ha senso. Nelle note introduttive all’esposizione, Victor Schmidt la chiama una “iscrizione pseudo-araba”.

Un poco strano, questo. I fiorentini avevano familiarità con il mondo islamico. Dante Alighieri ha messo il profeta Maometto nell’ottavo cerchio dell’inferno nella sua Divina Commedia; mentre le Crociate erano in effetti finite un secolo e mezzo prima, i fiorentini mantenevano un commercio vivace con i produttori siriani di seta. La società musulmano-cristiana era ancora fiorente in Andalusia. Tuttavia, a Bernardo Daddi non poteva stare a cuore di usare una riga di vera lingua araba.

In quel tempo Firenze era il centro economico più potente di Europa e i suoi banchieri  e mercanti potevano permettersi di  calmare il loro timore del fuoco dell’inferno impiegando i grandi pittori del loro tempo per onorare Dio. Mentre però sapevano che Gesù era morto in un luogo sovrastante d’una città chiamata Gerusalemme, le loro illustrazioni della Terra Santa erano particolarmente europee.

E’ vero, c’è sangue in abbondanza in queste opere. Sgorga dal collo di san Giovanni Battista,  avvolge un cranio  sgorgando  dalla ferita procurata a Cristo da una lancia, sgorga dai seni recisi della povera Santa Agata. Mentre il Medio Oriente, però era allora – come adesso – un luogo di sofferenza, lo era anche l’Europa del primo Rinascimento. Le condanne al rogo, la morte per schiacciamento, le decapitazioni,  facevano tutti parte dell’Europa del Medio Evo. E i soldati “romani”  con l’elmo che accompagnano Cristo verso la sua crocifissione nel dipinto “Scene della vita di Cristo”, di Pacino di Bonaguida chiaramente indossano gli indumenti tipici di un esercito italiano del Rinascimento.

Asini e mucche sonnecchiano presso le culle, i cani dormono vicino ai loro padroni, ma non ci sono

cammelli e, sospettiamo, nessun deserto. C’è un elefante che osserva Gesù nella Creazione del Mondo di Pacino, insieme a dei cervi vivaci, mentre i cieli, lungi dall’emanare calore,  sono di solito di un intenso azzurro ceruleo. L’oro riflette la gloria di Dio – non il sole – e gli alberi in questi dipinti, per lo più pini ordinati, sono ovviamente europei, e ci sono soltanto delle strane piante simili a cactus che appaiono ai margini. Gli edifici, così come appaiono,  sono chiese  e mura di città in stile italiano.

In altre parole, c’è un Cristo europeizzato, proprio come Brueghel e i grandi  maestri olandesi della pittura avrebbero in seguito messo Gesù nel gelo e nei fienili con il tetto basso dell’Olanda. Le rocce della pittura fiorentina potrebbero essere quelle del deserto della Giudea – nella Resurrezione di Pacino, per esempio – ma potrebbero anche essere negli Appennini. E’ stato il Rinascimento che ha limitato Gesù a una geografia europea?

Dopo tutto, i primi Crociati conoscevano fin troppo bene la  cartografia reale. I loro castelli, compreso il Krak des Chevaliers situato nell’attuale Siria e ferito dalla guerra civile, avevano “europeizzato” l’architettura del Medio Oriente. Dopo essermi molto aggirato furtivamente sui loro spalti, ho deciso che questi castelli  erano cattedrali gotiche con mura di fortezza invece che archi rampanti.

Tuttavia, nel Rinascimento, c’era un luogo chiamato “Cristianità” che certamente  non era in Medio Oriente. Allora era chiamata così la maggior parte dell’Europa occidentale e centrale – è cominciata in qualche parte  a nord-ovest di dove è ora la Bosnia, lungo la frontiera ottomana.

Cristo, in altre parole, apparteneva a “noi”. E quei piedi nei tempi antichi hanno percorso il verde delle montagne in Inghilterra? No, naturalmente no. Però nel XVIII e XIX secolo ci eravamo tanto appropriati del Cristianesimo che Gesù potrebbe essere nato anche in Inghilterra. O in America.

E così, naturalmente, arriviamo  nella zona della Bibbia * e a questi Cristiani rinati come George W.Bush che, apparentemente, non comprende ancora che il diritto che gli ha dato Dio di invadere l’Iraq ha portato direttamente alla distruzione di una delle più vecchie comunità cristiane in Medio Oriente.

Bush,  quindi è stato in grado  di indire  una crociata nel mondo  musulmano e di parlare di Dio e del Male senza comprendere che per lui, come per i pittori di Firenze, Gesù veniva dall’Occidente piuttosto che dal Medio Oriente. Ecco perché Bush ha portato avanti la causa non della Costituzione degli Stati Uniti, ma della Bibbia. Ma da dove è iniziato tutto questo? Osiamo dare la colpa a Giotto?

 

*it.wikipedia.org/wiki/Bible_Belt

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/when-george-bush-invaded-iraq-life-imitated-art-by-robert-fisk

Originale: The Indipendent

Traduzione di Maria Chiara Starace

2 aprile 2013 http://znetitaly.altervista.org/art/10333

 

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