Blair, olimpiadi e il profilarsi di una nuova Gran Bretagna – John Pilger

Questa è la storia di due lettere e di due Britannie. La prima lettera è stata scritta da Sebastian Coe, l’ex atleta che presiede il Comitato Organizzatore delle Olimpiadi di Londra. Adesso lo chiamano Lord Coe. Nel New Statesman del 21 giugno, riportai per Coe un appello urgente espresso dall’Unione delle Donne del Vietnam, in cui si chiedeva che lui e i suoi colleghi del CIO riconsiderassero la loro decisione di accettare la sponsorizzazione di Dow Chemical, una delle aziende che fabbricano la diossina, un veleno utilizzato contro la popolazione del Vietnam. Con il nome in codice di Agent Orange, quest’arma di distruzione di massa è stata “sparsa” sul Vietnam nel 1970, secondo un dossier del Senato americano, durante la cosiddetta operazione Hades. Si stima che oggi ci siano 4.8 milioni di vittime dell’Agent Orange, molte delle quali sono bambini con deformità sconvolgenti.

Nella sua risposta, Coe descrive l’Agent Orange come “una vicenda molto emotiva”, il cui sviluppo e uso “è stato fatto dal governo degli Stati Uniti [che] ha giustamente innescato il processo per affrontare le molte diatribe che ne sono derivate”. Coe fa riferimento a un “dialogo costruttivo” tra i governi degli Stati Uniti e vietnamita “per risolvere i problemi”. Essi sono “nella posizione migliore per gestire la riconciliazione di questi due paesi.” Nel leggere queste parole, mi sono ricordato delle lettere ambigue che sono una specialità del Foreign Office londinese nel negare l’evidenza dei crimini di Stato e del potere corporativo, come ad esempio lucrare sull’esportazione di armi terrificanti. L’ex ufficiale amministrativo in Iraq, Mark Higson, chiama queste sottigliezze “cultura della menzogna”.

Ho inoltrato la lettera di Coe a una serie di esperti di Agent Orange. Le reazioni sono state puntuali. “Non c’è stata alcuna iniziativa da parte del governo degli Stati Uniti per affrontare gli effetti economici e sulla salute del popolo vietnamita danneggiato dalla diossina”, ha scritto l’autorevole procuratore Costantino Kokkoris, che ha intrapreso una causa contro la Dow Chemical, osservando che “la Dow era perfettamente a conoscenza della presenza e della nocività della diossina nel suo prodotto, ma non ha informato il governo per evitarne la regolamentazione”. Secondo la “Lega sul lascito da Guerre”, nessuno dei problemi di salute, ambientali ed economici causati dalla guerra chimica più lunga del mondo è stato preso in considerazione dagli Stati Uniti. Le agenzie non governative hanno aiutato “solo una minuscola parte dei bisognosi”. La “ripulita” di un “punto caldo” della città di Da Nang, a cui Coe si riferisce, è una mistificazione, perché nessuna parte del denaro assegnato dal Congresso degli Stati Uniti è andato direttamente ai vietnamiti o ha raggiunto quelli resi più gravemente disabili dai tumori associati all’Agent Orange. Per questo motivo, la parola “riconciliazione” usata da Coe è un’assurdità, come se ci fosse un’analogia tra una superpotenza che invade e le sue vittime. La sua lettera dimostra come le Olimpiadi del filo spinato, delle Pubbliche Relazioni e del denaro alimentino uno stato totalitario all’interno di uno Stato, in cui si entra, opportunamente, attraverso il mega centro commerciale di Westfield.

“Come vi permettete di lamentarvi dei missili sui tetti dei vostri appartamenti”, redarguì infastidito un magistrato a 86 abitanti dell’East End di Londra. “Come osa qualcuno di voi protestare contro le ‘corsie d’auto preferenziali’ – che ricordano Mosca in epoca sovietica – per addetti alle olimpiadi e per i ragazzi di Dow e Coca-Cola”. Con i media responsabili della frenesia Olimpica, come lo furono della campagna ‘Shock and Awe’ in Iraq nel 2003, è ora di far entrare l’uomo che giocò un ruolo da protagonista nel rendere entrambi gli spettacoli possibili.

L’11 luglio, a una cosiddetta serata Olimpica, in “una rimpatriata della tribù del Labour Party”, come l’ha chiamata il leader del Partito laburista Ed Milliband – si è festeggiato come “ospite d’onore” Tony Blair e il suo “dono” dei Giochi Olimpici ottenuto nel 2005, e “creando le perfette condizioni per il ritorno alla politica di prima linea di Blair”, ha riferito il Guardian. L’organizzatore di questo espediente è stato Alastair Campbell, promotore capo del bagno di sangue che lui stesso e Blair hanno regalato al popolo iracheno. E proprio come le vittime della Dow Chemical non interessano l’élite olimpica, l’epica criminalità dell’ospite d’onore del Labour Party non fu menzionata.

Anche della ragione per la caotica “sicurezza” delle Olimpiadi non si deve parlare. Come conclamati studi fatti in Gran Bretagna hanno da tempo riconosciuto, sono state le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq e il resto della “guerra al terrore” a spronare il reclutamento di nuovi jihadisti e a rafforzare altre forme di resistenza che portarono direttamente alle bombe di Londra del 7/7. Queste erano le bombe di Blair. Nella sua attuale riabilitazione, per gentile concessione del suo lascito delle Olimpiadi, c’è un’ulteriore leggenda che vorrebbe che l’enorme ricchezza post-Downing Street di Blair sia concentrata sulla beneficenza.

La seconda lettera di cui parlavo mi è stata inviata da Josh Richards, che vive a Bristol. Nel marzo del 2003, Josh e altri quattro cercarono di mettere fuori uso un bombardiere B-52 americano, di stanza all’aeroporto della RAF di Fairford, Gloucestershire, prima che potesse bombardare l’Iraq. Così fecero gli altri quattro. È stata un’azione nonviolenta e coerente ai principi di Norimberga, secondo cui una guerra di aggressione è il “crimine di guerra supremo”. Josh è stato arrestato con l’accusa di voler piazzare esplosivi. “Ciò fu basato sull’idea ridicola”, ha scritto, “che un po’ di burro di arachidi che avevo con me fosse parte integrante di una bomba. L’accusa fu in seguito abbandonata, dopo che il Ministero della Difesa effettuò dei test approfonditi sul mio burro di arachidi con noci croccanti della Tesco.”

Dopo due processi e due giurie senza verdetto, Josh è stato assolto. È stato un caso esemplare in cui Josh ha parlato in udienza pubblica dell’embargo genocida imposto all’Iraq da parte dei governi britannico e statunitense prima della loro invasione e delle false giustificazioni della “guerra al terrore”. La sua assoluzione dimostrò che aveva agito nel rispetto della legge e che le sue intenzioni erano state di salvare vite umane.

La lettera che Josh mi scrisse mi arrivò con una copia del mio libro “I nuovi padroni del mondo” (Fandango, Roma 2003, ndt) , che, disse, gli aveva fornito i fatti di cui aveva bisogno per la sua difesa. Meticolosamente segnato ed evidenziato nei passaggi salienti, il libro ha accompagnato Josh in un viaggio durato tre anni attraverso aule di tribunale e celle di prigione. Di tutte le lettere che ho ricevuto, quella di Josh riassume la modestia, la decenza e la determinazione per raggiungere un obiettivo morale che racconta un’altra Gran Bretagna e fa da antidoto ai velenosi sponsor olimpici e ai guerrafondai riabilitati. Di questi tempi straordinari, questo esempio dovrebbe dare agli altri cuore e ispirazione per ravvivare questa stanca democrazia.

 

Link: http://www.johnpilger.com/articles/blair-olympic-deals-and-the-glimpse-of-another-britain

24 luglio 2012 johnpilger.com

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da Gianni Ellena

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=10605

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *