Stiamo già pensando al menù per il pranzo di Natale?

O per la cena della Vigilia, o per il cenone di Capodanno o dell’Epifania?

Quella polpetta è come un suv… Allora, va bene, io – come dice mio figlio – sono «una vecchia hippy» o anche «una vecchia fricchettona» (da «freak»), ma non sono a pensarla in un certo modo. Leggete questo stralcio; è del 2009, ma è – ahinoi – attualissimo, anzi sempre attuale.

«La lavorazione di un chilo di carne bovina produce 16 chili di anidride carbonica»
di Vittorio Zucconi, «La Repubblica», D, 13 giugno 2009

[…] La – per me – odiosa polpetta di generica carne bovina (“Non chiederai da quali parti del corpo del bovino essa provenga”, […]), l’hamburger, come si chiama da quando ha cercato di darsi un tono e ha studiato le lingue, non soltanto nuoce alla salute quando viene consumato in eccesso, ma rappresenta uno dei più formidabili e indiscutibili fattori di inquinamento atmoferico mai inventati dall’umanità. L’hamburger è l’equivalente di uno Hummer, di quei mostruosi Suv prodotti dalla americana General Motors, che ora sta meritatamente sprofondando nel fallimento, a immagine e somiglianza delle gippone militari che hanno, almeno, la giustificazione di dover andare in guerra e non a fare shopping. Un chilogrammo di carne e frattaglie tritate produce 16 chilogrammi di anidride carbonica e nessun altro cibo ha un rapporto altrettanto mostruoso fra il rendimento alimentare e l’inquinamento. Allevare, nutrire, macellare, tagliare, tritare un bovino genera, per chilo di carne prodotta, quattro volte più emissioni nocive di un chilo di carne suina e dieci volte più di un chilo di carne di pollo. Il meccanismo dell’alimentazione umana, oggi incardinata sulla carne e specialmente sulla carne che un tempo era un lusso e oggi, soprattutto nella sua forma di polpettaccia, è tra i cibi più economici, è la terza causa di gas tossici individualmente prodotto nel Nord America e la seconda in Europa, semplicemente perché il parco auto di noi europei è meno ingordo di quello americano. Al congresso dell’Associazione per il Progresso della Scienza, […] il relatore della Carnegie Mellon Universty di Pittsburgh ha mostrato che se il livello del consumo di carne resterà quello medio di oggi, 93 chilogrammi all’anno, la quantità di anidride carbonica e di gas tossici sparati nell’atmosfera a cominciare dal sederino delle mucche, che in fatto di tubi di scappamento fanno concorrenza ai Tir smarmittati, raggiungerà nel 2050 quantità intollerabili. Soltanto per restare ai livelli di oggi, che non sono affatto raccomandabili, dovremmo dimezzare la quantità di carne bovina consumata. Non sono un allarmista, e non mi convincono mai i profeti della fine del mondo essendo finora sopravvissuto indenne a minacce di Ebola, ad aggressioni di polli virulenti, di porchette influenzate, di pomodori plastificati e geneticamente modificati. […] Né credo agli estremismi, agli assolutismi e ai fondamentalismi, siano essi religiosi, morali, alimentari o ideologici. Ma d’ora in poi guarderò con soddisfazione quegli “archi d’oro”, quei neon con le finte faccette felici, quelle trappole di formica, alluminio e congelatori di reperti bovini in polpetta senza fermarmi, alla ricerca di un bignè alla crema, di una pasta con salsa di pomodoro piccante, di focacce genovesi intrise d’olio e altre squisitezze sconsigliabili. Finalmente soddisfatto per aver constatato che la maledizione divina del “se ti fa male, fa bene” ha trovato, almeno nel “polpettus americanus horribilis”, una smentita».

Pillole di semplicità volontaria (a cura di Cinzia Picchioni – Per contatti: via Bertola, 57 – Torino – 011539170)

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