Il Palazzo e la Piazza – Pietro Polito

Venerdì 14 ottobre: va in scena in parlamento un’altra giornata non edificante. Il sultano e la sua corte portano ancora una volta a casa la pelle (così “La Stampa” di Torino), incassando la cinquantatreesima fiducia. Subito dopo il governo si occupa della crescita facendo aumentare le poltrone della corte, aggiungendo tre posti a tavola, uno da sottosegretario e due da viceministro.

Dopo aver tremato, il sultano, salvo, sorride, mentre suadente balla sul titanic, guardando sicuro alla scadenza naturale della legislatura (2013). La corte ha perso solo quattro pezzi , ma rimane compatta intorno all’Unto del Signore.

Il nuovo eroe di giornata è un deputato del “Noi Sud” da cui arriva la trecentoquindicesima genuflessione ai doveri del Capo. Ma l’immagine che più fa male è quella delle deputate del PdL che esultano davanti ai banchi del governo dopo il voto: lo sguardo adorante, trionfante, acclamante; le braccia alzate al cielo; il segno di vittoria con le dita, giubilanti, felici, a proprio agio.

E l’opposizione? L’opposizione responsabile della sinistra di governo? L’opposizione ultra responsabile di centro? L’opposizione ultra intransigente dell’Italia dei Valori?

Alle 11 e 03 l’unico segno di presenza dell’opposizione è il computer abbandonato di un deputato democratico. E alla fine cosa fa l’opposizione dopo la nuova inutile tentata spallata? Risponde bene il nostro corsivista più corrosivo: “l’opposizione non si scoraggia per l’ennesima sconfitta «ci rivediamo alla prossima»”.

Intanto il Paese declina politicamente, economicamente, eticamente, religiosamente, mentre il Palazzo officia i propri stanchi riti, insofferente e indifferente alla reazione della Piazza.

Ma come si fa a non rendersi conto che le piazze d’Italia, d’Europa, del mondo non rappresentano più solo la rabbia di minoranze antagoniste (comunque espressione di un disagio reale) ma una generale indignazione popolare?

 

Diario italiano. Fatti, persone, idee, valori (a cura di Pietro Polito)
Un diario “politico” per scoprire, commentare, interpretare il Paese con gli occhi di un amico della nonviolenza

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