Gandhi Oggi – Ted Glick

“Da qualche parte c’è un punto dolce, che produce abbastanza senza sfociare nell’iper-individualismo che sospinge la nostra economia insoddisfacente e sbandata. La miscela di regolazione e valori che potrebbe rendere più comune tale autolimitazione è ovviamente altrettanto difficile da creare in Cina che negli Stati Uniti; ben più semplice limitarsi a benedire un’economia ciascuno-per-sé e farsi da parte. Ma creare quei valori, e le leggi e consuetudini che potrebbero lentamente evolverne, può risultare il compito chiave della nostra epoca e in tutto il mondo.”
Bill McKibben, Deep Economy

140 anni fa Mohandas Gandhi nacque nella provincia del Gujarat in India. Non l’ho saputo dal New York Times, dalla CNN, o da qualunque altra fonte mediatica dominante. Né l’ho saputo da media progressisti, benché sia decisamente possibile che uno di essi l’abbia pubblicizzata e io me la sia persa.
L’ho saputo per essere stato invitato a parlarne ieri alla William Patterson University nel New Jersey del Nord da un professore che ha organizzato un programma sulla rilevanza odierna di Gandhi. Grazie a Balmurli Natrajan, direttore del Forum Gandhiano per la Pace e la Giustizia, ho passato i giorni successivi a riflettere sulla questione.
Quando mi hanno posto direttamente tale domanda al forum di ieri, questo è quanto mi è venuto in mente: Gandhi è importante, di perdurante rilevanza, perché non è solo stato un grande, seppur imperfetto, leader della lotta riuscita dell’India per l’indipendenza dalla Gran Bretagna coloniale. E’ importante perché capì che era necessario che lui e la sua gente si coinvolgessero personalmente nel processo di cambiamento personale e culturale per avere una possibilità di cambiamento genuinamente durevole e rivoluzionario, nel senso migliore del termine.
Gandhi fece del suo meglio per vivere una vita che riflettesse i valori di giustizia e amore che aveva capito essere centrali negli insegnamenti di tutti i grandi leader spirituali. Si impose digiuni diretti non solo contro i britannici ma per il suo popolo, invitandolo caldamente a rifiutare di imitare la violenza e la repressione inglese nella lotta per l’indipendenza.
Le parole di Gandhi che ho usato di più nel corso degli anni sono queste: “Digiunare è la forma più sincera di preghiera.” Le ho usate avendone imparato la verità, avendo imparato sulla preghiera durante lunghi digiuni che ho intrapreso nell’ambito della campagna per la liberazione di Leonard Peltier, contro la guerra in Iraq e per un’intensa azione governativa per fronteggiare la crisi climatica.
C’è un altro digiuno nella tradizione spirituale e politica gandhiana che avrà luogo di qui a un mese, un Digiuno per la Giustizia Climatica (http://www.climatejusticefast.org), un digiuno iniziato da giovani in Australia, Europa e altrove specificamente rivolto ai leader dei governi del mondo mentre si accingono all’incontro internazionale del 7-18 dicembre prossimi a Copenhagen, in Danimarca, per tentare di addivenire a un trattato sul clima più stringente che il Protocollo di Kyoto. Mentre scrivo, le prospettive che essi faranno quanto necessario non sono per nulla buone.
Anna Keenan, giovane attivista climatica e una delle iniziatrici di questo digiuno, ieri ha scritto di Gandhi, cominciando con una citazione: “La terra produce abbastanza da soddisfare i bisogni di ognuno, ma non per soddisfare l’avidità di tutti”, e ha continuato proponendone un’altra, di grande importanza: “In certe circostanze, digiunare è quell’arma dataci da Dio per usarla in tempi di estrema debolezza.” Fra poco più di un mese, l’ultimo giorno dei colloqui [sul clima] di Barcellona [6 novembre], io e altri attivisti in tutto il mondo cominceremo il Digiuno per la Giustizia Climatica che continueremo fino a Copenhagen [oltre 40 giorni, solo ad acqua].
“Benché il concetto del digiuno possa sconcertare qualcuno, sarà un’azione nonviolenta, moralmente intensa e pacifica, e forse uno di quei pochi tipi di azione a noi disponibili in grado di comunicare profondamente la gravità della situazione in cui ci troviamo, sia nei termini dell’abissale disastro del cambiamento globale incontrollato sia della grossa opportunità offerta dal vertice di Copenhagen.”
So che ci sono molti attivisti per il clima e progressisti in genere che hanno problemi con l’idea di digiunare. Peccato, perché mi sono reso conto che digiunare non è solo una delle varie tattiche di cui abbiamo bisogno per tenere viva dentro di noi quella tensione ideale da usare nel corso della lotta per un mondo basato sull’amore e la compassione. Digiunare è una forma d’azione quanto mai preziosa nel formare la disciplina interiore e quella comprensione profonda di quello che è realmente importante a questo mondo, di cui abbiamo bisogno individualmente per rimanere coerenti con i nostri migliori ideali.
Quando si digiuna più a lungo che per qualche giorno, specialmente se solo ad acqua, si è costretti a pensare alle ragioni del proprio digiuno, al perché ci si infligge un tale trattamento. Si passa del tempo a pensare a tutta quella gente in tutto il mondo che “digiuna” involontariamente a causa di un ordine mondiale ingiusto dominato da una relativa manciata di miliardari e multi-miliardari. In un digiuno correlato alla tematica del clima, si pensa alle quasi certe siccità catastrofiche, alla fame da penuria e ad altri disastri con effetti su miliardi, non solo milioni, di persone nel corso di questo stesso secolo se non abbandoniamo rapidamente le pratiche distruttive basate sui combustibili fossili.
E’ difficile non sentirsi impotenti a fronte della timidezza e della resistenza di troppi decisori governativi mondiali nel fare quanto bisogna necessariamente fare. C’è da impazzire sapendo che un impegno serio nell’attuare una rivoluzione energetica pulita possa essere la mossa decisiva che apre ogni tipo di possibilità per un futuro molto diverso mediante la collaborazione delle nazioni del mondo per ripulire il disordine ambientale creato dal capitalismo.
Con le parole di Dietrich Bonhoeffer, ucciso per il suo ruolo guida nel movimento tedesco di resistenza anti-nazista: “La vera generosità verso il futuro sta nel dare tutto al presente.” Sì. Sì. Ora e sempre.

4 ottobre 2009

* Ted Glick è direttore alle azioni politiche del Chesapeake Climate Action Network e un attivista progressista di lungo corso. Si possono trovare suoi scritti precedenti e altre informazioni in: http://www.tedglick.com

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