CORPI CIVILI DI PACE, VOGLIAMO ESSERE ISTITUZIONALIZZATI

La diplomazia dal basso e gli interventi civili di peacekeeping portati avanti da anni da volontari e cooperanti nei Paesi in guerra e in situazione di post-conflitto dovrebbero essere promossi e sostenuti dalle istituzioni, nonche’ inseriti in un quadro legislativo, oggi inesistente. Partono da qui le richieste della piattaforma di lavoro del tavolo Interventi civili di Pace (Icp), contenute nella bozza finale scaturita dalla due giorni romana di discussioni e confronti del primo convegno nazionale, che si e’ chiuso oggi alla Citta’ dell’Atraeconomia. Il documento, che sara’ sottoposto all’approvazione di tutte le associazioni che aderiscono al progetto, individua quattro obiettivi delle associazioni della societa’ civile che, si legge, “scelgono di non lavorare congiuntamente con apparati militari, ne’ accettare protezione armata per mantenere autonomia nell’azione nonviolenta”. Per prima cosa, le organizzazioni si impegnano a: “lavorare perche’ le istituzioni statali ed europee promuovano interventi civili e di peacebuilding; quindi, per ottenere un riconoscimento politico e una voce di finanziamento pubblico dalle istituzioni politiche italiane”. Infine, di “sostenere e migliorare gli interventi per la pace in aree di conflitto di ong, associazioni e reti, e promuovere la cultura della nonviolenza attiva e sensibilizzare l’opinione pubblica su modalita’ e pratiche degli Icp”. Tra le firme della societa’ civile in calce alla carta, l’Associazione per la pace, Servizio civile internazionale, Un Ponte per…, Centro Studi Difesa Civile, Rete Lilliput, Archivio Disarmo, Ipri-ReteCcp, Operazione Colomba, Centro Studi Sereno Regis, Pax Cristi, Tavola della Pace, Libera, e tanti altri. Proprio in questo momento, riferiscono le associazioni, alcuni gruppi pacifisti della societa’ civile italiana sono impegnati in Palestina e Libano, nei Balcani e in alcuni Paesi dell’Africa, tra cui la Repubblica democratica del Congo. Gli operatori intervengono come terza parte in attivita’ di mediazione, riconciliazione, accompagnamento nonviolento, monitoraggio dei diritti umani e dei processi elettorali, rafforzamento della societa’ civile in zone di conflitto. Ma solo se sollecitati da attori e associazioni locali che, si legge nel documento, “sono i veri artefici della trasformazione”.
Il primo convegno ‘Interventi civili di pace’, ha spiegato Farshid Nourai (Assopace), coordinatore nazionale del progetto, “da’ il via a una campagna annuale di formazione, informazione e sensibilizzazione, cofinanziata dalla Cooperazione allo sviluppo del Mae con circa 200.000 euro, che entrera’ nel vivo gia’ da gennaio”. L’iniziativa prevede 18 eventi e conferenze a livello nazionale, 80 progetti didattici nelle scuole superiori, 40 corsi di formazione base e 4 di formazione avanzata per operatori e volontari.
Nella bozza di documento, il Tavolo si appella “a governo e istituzioni, in particolare ministero degli Esteri e Ufficio nazionale del Servizio civile, “per ribadire l’importanza degli interventi civili di pace”, e agli enti locali, “interlocutori privilegiati per il sostegno alla formazione professionale degli operatori e per l’avvio dei progetti pilota nell’ambito della Cooperazione decentrata”. La rete Icp auspica inoltre una maggiore collaborazione con il mondo della ricerca e della formazione, “per favorire il dialogo tra formazione accademica, professionale e istruzione non formale per operatori di pace, e progettare la costituzione di un Istituto nazionale di ricerche e studi per la pace, il disarmo e la prevenzione dei conflitti”. Infine, un appello ai giornalisti e ai media “per promuovere una maggiore informazione rispetto alle tematiche della pace e della solidarieta’ internazionale”.
“E’ venuto il momento di mettere in pratica l’esperienza acquisita sul campo e sperimentare l’intervento civile ‘regolare’, con alle spalle una responsabilita’ politica”, aveva suggerito ieri ad apertura dei lavori l’ex viceministro degli Esteri con delelga alla Cooperazione, Patrizia Sentinelli. E aveva insistito: “La pace si costruisce attraverso relazioni quotidiane ma ha bisogno del sostegno e della coerenza della politica”.

Fonte: (AGI) – Roma, 22 novembre 2008

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