Lotta contro gli OGM in Francia, I falciatori volontari – Anna Massina e Jean Baptiste Libouban

L’avventura dei “Falciatori Volontari” è iniziata nell’estate 2003 durante l’incontro sul Larzac per “Un altro mondo è possibile” e continua tutt’ora tenacemente da parte di circa 6.000 persone che si oppongono alle coltivazioni di piante geneticamente modificate in aperta campagna, coltivazioni che mettono a serio rischio ogni altro tipo di coltivazione (tradizionale e biologica), il diritto dei contadini ad appropriarsi dei loro raccolti per procurarsi i propri semi, la nostra salute: arroganza e desiderio illimitato di potere da parte di un pugno di multinazionali che diventerebbero, in nome del “progresso” e della “ricerca”, i proprietari delle risorse agricole e della nostra sussistenza.
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La lotta dei Falciatori Volontari è una campagna di disobbedienza civile/civica e, per questo, collettiva, a viso scoperto e nonviolenta.
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Il movimento dei Falciatori Volontari è formato da persone di ogni età, di ogni ambiente, sindaci, deputati, studenti professori, operai, pensionati…e contadini che combattono per la sopravvivenza delle loro terre. Tutte queste persone hanno risposto all’appello con una grande generosità, molto coraggio e il massimo di buona volontà, profondamente convinti che la causa è fondata e giusta; si sono resi disponibili in ogni momento alle azioni, ai processi, al sostegno, sentendosi solidali gli uni con gli altri in un modo che non è
facile vedere ai nostri giorni. …
Riunire tante persone così diverse per uno stesso obiettivo è certo una sfida. E d’altra parte, nella preparazione di azioni nonviolente in altri contesti, la questione “rimaniamo fra noi oppure ci apriamo?” torna spesso, con le preoccupazioni sulla messa a punto di una buona strategia perché tutto si svolga nel migliore dei modi. La paura di essere sopraffatti, la paura dell’ignoto, la paura di quelli che non sono come noi, la paura della reazione dell’altro, creano resistenze che ci impediscono a volte, anche se fondamentalmente tesi verso lo stesso obiettivo, di unire le nostre forze. Dando inizio alle azioni dei Falciatori Volontari, insieme, abbiamo raccolto la sfida.
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Certo, le azioni non sono state sempre perfettamente preparate, l’entusiasmo, lo slancio, la rabbia in corpo e le paure hanno sostituito qualche volta le regole della strategia nonviolenta…
Si, certo, anche se tutti hanno sottoscritto un impegno di mantenersi nel quadro di un’azione nonviolenta, non è dato a tutti di essere al corrente dei criteri fondamentali della nonviolenza: dissociare l’oggetto del conflitto dalle persone implicate, rispettare l’avversario, ricercare il dialogo… e metterli in pratica.
Si, certo vi sono stati errori e a volte è stato il caos.

Ma vi è stato anche molto coraggio nell’affrontare i colpi, i lacrimogeni, le granate offensive e assordanti nei campi, nell’affrontare le pressioni, le intimidazioni, i tribunali, nell’affrontare i gendarmi con giubbotti antiproiettile che son venuti alle 6 del mattino per portarci via e ai quali abbiamo offerto un caffè…
Si, certo il movimento dei falciatori ha dei rischi: è un auto-organizzazione, nessun capo, nessun referente… il rifiuto da parte dei contadini della nonviolenza come … ma nello stesso tempo la scoperta, con grande interesse, di ciò che Gandhi chiamava, l’azione nonviolenta, e vogliono formarsi, vogliono comprendere come funziona quest’arma cittadina che dà loro la possibilità di dire “no” in una società che li priva sempre più di mezzi per esprimere il loro disaccordo. Sanno che stanno remando contro-corrente. E vogliono imparare, ad appropriarsi della non-violenza attiva, farne il mezzo privilegiato della loro lotta. Sono coscienti che questa scoperta non è banale e che recuperano mediante questa un potere sulla loro vita.
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Dobbiamo comunque darci il tempo per un bilancio e chiederci se la strategia scelta è quella buona, verificare se altre strategie sono possibili. Il movimento dei Falciatori non ha rifiutato d’interagire con la giustizia, di utilizzare armi legali per far condannare Monsanto e Meristem Thérapeutique per le prove di OGM illegali fatte.

Altre azioni sono probabilmente possibili. Già prese di coscienza importanti sono avvenute dall’inizio di questi anni di lotta: sono state richieste e fatte formazioni all’azione nonviolenta, e altre sono in programma; risarcimenti ai contadini presso i quali abbiamo falciato sono stati proposti e messi in pratica; possiamo forse sperare in un’avvio di dialogo con i contadini convinti del valore degli OGM. La “lettera ai contadini” è appena stata pubblicata su “Campagnes Solidaires”, mensile della Confederation Paysanne. Poco a poco spunta un’immagine più globale della nonviolenza.
Dobbiamo essere attenti, perseveranti, fiduciosi. E gioiosi!
[Anna Massina]

Dovete prepararvi alla nonviolenza. Tutti sanno che, per fare la guerra, ci vogliono anni di preparazione. E, inoltre, è necessaria una preparazione a questa preparazione, dall’infanzia, nella famiglia e a scuola. Doppio lavoro: si deve non solo apprendere una maniera nuova, ma disapprendere la vecchia maniera che ci è stata inculcata e il cui modello s’impone ogni giorno da parte delle cose in mezzo alle quali viviamo. Bisogna esercitarcisi assiduamente, senza risparmiare alcuna fatica [Lanza del Vasto, Tecniche della nonviolenza]

Il 7 febbraio, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna pronunciata dalla Corte di Appello di Tolosa il 15 novembre 2005 nei riguardi di 8 falciatori volontari. Sono stati giudicati per aver neutralizzato una prova di mais transgenico nel comune di Menville vicino a Verdun sur Garonne nel luglio 2004.
Il primo giorno di azione dei Falciatori Volontari, erano più di mille sui campi. Quattrocento di loro hanno riconosciuto davanti alla polizia di aver partecipato direttamente a questa neutralizzazione. Sono “comparenti volontari”, seconda originalità di questa azione di disubbidienza civile. In Francia il procuratore ha la prerogativa della opportunità dell’azione penale.
Fra i quattrocento ne ha scelti otto, otto che, se hanno rispettato le regole dell’azione, hanno falciato una spiga ciascuno. Tutti dovevano partecipare e il campo era piccolo. Sono dunque alcuni più colpevoli di altri? L’uguaglianza davanti alla legge non c’è ai nostri giorni e gli altri comparenti volontari sono ancora in attesa.

Risultato: José Bové è stato condannato a quattro mesi di prigione effettivi per aver falciato una spiga. Nel gruppo figurano Gerard Onesta, vicepresidente del Parlamento europeo, Noel Mamère, deputato della Gironde, un consigliere regionale dell’Aquitaine, due consiglieri municipali di Tolosa e io stesso. All’infuori di José tutti gli altri sono stati condannati a pene con beneficio della condizionale e ad ammende con interessi. Ideputati in quanto legislatori si sono visti graziatidi tre mesi di prigione con la condizionale e gli altri a due mesi. È sempre il principio di uguaglianza che domina come potete vedere! José, come le altre volte, ha fatto sapere che rifiuterà il braccialetto alla caviglia che gli avrebbe permesso di scontare la pena fuori dal carcere. Se lo Stato mette in prigione i cittadini responsabili che prendono su di sé la difesa dell’interesse generale, dovrà assumersi la responsabilità di questa scelta. E’ all’opinione pubblica che il governo e i giudici dovranno rispondere.
I giudici non hanno quindi riconosciuto l’importanza del principio di precauzione presente nella Carta dell’Ambiente. Questa Carta è ora parte della nostra costituzione di cui diventa un punto fermo come la sovranità nazionale, la libertà, l’uguaglianza, la fraternità o il diritto di proprietà così caro alle repubbliche borghesi. Questa Carta istituisce il diritto a un ambiente sano per ogni cittadino. Non istituisce solamente dei diritti ma anche dei doveri. Ogni cittadino diviene responsabile del patrimonio naturale come la terra, l’acqua, l’aria e ogni vegetale. Riconosce dunque una proprietà comune a tutti. Questo non impedisce l’esercizio della proprietà privata, ma questa non può esercitarsi a spese degli altri. Vi è quindi conflitto di proprietà tra le aziende e i contadini che piantano OGM da una parte e dall’altra i falciatori. Per ora, in questo processo, la giustizia non è andata a nostro favore. Eppure il principio di precauzione scritto in questo testo implica la prevenzione quando vi è rischio. I tribunali di Orleans e di Versailles hanno infatti, in precedenza, rilasciato i falciatori sulla base di questa urgenza. La necessità fa la legge. In nome di valori superiori la gerarchia di questa si capovolge. È il caso della legittima difesa che vi autorizza a picchiare sulla testa della persona che attacca il vostro vicino. La necessità, nel nostro caso, non fa quindi ancora la legge, ma il lavoro specifico della disubbidienza civile può fare evolvere il diritto. La biodiversità è in pericolo. Come per l’obiezione di coscienza ci vorrà tempo, mala verità prevarrà.
José Bové, non essendo privato dei suoi diritti civili potrebbe fare campagna elettorale dietro le sbarre; non ha nulla da temere, il giudice che applica le condanne attenderà saggiamente che le elezioni presidenziali siano terminate per, eventualmente, incarcerarlo se il presidente eletto non li amnistierà. Se è dentro molti si sentiranno solidali.
Sarà un grido che riecheggerà per giorni, per la salvaguardia della biodiversità, per la libertà di scegliere la nostra alimentazione e per i contadini la libertà di scegliere la propria agricoltura. L’annuncio della condanna dei Falciatori rafforzerà i produttori di semi che vogliono rendere la situazione agricola irreversibile contaminando tutto. Spingono sotto sotto il governo a fare decreti di urgenza evitando il dibattito pubblico parlamentare. I coltivatori di mais annunciano già per quest’anno 50.000 ha di mais transgenico. Anche se questa cifra è certamente gonfiata, il pericolo è reale.
Senza un minimo di legalità non possono organizzare filiere specifiche (trasporto, stoccaggio…) Per ora con il mais OGM, viene contaminato solo il mais – Cosa che banalizza il male nell’opinione pubblica. Se domani per produrre i biocarburanti si coltiverà la colza transgenica, saranno tutte le rafani, le crocifere ad essere contaminate : diventeranno tutte resistenti al “Round-up”. I francesi preoccupati all’86% della situazione si sveglieranno ?? Solo una moratoria potrebbe evitare il dramma. José Bové sarebbe nuovamente nella sua prigione la voce dei senza voce.
È vero che rimane un ricorso davanti alla Corte Europea di Giustizia, ma tale ricorso non sospende l’applicazione delle pene.
[Jean Baptiste Libouban]

Anna Massina, della Comunità dell’Arca di St.Antoine
Jean Baptiste Libouban, della Comunità dell’Arca de La Fleyssiere, già Responsabile internazionale dell’Arca

da: «Nouvelles de l’Arche», anno 55, n.3, marzo/aprile 2007, traduzione italiana di Laura Lanza per «Arca Notizie», anno 23, n. 2, aprile/giugno 2008

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