Guerra, pace, nonviolenza

Guerra, pace, nonviolenza. Attualità di Claudio Baglietto

Massimiliano Fortuna

Magda Tassinari e Beppe Olcese (a cura di), Guerra, pace, nonviolenza. Attualità di Claudio Baglietto, Biblion, Milano 2022, pp. 238, € 15,00

Quando penso alla, breve quanto intensa, vicenda umana di Claudio Baglietto il primo aggettivo che mi viene spontaneo associarle è «luminosa». Davvero si tratta di una figura luminosa, la cui vita si è caratterizzata per una rara integrità morale, segnata dalla volontà di essere coerente con i profondi convincimenti della propria coscienza a discapito di ogni possibile tornaconto economico e professionale.

Claudio Baglietto e Aldo Capitini, il maggiore teorico della nonviolenza nell’Italia del Novecento, erano profondamente amici e tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta le loro vite si incrociarono a Pisa. In quel periodo di stretta relazione si trovarono ad animare il fermento culturale, e sotterraneamente antifascista, della Normale. Nel luglio del 1932, ottenuta una borsa di studio per approfondire la filosofia di Martin Heidegger, Baglietto si reca a Friburgo. È il momento spartiacque della sua esistenza, qui infatti matura la decisione di non fare più ritorno in Italia per non svolgere il servizio militare. Per otto anni vivrà in esilio tra la Svizzera e la Francia segnato da non poche difficoltà e ristrettezze, la morte lo coglierà a Basilea nel 1940 a soli 31 anni d’età.

Di questa vita di esemplare coerenza non molto si sa e poco sino a oggi è stato scritto e indagato con approfondimento critico. Ecco perché il libro, uscito quest’anno, Guerra, pace, nonviolenza. Attualità di Claudio Baglietto, curato da Magda Tassinari e Beppe Olcese, rappresenta una novità da segnalare con piacere e contribuisce, almeno in parte, a colmare una lacuna storiografica. Queste pagine, più precisamente, corrispondono alla pubblicazione dei lavori di un convegno dal medesimo titolo svoltosi alcuni anni fa (2016) a Varazze, città natale di Baglietto.

Il saggio guida del libro è, direi, quello di Magda Tassinari, pronipote di Baglietto, che ne ricostruisce il percorso biografico con un attento studio d’archivio, nel quale mi pare si fondino assieme il rigore dell’indagine e uno sguardo di amorevole partecipazione alla vita del prozio.

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