Di-segno nero: la destra tra occidente e oriente

Di-segno nero: la destra tra occidente e oriente

Roberto Frittelli

Siamo giunti alla conclusione del ciclo di incontri “Di-segno nero”, organizzato dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e che ha visto affrontare, in un’ottica più europea, il fenomeno della destra estrema e radicale nel vecchio continente. Cercare di capire come questo fenomeno si sta evolvendo nei paesi che ci sono vicini, può permettere a noi di comprenderne il successo e di farci arrivare più “preparati” alle prossime elezioni.

All’interno della galassia di destra, spesso così variegata da essere portatrice di confusione, sembrano essere presenti due anime. Al di là delle varie sfumature che l’estremismo di destra può avere, sembra infatti che ci siano due macro-schieramenti, a volte opposti a volte alleati: da un lato un conservatorismo filo-atlantico, dall’altro un richiamo agli ideali autoritari che arrivano dal fronte orientale e Russo in particolare.

A complicare ulteriormente la questione, ci si mettono le differenze tra elettorato e leadership di partito. I vari leader sovranisti europei, come già detto in occasione di un altro incontro, non remano infatti tutti nella stessa direzione. Anche se all’apparenza sembrano essere coesi in un blocco unitario, in realtà sono schierati diversamente anche a livello politico.

Esempio lampante sono i due leader dei partiti di destra italiani, Salvini e Meloni, che cercano di apparire uniti ma sono più divisi di quanto si possa pensare. Mentre Matteo Salvini non ha mai nascosto le sue simpatie per il tradizionalismo di stampo russo, ammettendo più volte la sua ammirazione per Putin, Giorgia Meloni ha invece sposato una causa più atlantista e vicina al Partito Conservatore americano. Questa differenza si riscontra anche nella politica europea: i due partiti da loro rappresentati appartengono infatti a due eurogruppi differenti.

Cosa accade però quando spostiamo il focus sugli elettori? Un sondaggio effettuato poco dopo lo scoppio della guerra in Ucraina in cinque paesi europei (Francia, Germania, Italia, Ungheria e Polonia), ci dice che tra quasi tutti gli elettori di estrema destra, a eccezione della Polonia, regna una forte sfiducia nei confronti del mondo atlantico.

Ovviamente, a causa dell’imminente deflagrare del conflitto, anche la fiducia verso il mondo Russo sembra essere ai minimi, ma sono presenti delle eccezioni. L’estrema destra ungherese e tedesca, rispetto ai dati inerenti l’intera popolazione, sembra infatti propendere più per Putin che per gli USA, mentre le preferenze sembrano essere più allineate negli altri tre paesi.

Questa sfiducia nei confronti della Russia di Putin non è sempre stata così alta. Se infatti si vanno a vedere i dati relativi a un sondaggio analogo svolto nel 2019, si nota come le simpatie per questo mondo fossero molto più alte. Questo sondaggio offre anche un ottimo esempio delle differenze che intercorrono tra i vari elettori di estrema destra in Europa.

Sia in Ungheria che in Polonia, infatti, gli elettori estremisti sono fortemente allineati con le azioni di governo riguardanti la crisi in Ucraina. Con la non trascurabile differenza che mentre la Polonia si è schierata apertamente con il popolo ucraino, l’Ungheria è a oggi uno dei paesi che più si oppone alle sanzioni e all’invio di armi, posizionandosi di fatto a fianco di Putin pur facendo parte della UE. Visioni opposte quindi, ma interne allo stesso mondo sovranista e conservatore.

Ma perché esiste questa spaccatura di visioni? In che modo l’estrema destra è passata dall’essere filoatlantica a essere filorussa? Nonostante risulti ormai accertato il ruolo del mondo eversivo di destra nell’operazione Gladio condotta dagli Stati Uniti in Europa (con lo scopo di evitare una presa di potere da parte dei movimenti Comunisti), già dalla fine degli anni 70 nel mondo della destra estrema si inizia a mettere in discussione la difesa a oltranza dell’occidente, in quanto si inizia a riconoscere (di nuovo) il “male” ineluttabile che l’atlantismo porta con sé, ovvero la democrazia.

Per questo iniziano a vedere di buon occhio le possibili alternative al sistema democratico vigente e la Russia ha rappresentato e rappresenta questo ancora oggi. Una grande potenza che non ha bisogno di una società civile, di dialettica, di elementi di coesione che non siano identitari. È un’alternativa praticabile alla democrazia occidentale. Mentre tutto va in crisi nella liquidità del mondo moderno, questo modello si pone come alternativa e ritorno ai valori tradizionali.

Il Cremlino è un laboratorio ideologico che viene visto con attenzione dall’occidente, in particolare negli ultimi 10/15 anni, ovvero da quando si è consolidato il potere di Putin in Russia. Da quando l’ex membro del KGB è al governo con il suo partito Russia Unita, non solo è stato riscontrato un crescente autoritarismo/fascismo nella politica russa, cosa che di per sé ha attirato le simpatie dei partiti di destra, ma sono stati scoperti legami anche economici con questi partiti estremisti.

In cambio di un finanziamento economico, questi partiti europei hanno abbracciato la visione del mondo russa, legittimando e sminuendo le atrocità che vengono perpetrate da anni, come l’invasione della Crimea nel 2014. Ecco quindi che, dopo la caduta del muro di Berlino, la destra estrema che aveva riottenuto legittimità politica ha cambiato le sue posizioni, tornando ad auspicare la fine della democrazia, invece di desiderare un posto sicuro al suo interno.

In conclusione, questo ciclo di incontri ha avuto il merito di mettere in luce le differenze e le analogie che ci sono nel mondo della destra eversiva e radicale.

Non dobbiamo arrenderci di fronte alla complessità che è presente in questa galassia, ma dobbiamo invece cercare di capirla, anche e soprattutto quando la sentiamo lontana da noi.

Tra un anno saremo chiamati a votare un nuovo parlamento, e queste elezioni avranno un ruolo molto importante nello scacchiere politico internazionale. La destra estrema sta ottenendo buoni risultati da un punto di vista politico e noi siamo i prossimi che dovranno decidere che ruolo avrà questo mondo nella nostra politica. Avere un quadro più chiaro, una visione d’insieme più ampia dovrebbe aiutarci a prendere la decisione migliore. Si spera.

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