Neonazisti polizia e scioperi in Colombia

Autore
Dan Cohen


Neonazisti polizia e scioperi in Colombia
Bogotà, sciopero del 28 aprile 2021 | Photo by Byron Jimenez on Unsplash

Neonazisti polizia e scioperi in Colombia: Dan Cohen di “Behind the headline” esamina lo sciopero nazionale in corso e come il Presidente Duque faccia affidamento all’ideologia neofascista per sedarlo.


CALI, COLOMBIA – La Colombia è in sciopero. E polizia e militari stanno terrorizzando la popolazione per schiacciarlo.

Tutto è iniziato quando il Presidente di estrema destra, Ivan Duque, ha annunciato un’impopolare riforma fiscale che impone schiaccianti misure di austerity sulle fasce di popolazione più povere della Colombia. La proposta di Duque era diretta a ripagare il debito per proteggere la stabilità finanziaria e soddisfare gli investitori internazionali. Ma questa stabilità per i capitali internazionali comporta una maggiore instabilità per decine di milioni di colombiani, che faticano a portare del cibo in tavola. 

La nazione si trova già in gravi difficoltà economiche (il 43% dei colombiani sono in povertà, ed il 15% in estrema povertà) ed il tutto è stato esacerbato durante la pandemia da COVID-19.
Ma la riforma fiscale è stata la causa scatenante per questo profondo malcontento.
L’ingiustizia per le 6,042 vittime civili uccise dall’esercito e dai paramilitari, poi messa a tacere. Ciò che è conosciuto come lo scandalo dei falsi positivi.
Gli attacchi del governo di Duque agli accordi di pace del 2016 che hanno posto fine alla guerra civile con il gruppo di guerriglieri di estrema sinistra conosciuti come FARC.
Lo sterminio di leader indigeni, difensori dei diritti umani ed ex combattenti del FARC.
La malagestione della pandemia.
La corruzione dilagante e l’impunità.

I Neo-nazisti consigliano le forze colombiane

Tutta questa frustrazione stava ribollendo sotto la superficie, e la proposta di austerity di Duque ha fatto scoppiare questa bolla.
Nel contrastare questa situazione, il governo colombiano (che dovrebbe essere una democrazia) si comporta più come un dittatura fascista.

Questa è la figura che ha provvisto la cornice intellettuale per far comprendere alla polizia colombiana le proteste.
Il suo nome è Alexis Lopez Tapia. Era il leader di un partito cileno di matrice neofascista chiamato “The new homeland security”, ora dissolto.
Nel mese di febbraio, Tapia era stato invitato dall’esercito colombiano a tenere una presentazione su come domare una rivolta. Lui descrisse una cornice pseudo-intellettuale chiamata “Rivoluzione Molecolare Dissipata”.
Descrive inoltre una cospirazione comunista intercontinentale che ha luogo da più di trent’anni col fine ultimo di conquistare il Sud America in una cornice post-moderna.
Questa ammassa insieme contestatori, movimenti indigeni legati alla disparità sociale, gruppi armati, ONG legate ai diritti umani, società civile – cioè chiunque dissenta dalle politiche statali – come parte di una cospirazione sovversiva che l’esercito non è pronto a contrastare.

Nonostante possa sembrare una folle teoria del complotto per lo spettatore medio, questa ha influenzato la più potente figura in Colombia, l’ex presidente Alvaro Uribe. Egli ha citato la teoria di Lopez su twitter.
Uribe è la mente dietro il bagno di sangue in Colombia. Egli è largamente conosciuto per essere il marionettista dietro il presidente Duque, colui che dà gli ordini di picchiare e uccidere gli oppositori. 

L’ultra-violenza della polizia Colombiana

Un poliziotto insegue un manifestante per poi sparargli a bruciapelo.
Dopo un giorno di proteste, Uribe rilascia un messaggio su Twitter, chiedendo alla polizia e all’esercito di usare le armi per “proteggere le propria integrità”.
Alcune ore dopo, dopo una massiccia campagna online, Twitter decide di eliminare il tweet poiché istiga alla violenza.

Però è troppo tardi. Le forze colombiane hanno interpretato il tweet di Uribe come una sorta di via libera, una licenza di uccidere. Ed è esattamente quello che hanno fatto. La polizia di Cali, un epicentro delle proteste, ha infatti ucciso sette persone.

Duque, Uribe e il narco-stato

Gli USA hanno donato questi elicotteri alla Colombia come parte del cosiddetto “Piano Colombia”, un massiccio piano di aiuti militari mirato a combattere i narcotrafficanti, ma che in realtà mira a sconfiggere la controrivolta del FARC e punire la loro base di supporto tra i contadini nelle aree rurali.

Nel 2016, il FARC ed il governo hanno firmato un accordo di pace; al di fuori di alcuni contrari a questo accordo, il FARC non esiste più, formalmente. 

Nel frattempo, la cocaina è esportata come non mai, e i cartelli sono sempre più potenti.
Essi infatti controllano quasi ogni aspetto dello stato, della polizia, dell’esercito. Ma come facciamo a saperlo? 

Un importante trafficante di nome Jose Hernandez Aponte AKA “El Ñeñe” ha coordinato una campagna per comprare voti a favore di Duque usando denaro rubato.
Questo piano è stato ordinato da Uribe. La magistratura non ha mai mosso accuse contro Duque poiché essa è sotto il controllo suo e di Uribe. 

Ñeñe era molto vicino a figure importanti dell’esercito e della polizia. Le stesse forze dell’ordine che dovrebbero combattere i cartelli della droga. Queste informazioni sono reperibili pubblicamente, così il governo degli USA ne è a conoscenza, anche se i media controllati dalle multinazionali lo ignorano.

Duque ordina una piena militarizzazione

La Colombia è un narco-stato che si finge una democrazia. Ma, con la risposta ultraviolenta alle proteste, sta perdendo la sua facciata democratica.

Dopo quattro giorni di mobilitazione di massa in tutto il paese, Duque ha annunciato il ritiro della proposta, annunciandone contemporaneamente una nuova che sarebbe stata discussa nei giorni a venire, un chiaro tentativo di placare le proteste che è però fallito.
Ore dopo questo annuncio, Duque ha annunciato il dispiegamento dell’esercito nelle strade.

“Le nostre forze militari, addestrate per l’azione in territori urbani, supportano il lavoro della polizia di stato”, ha dichiarato.

Si è schierato con Duque il comandante dell’esercito, Enrique Zapateiro, un integralista coinvolto nell’omicidio e successivo insabbiamento di civili innocenti, conosciuto per essere uno degli elementi più estremi dell’esercito ed uno strumento di Uribe.

“Un mio amico psichiatra ha dovuto intervistare Zapateiro e mi ha detto che è psicotico, soffre di problemi mentali” ha commentato il giornalista Abeldaro Gomez Molina. “Ad essere sinceri si possono vedere delle incongruenze nel suo modo di pensare, il che è preoccupante perchè Zapateiro è uno strumento di Uribe, ci si può aspettare il peggio da lui.”

Poco dopo, la polizia ha ucciso altri due manifestanti.

Nella città di Cali, dove le proteste sono state più accese, la polizia ha sparato ad un giovane manifestante, colpendolo in testa.
Un popolare dj colombiano era in live streaming e stava trasmettendo le proteste, così più di 70.000 persone hanno visto il giovane sanguinare fino a morire.
Il DJ ha dichiarato che il suo telefono ed i suoi account Instagram e Facebook sono stati hackerati, e che i suoi familiari ed amici hanno iniziato a ricevere strane chiamate che chiedevano di lui, spingendolo a fuggire da Cali. 

I Paramilitari attaccano i manifestanti

Mentre i manifestanti vengono massacrati nella città di Pereira, un altro centro delle proteste, il sindaco Carlos Maya ha invitato la sicurezza privata a collaborare con l’esercito e la polizia.
“Inviteremo i gruppi aziendali e le forze di sicurezza private a creare un fronte unito con la polizia e l’esercito per ristabilire l’ordine e la sicurezza dei cittadini”, ha annunciato Maya.

Questo è implicitamente un invito per i paramilitari di prendere le strade con la forza, spiega Lina Maria Montilla Diaz, ufficiale dell’Unione Centrale dei Lavoratori. “Abbiamo il problema del paramilitarismo, e con questo tipo di dichiarazioni loro esortano questi gruppi a lavorare ed a rinforzare le fila”.

Nel frattempo, veicoli con le targhe nascoste e uomini in anfibi (segnali rivelatori di attività paramilitare) sono cominciati ad apparire.

Polli decapitati vengono lasciati fuori dal quartier generale del partito di sinistra “Polo Democratico Alternativo”, una minaccia di morte inequivocabile.

Gruppi misteriosi hanno cominciato a far circolare proteste esplicite contro i manifestanti.

Pochi giorni dopo l’annuncio del Sindaco Maya, degli uomini in borghese hanno aperto il fuoco contro Lucas Villa, studente universitario e maestro di yoga.
Villa era stato uno dei volti più riconoscibili nelle proteste ed è stato colpito per il suo attivismo. 

“Si tratta di un deficit fiscale preso dai ricchi, dalla classe media e dai poveri. Adesso noi pagheremo di più per acqua, internet, caffè e servizi telefonici perchè siamo stati ingenui”, ha spiegato Villa ad un gruppo di persone su un bus. 

Quando è stato registrato questo video, già 34 persone erano già state uccise. Questo numero però è certamente ridotto rispetto al vero numero dei morti. Secondo la giornalista colombiana Laura Sofia Mejia, il governo sta nascondendo i veri numeri.
“Una cosa importante è che noi abbiamo contattato una delle istituzioni che provano ad ottenere informazioni su quanti siano stati uccisi in una particolare giornata, e un ufficiale ci ha risposto che gli è arrivato l’ordine di non rivelare alcuna informazione con la stampa”.

La polizia facilita i paramilitari

Nel corso dello sciopero, il governo Duque ha insistito sul fatto che esso sta concedendo proteste pacifiche, e che la militarizzazione è necessaria per combattere vandali e terroristi. Sembra che le uniche strategie del governo per metter fine allo sciopero siano creare la paura e mostrare i “muscoli” accentuando la violenza. Mentre era chiaro che la narrativa dei vandali e terroristi fosse una montatura dall’inizio, tutto è crollato giovedì quando un gruppo di uomini in borghese è uscito da un’auto ed ha aperto il fuoco contro una manifestazione a Cali. 
Altri dimostranti sono riusciti a trovare il veicolo e hanno trovato dell’attrezzatura della polizia all’interno.
Colta in flagrante, la polizia è stata costretta ad ammettere che il veicolo appartenesse alla polizia.

Col fallimento delle tattiche basate sulla paura, il pugno duro di Duque e Uribe che fallisce nel sedare lo sciopero, non c’è modo di sapere come questa situazione potrà andare a finire.


Dan Cohen

Dan Cohen è il corrispondente da Washington DC per Behind The Headlines. Ha prodotto servizi video ampiamente distribuiti e reportage da tutta Israele-Palestina. Scrive su Twitter come @DanCohen3000


Fonte: Neonazisti polizia e scioperi in Colombia, Mintpress, 10 maggio 2021

Traduzione di Edoardo Vaccaro per il Centro Studi Sereno Regis


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