Appunti per insegnanti ed educatori per un’analisi critica del conflitto

a cura di Assopace Pisa e Centro Studi Sereno Regis.
Prodotto realizzato con il contributo della Regione Toscana.
Legge Regionale 30 luglio 1997, n. 55 (Interventi per la promozione di una cultura di pace)

EDUCAZIONE ALLA PACEPromuovere l’educazione alla pace e alla gestione nonviolenta dei conflitti è di primaria importanza in tempi di globalizzazione come quelli odierni. A livello politico nazionale sono numerose le circolari ministeriali che insistono sull’importanza di promuovere percorsi di educazione alla pace nelle scuole, segno evidente di una presa di coscienza sempre maggiore dell’importanza di questa tematica. L’interdipendenza globale, infatti, oltre ad essere stimolo di nuove vie e forme di comunicazione, è alla base di una sempre maggiore conflittualità mondiale, che si esprime sia a livello locale (es. cittadini vs. immigrati per l’accesso ai diritti civili), sia a livello internazionale (es. conflitti tra stati/nazioni per l’appropriazione delle ormai scarse risorse naturali disponibili).

Come evidenziato nella “Dichiarazione di New Delhi”(Adottata dalla International Ministerial Conference on Dialogue among Civilizations – Quest for New Perspectives, New Delhi, 9-10 luglio 2003) del 2003, è di primaria importanza che l’educazione interculturale e alla pace si rivolga ai giovani, dal momento che quanto prima si previene la formazione di stereotipi e di atteggiamenti pregiudiziali, tanto più efficace e consapevole sarà il risultato. Nello stesso documento si insiste sul ruolo fondamentale giocato dagli insegnanti e dagli educatori, i quali, mediatori interculturali per eccellenza, sono portati a tessere continuamente i rapporti, i confronti e le conflittualità tra tutte le individualità che compongono le classi o i gruppi. Infine, il documento dà enfasi alla riforma dei curricula, dei metodi di insegnamento e dei libri di testo, i quali dovrebbero dare, seguendo questo orientamento alla pace, un’interpretazione della storia non partigiana ma obiettiva ed equanime, in cui il racconto dei vincitori sia accompagnato da quello dei vinti.

Purtroppo, nella realtà, l’insegnamento della storia sembra essere stato più spesso utilizzato per perpetuare i conflitti anziché per ricercare soluzioni o capirne i motivi. Questo perché troppo spesso si basa su approcci etnocentrici e monolitici, dove esiste sempre e soltanto un’unica narrativa legittima.

È proprio dalla presa di coscienza di questa situazione e dalla convinzione che l’insegnamento debba essere un canale di comprensione e non di discriminazione che nasce questa proposta: mettere a disposizione di insegnanti ed educatori degli strumenti di studio ed analisi dei conflitti, così da sviluppare un differente approccio di insegnamento al conflitto, che sia critico, olistico e incentrato sul dialogo e sul riconoscimento del legittimo punto di vista dell’altro. Un’iniziativa che cerca di promuovere il ruolo dell’educazione per la costruzione di una cultura della pace, trasformandola in uno dei più importanti strumenti per la gestione nonviolenta dei conflitti, attraverso lo sviluppo di nuove metodologie didattiche che riflettano e si concentrino sui concetti di coesistenza, pace e diritti umani.

Questa pubblicazione è frutto di tre anni di progetti elaborati dall’associazione Rete Radié Resch in collaborazione con il nodo pisano dell’Associazione per la Pace (Assopace), e cofinanziati dalla Regione Toscana tramite il bando “Progetti integrati per una cultura di pace”, ex l.r. 55/97. I progetti hanno coinvolto circa 15 classi di diverse scuole superiori toscane, e hanno preso in considerazione ed analizzato diversi livelli di conflitto: da quello interpersonale a quello storico, con particolare focus sulla situazione israelo-palestinese.

La finalità principale è stata quella di elaborare un’analisi critica del conflitto, in particolare di come viene insegnato e spiegato nei libri di testo scolastici, e una metodologia didattica “alternativa” che permettesse di studiare la generalità dei conflitti – e quindi non solo il caso mediorientale – individuando le diverse interpretazioni della storia ed evidenziando non solo gli elementi di scontro, ma anche e soprattutto i fattori di comunicazione e di dialogo tra le parti opposte.

La scelta di prendere il conflitto israelo-palestinese come caso studio nasce dal contatto avuto nel 2007 durante un seminario organizzato dal corso di laurea in Scienze per la Pace di Pisa con l’associazione israelo-palestinese “Parent’s Circle”. Quest’ultima riunisce genitori israeliani e palestinesi toccati da un lutto familiare dovuto al conflitto in corso e promuove azioni di dialogo tra le due parti per favorire la comprensione reciproca volta alla riconciliazione e alla pace.

Oltre al contatto diretto, la scelta è dovuta anche alla emblematicità della situazione considerata. Nelle due parti in questione, infatti, rivivono i due poli opposti di conflittualità presenti attualmente sullo scenario globale: occidente/oriente, nord/sud del mondo, ricchi/poveri. L’analisi di questo tipo di contrapposizione supera perciò i confini israelo-palestinesi, permettendo di sviluppare una riflessione più ampia e approfondita sul concetto di conflitto, fino ad arrivare a valutare le ricadute effettive, dal punto di vista umano, sul territorio nazionale e locale.

Il percorso si è articolato in diverse fasi: la prima parte dei progetti è stata dedicata all’analisi dei libri di testo utilizzati dalle scuole interessate, nonché dei libri “La storia dell’altro”, a cura del Peace Research Institute in the Middle East, e di “Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001”, di Benny Morris. Una presentazione sintetica dei risultati è contenuta nella seconda parte della pubblicazione, mentre le schede di analisi complete sono disponibili sul sito internet www.serenoregis.org. La griglia utilizzata, contenuta nell’allegato 11, è a disposizione degli insegnanti, che potranno utilizzarla come lavoro di classe. Si tratta di un’attività utile per esercitare la propria capacità critica, e per capire come la propria interpretazione dei fatti sia condizionata dalla presentazione degli stessi e dal linguaggio utilizzato.

La seconda fase si è invece sviluppata attraverso l’organizzazione di tre laboratori per classe: il primo si è focalizzato sul concetto di conflitto in sé, sul suo significato, sulle cause e sugli strumenti di trasformazione nonviolenta dello stesso; il secondo e il terzo hanno invece indirizzato l’analisi sul conflitto israelo-palestinese. La metodologia usata è stata interattiva e partecipata, attraverso attività di brainstorming, giochi, simulazioni e dibattiti. In particolare, per trattare il conflitto israelo-palestinese si è scelto di adottare il gioco di ruolo contenuto nel libro “La mia storia, la tua storia, il nostro futuro” di Angela Dogliotti Marasso e Maria Chiara Tropea, edito da EGA. La risposta degli studenti a questo metodo formativo è stata positiva, con un alto livello di coinvolgimento e un confronto ricco e costruttivo.

Nell’estate 2009 è stato inoltre organizzato un viaggio di conoscenza nei Territori Palestinesi e in Israele, al quale hanno partecipato due coordinatrici del progetto e un’insegnante di storia coinvolta nello stesso. Lo scopo è stato quello di incontrare insegnanti israeliani e palestinesi al fine di scambiare le rispettive esperienze e raccogliere nuovi stimoli per una proficua e reciproca valorizzazione delle stesse. Abbiamo avuto così l’occasione di conoscere direttamente iniziative e difficoltà di studenti ed insegnanti coinvolti nel conflitto, e di presentare agli stessi i risultati delle analisi e le idee emerse nel corso dei laboratori realizzati con gli studenti.

Il testo proposto rappresenta il risultato di questo articolato percorso. La speranza è che questo materiale possa rappresentare un aiuto efficace per il delicato ed essenziale compito dell’educare, affinché l’insegnamento possa divenire uno strumento volto a non creare muri, bensì ponti.

INTRODUZIONE

Il presente testo si rivolge a insegnanti della scuola secondaria, nonché ad educatori che operano con adolescenti ed adulti.

Si tratta di una fascia di età particolarmente delicata, in cui i giovani cercano un ruolo nel mondo degli adulti e allo stesso tempo si chiedono se e come l’appartenere a determinati gruppi etnici, economici, sociali e culturali darà forma a questo ruolo. Le scuole secondarie, quindi, potrebbero veramente ed efficacemente insegnare agli studenti a comprendere, sintetizzare e mettere in atto i comportamenti e le abilità associate alle idee di tolleranza, gestione costruttiva del conflitto e cittadinanza attiva. Nonostante questa formidabile opportunità pedagogica, il più delle volte queste istituzioni non hanno né il mandato né gli strumenti per facilitare l’apprendimento di tali importanti abilità. Ciò risulta vero anche in quelle discipline nelle quali la questione dei conflitti fra gruppi si configura come il tema dominate: Storia, Ricerca sociale, Cittadinanza e Costituzione.

Questo testo è stato pensato proprio per contribuire a supplire a tali (potenziali) mancanze. Si propone, infatti, come strumento utile per gli insegnanti, gli educatori e gli studenti che spesso hanno come unico punto di riferimento il libro di testo, nel quale di solito i conflitti, storici o attuali, vengono presentati ed analizzati come eventi dai contorni già definiti, con rari e scarsissimi tentativi di esaminare la complessità delle dinamiche sotterranee.

L’analisi compiuta ha evidenziato che la maggioranza dei testi adottati nelle scuole non incoraggia a valutare criticamente le strategie dei leader dei gruppi nel gestire i conflitti e molto raramente gli studenti vengono messi in grado di mettersi nei panni degli attori principali, allo scopo di provarne i sentimenti e di indagare in prima persona la possibilità di vie alternative di soluzione, considerando i pro e i contro. Senza l’opportunità per un apprendimento critico strutturato dei conflitti tra gruppi, infatti, gli studenti sono implicitamente indotti ad identificarsi solo con un unico punto di vista: quello del vincitore.

Eppure, oggi più che mai, i giovani hanno bisogno di imparare a leggere la violenza e il conflitto da un altro punto di vista, costruttivo e creativo. Hanno bisogno di costruire e sviluppare tolleranza, di avere a disposizione gli strumenti per una più elaborata comprensione degli eventi, di saper valutare prospettive ed alternative differenti. Se vogliono risultare protagonisti della cultura globale, essi devono essere in grado di comprendere gli scontri di interessi, di valori, di emozioni e di identità che sottendono i conflitti tra gruppi. Soltanto così riusciranno a valutare la gamma di strategie usate dai singoli individui e dalle parti sociali: dalla violenza e coercizione fino alle varie forme di negoziazione e cooperazione.

I laboratori sono stati efficacemente proposti anche ad associazioni ed a gruppi di cittadini. È sempre più forte, infatti, l’esigenza di analizzare i conflitti quotidiani in ogni aspetto della vita dell’individuo, siano essi quelli vissuti in casa (genitori-figli, marito-moglie), in contesti di gruppo (amici, colleghi) o più globali (fenomeni di razzismo, immigrazione, conflitti tra Stati).

Il percorso proposto ha come obiettivo quello di fornire agli insegnanti, agli educatori e alle associazioni una formazione “di base” per una corretta lettura dei conflitti, e un’applicazione pratica realizzabile attraverso laboratori interattivi con i quali poter indagare ed applicare nuovi strumenti di trasformazione nonviolenta dei conflitti. La spiegazione dei laboratori è finalizzata a consentire la riproduzione autonoma degli stessi da parte degli insegnanti e degli educatori, senza l’ausilio di formatori esterni.

Nell’elaborazione del presente testo si è cercato di inserire i suggerimenti e le indicazioni fornite dagli insegnanti e dagli studenti che hanno partecipato in questi anni ai progetti, ai quali va il nostro sentito ringraziamento con la speranza di poter offrire uno strumento formativo che sia un seme di cambiamento nel sistema educativo e nell’intera società.

MATERIALI SCARICABILI

I PARTE: LABORATORI

1. Primo Laboratorio

  • 1. Il conflitto
  • 1a. Alcune distinzioni
  • 1b. Elementi del conflitto
  • 1c. Attori, fasi ed escalation
  • 2. Stili conflittuali
  • 2a. Il gioco dell’automobilista
  • 2b. Commento partecipato e costruzione del grafico
  • 3.Elementi del conflitto
  • 3a. Le fonti del conflitto
  • 3b. Percezioni e punti di vista
  • 3c. Il gioco dei nove punti
  • 4. La gestione nonviolenta dei conflitti
  • 4a. Separare le persone dal problema
  • 4b. Concentrarsi sugli interessi e non sulle posizioni
  • 4c. Generare più possibilità di soluzione prima di decidere cosa fare
  • 4d. Ascolto Attivo
  • 4e. Comunicazione nonviolenta
  • 5. Debriefing e commenti conclusivi

2. Secondo Laboratorio

  • 1. Presentazione laboratorio
  • 2. Il conflitto israelo-palestinese
  • 2a. Pillole di storia, termini e mappe
  • 2b. Carta muta
  • 3. Visione di film/video e commenti
  • 4. Consegna personaggi e prima lettura

3. Terzo Laboratorio

  • 1. Introduzione al laboratorio
  • 1a. Esercizio di teatro immagine
  • 2. Lavoro di gruppo sul proprio punto di vista
  • 3. Plenaria di presentazione delle due narrazioni
  • 4. Lavoro di gruppo: riformulazione del punto di vista dell’altro
  • 5. Plenaria di presentazione
  • 6. Valutazione

4. Quarto Laboratorio

  • 1. Introduzione
  • 2. Analisi del conflitto
  • 2a. Complessità
  • 2b. Mappa degli attori
  • 3. Lavoro di gruppo: individuazione di posizioni ed interessi
  • 4. Presentazione e commento dei risultati
  • 5. Discussione in plenaria
  • 5a. Obiettivi legittimi e illegittimi
  • 5b. Immaginare il futuro
  • 5c. Casi concreti di dialogo e iniziative nonviolente
  • 5d. Teatro immagine
  • 6. Debriefing

II PARTE: RICERCA

  • 5. Struttura della ricerca
  • 5a. I libri e le scuole
  • 5b. La griglia di analisi
  • 6. L’analisi dei libri di testo
  • 6a. Il commento di Arturo Marzano
  • 7. La storia dell’altro
  • 7a. L’analisi del libro
  • 7b. Il commento di Angela Dogliotti Marasso
  • 8. Vittime
  • 8a. L’analisi del libro
  • 8b. Il commento di Nanni Sali0

ALLEGATI

BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA 

APPROFONDIMENTI TESTI

APPROFONDIMENTI – INTERVISTE

RINGRAZIAMENTI

Questo elaborato è stato possibile grazie alla collaborazione e il prezioso supporto di numerosi soggetti, che con i loro stimoli e conoscenze hanno contribuito a creare un percorso didattico che speriamo possa essere d’aiuto a quanti vogliono inoltrarsi nella comprensione dei conflitti.

Un grandissimo GRAZIE dunque…

… alla Rete Radié Resh per aver creduto e sostenuto in tutti questi anni questo progetto;

…al nodo pisano di Assopace, senza il quale tutto questo non sarebbe nato, e in particolare a Meri Ciuti, Elena Gasparri, Emanuela Nesci e Francesca Pasquato. Grazie anche a tutte le persone che in questi anni ci hanno sostenute ed aiutate (e sopportate) in questo viaggio;

…ai professori e alle professoresse del Corso di laurea in Scienze per la Pace e più in generale dell’Università di Pisa, per il loro supporto tecnico e metodologico, e in particolare a Paola Bora, Marco Della Pina, Giorgio Gallo, Susan George e Arturo Marzano;

…al Centro Studi Sereno Regis per la messa a disposizione della sua infinita biblioteca, e in particolare ad Angela Dogliotti Marasso per la supervisione del lavoro, a Nanni Salio, Umberto Forno, Enzo Gargano e Massimiliano Fortuna;

…alle Associazioni e alle ONG con cui abbiamo collaborato in questi anni, in particolare a Un ponte per… per il prezioso contributo e aiuto di Martina Pignatti Morano e Ida Gravina;

…a Francesca Rossi, Luca Giacomelli, Leonardo Ferrante, Viola Poggi e Debora Tirone per il prezioso aiuto nell’analisi dei libri;

…agli studenti e ai professori delle scuole nel quale sono stati svolti i laboratori, per il loro entusiasmo, i suggerimenti e la curiosità.