Plowshares di Kings Bay: Liz McAlister condannata il 9 giugno 2020 con rilascio immediato e libertà vigilata

Liz McAlister, la più anziana dei sette Plowshares di Kings Bay, è stata condannata oggi a mezzo video al rilascio immediato [scontando il tempo in attesa di giudizio], a tre anni di libertà vigilata e a una quota dell’indennizzo dovuto dai “7” di poco più di $30,000. È stata la prima degli imputati a passare in giudizio; gli altri sei dovranno a comparire davanti al tribunale di Brunswick il 29 e 30 giugno 2020.

Trentasette anni fa comparve la prima volta davanti a un giudice federale di Syracuse per ascoltare la sentenza sulla sua azione diretta fra i Plowshares di Griffiss in protesta per le armi nucleari. Con il suo avvocato Bill Quigley a New Orleans e la famiglia accanto in Connecticut, il 9 giugno Liz è comparsa via video davanti alla giudice Lisa Godbey Wood che stava sullo scranno della corte federale del distretto sud della Georgia a Brunswick, per ascoltare la sentenza odierna, forse l’ultima della sua lunga carriera d’infaticabile speranza e coraggio e incessante opposizione alle armi nucleari.

Lo scorso ottobre Liz e gli altri sei trovati colpevoli di sconfinamento abusivo, cospirazione e distruzione di proprietà federale, tre delitti e un reato per tutti, alla base navale di Kings Bay a St. Mary’s in Georgia, dove ebbero l’audacia di disarmare simbolicamente, nel cuore della notte, un tempio di celebrazione dell’armamento nucleare USA, e protestare per i preparativi di omnicidio — la morte di ogni cosa. Kings Bay alloggia 6 sottomarini Trident che dispiegano un quarto dell’arsenale nucleare USA.

Il mondo è cambiato dall’ottobre 2019 allorché gli attivisti si riunirono per il processo dei 7 Plowshares di Kings Bay a Brunswick, Georgia. Abbiamo udito testimonianze e guardato un video che descriveva la loro incursione nella base navale. Abbiamo sentito gli imputati spiegare perché avessero scelto il 4 aprile — anniversario dell’assassinio di Martin Luther King, Jr.— per compiere il loro atto di fedele obbedienza. Descrissero di aver appeso striscioni, il primo dei quali citava proprio M.L. King: «La logica del razzismo è in definitiva il genocidio», e un altro che proclamava «La logica dei Trident è in definitiva l’Omnicidio». Dipinsero anche messaggi di pace e versarono devotamente biberon di sangue alla base navale.

Nei mesi intercorsi, mentre gli ufficiali giudiziari federali preparavano rapporti di presentazione dei reati dei 7 di Kings Bay, la pandemia COVID-19 è insorta facendo oltre 400.000 vittime globalmente — rammentandoci, se abbiamo orecchie per intendere, il pericolo della sufficienza di fronte a eventi a bassa probabilità ma da alto rischio. Non è una esagerazione, e non intesa a sminuire la sofferenza di coloro che sono stati devastati o hanno perso cari per l’inedito coronavirus, dire che una guerra nucleare farebbe apparire gli attuali affanni come una sbucciatura al confronto.

Nella tranquilla Brunswick, squisitamente meridionale, il cono di luce brevemente acceso sulle armi nucleari durante il processo in ottobre s’è bruscamente spostato in maggio col rientro della pandemia del razzismo nella prospettiva visuale del pubblico quando il mondo venne a sapere che Ahmaud Arbery, un giovane afro-americano, era stato abbattuto da tre bianchi armati su pickup mentre faceva jogging un mattino di febbraio: preso di mira e ucciso; eppure in maggio nessuno dei tre era stato ancora imputato o di fronte a una qualche accusa: se l’erano cavata , letteralmente, con un omicidio. Adesso sono nella prigione della Glynn County dove Fr. Steve Kelly ha passato più di due anni. A causa della COVID, invece di radunarci nel tribunale di Brunswick con attivisti e sostenitori, completo di un festival di speranza, ci siamo raccolti in spirito per ascoltare lo svolgimento del processo in una teleconferenza. La notte prima, gli amici, la famiglia e sostenitori vari si erano riuniti per una benedizione e una liturgia virtuale mediante un evento Zoom/Facebook che sarà disponibile sul nostro sito verso fine settimana.

Martin Gugino, l’anziano sbattuto sul marciapiedi dalla polizia di Buffalo, NY, e steso sanguinante alla testa è un pacifista di lunga data, che ha recentemente fatto una serie di dichiarazioni video a sostegno dei 7 attivisti Plowshares di Kings Bay, che conosce dalle proteste con drone all’AFB Hancock di Syracuse, NY, e dalle azioni dei Testimoni Contro la Tortura a Washington, DC. Martin lavora più che altro mediante il Western New York Peace Center. Ha inviato un messaggio oggi per informare che è vivo e convalescente.

Dichiarazione di Frida Berrigan

Frida Berrigan, la figlia di Liz, ha fatto un’energica dichiarazione di sostegno a sua madre testimoniandone l’impegno di una vita per la pace.

«Come cittadina bianca 46enne di una nazione che spenderà 720 e rotti miliardi di dollari per l’apparato militare quest’anno, pur di fronte a una pandemia che sfracella l’economia e che ha ucciso 100.000 persone e messo a nudo la greve iniquità e sostanziale sfascio di ogni fibra del tessuto di sicurezza sociale, sono grata a chi come mia madre è disposto a ergersi e dire: il Trident è un crimine.

Come cittadina bianca 46enne di un paese dove la supremazia bianca e l’attività di polizia militarizzata sono talmente incitati che Derek Chavin può schiacciare la vita di George Floyd davanti alle foto/telecamere, dove i McMichael padre e figlio possono abbattere a fucilate in pieno giorno Ahmaud Arbery mentre fa jogging per le strade di una tranquilla cittadina della Georgia, traggo speranza e inspirazione da bianchi/e che continuano a orientarsi secondo la triplice struttura di fardelli che M.L. King segnalava gravare patologicamente sulla vita collettiva dell’umanità: razzismo, militarismo e materialismo. Traggo speranza e inspirazione da mia mamma e dai suoi amici che asseriscono che Le vite dei Neri importano, che hanno accoppiato la loro analisi anti-nucleare con un ethos anti-razzista, e dichiarano che la logica del Trident è in definitiva l’omnicidio. Allora, sono qui come una figlia che non vuole che sua madre 80enne venga rispedita in prigione, e come essere umano che si chiede come cambi mai qualcosa se quelli come mia madre non sono disposti ad assumersi certi rischi.

Spero che siate d’accordo con il governo che Liz McAlister abbia già passato abbastanza tempo in carcere e che aiuterete la mia famiglia a chiudere questo lungo impegnativo episodio oggi col sentenziare per lei il rilascio immediate. Spero anche che vorrete riconoscere a una persona che non possiede altro che i panni che ha indosso e gli acquarelli che usa per dipingere con i suoi nipotini la rinuncia a riscuotere multe e indennizzo». (Dichiarazione completa su: Sentencing Statement)

Dichiarazione di Liz

Infine ha parlato Liz a proposito di quel che l’ha motivata a quest’azione assumendosi tali rischi. Ha citato l’esortazione biblica di “Forgiare le spade in vomeri” di Isaia e detto: «Per tutta la vita ho cercato di seguire il profeta Isaia, di smettere d’imparare la guerra… Per tutta la vita ho parlato e scritto contro le armi nucleari e credo che siano contrarie alla vita, distruttive della vita ad ogni singolo livello».

L’udienza della sentenza è cominciata con difetti tecnici ed è stata aggiornata per oltre mezz’ora mentre si provvedeva a risolverli. C’erano 270 persone in ascolto dell’audio all’aggiornamento della seduta e a causa di una qualche confusione sulla ripresa solo 230 erano effettivamente in ascolto per l’ora successiva dell’udienza. La giudice Wood ha detto di aver letto varie centinaia di lettere pervenutele dai sostenitori dei Vomeri considerandole una per una. Però poi ha respinto tutte le argomentazioni della difesa in favore di una mitigazione della pena.

Gli imputati stanno considerando di fare un altro webinar prima della fine di giugno. Stay tuned!


Fonte: The Kings Bay Plowshares

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


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