Svamin Vivekananda. Il monaco del dialogo | Recensione di Cinzia Picchioni

Svaminï Hamsananda Giri, Svamin Vivekananda. Il monaco del dialogo, Laksmï, Savona 2013, pp. 240, € 15,00

Intanto: il libro è, coerentemente, stampato su Carta FSC amica delle foreste; è suddiviso in 3 Parti, di cui la prima riguarda una lunga Introduzione di Christopher Isherwood; segue la Parte 2, da Inspired Talks, che racchiude annotazioni, vere annotazioni, raccolte da chi assisteva ai Discorsi mattutini del Maestro; la Parte 3 infine contiene gli insegnamenti di Vivekananda, tratti dall’opera Complete Works Swamin Vivekananda: utilissime micro-indicazioni di poche righe, precedute da un fiorellino, o da una spirale, o da una fogliolina, o da un piccolo sole, possono servire egregiamente per la riflessione personale, per meditazioni guidate e persino per confezionare biglietti augurali personalizzati. Gli argomenti sono moltissimi, con 5-10 frasi ciascuno: Il Brahman; L’educazione; Dio; Il cibo; La fede; La donna; La meditazione; La nonviolenza; La religione.

Stiamo parlando di Vivekananda, da Sri Ramakrsna considerato una specie di San Paolo (p. 117, dove si parla di Ramakrsna e delle basi dell’induismo, da p. 117). Vivekananda parlava di Cristo per spiegare l’induismo: «nello spirito di apertura tipicamente indù, la sua era una ricerca del linguaggio dell’altro per poter essere meglio compreso», p. 17. Tanto che a p. 158 è lui stesso a consigliare la lettura dell’Imitazione di Cristo. Ha insegnato che siamo nati per riscoprire la nostra natura divina; è stato il profeta della fede in sé, dello sforzo e della ricerca individuale.

Dal 1893 si può datare l’inizio della penetrazione dell’Induismo in Occidente, quando Vivekananda fu Fu il primo monaco induista ad attraversare l’oceano per sbarcare in Occidente ignorando le regole per preservae una purezza «di casta». Fu proprio nel 1893 (l’11 settembre) che Vivekananda si trovò a Chicago, al Parlamento delle Religioni, per diffondere «l’antica dottrina indiana dell’universalità della verità spirituale», p. 37. Aveva 30 anni (nacque nel 1863 e morì nel 1902, a 39 anni… aveva già fatto tutto! Aveva già scritto tutto, e il modo migliore per conoscerlo non è leggere su di lui, ma leggere direttamente le sue parole (e nel libro si trova l’intero discorso che tenne al Parlamento delle Religioni (per quasi 30 pagine) più molti altri discorsi, divisi per argomento, da La nonviolenza (p. 205) a Il cibo (p. 184). «È proprio così che dovrebbe vivere l’uomo: il cuore dedicato a Dio, le mani al lavoro», p. 71, parole di Vivekananda nel suo discorso al Parlamento delle Religioni. E i suoi discorsi venivano seguiti nei principali quotidiani dell’epoca.

«La religione non è per gli stomaci vuoti»

Queste sono le parole del maestro di Vivekananda, che lui non ha mai potuto dimenticare. Per questo motivo creò un nuovo modo di essere monaco al servizio dell’umanità, secondo l’idea di servire gli altri come manifestazioni di Dio. «[…] auspicava una religione al servizio degli uomini e affermava che ogni forma spirituale usava gli strumenti della propria epoca. Nell’epoca moderna, il karma-yoga avrebbe portato in modo più efficace a ottenere dei risultati spirituali e, dunque, sosteneva con convinzione la pratica dell’azione altruistica. […] Il suo insegnamento di sintesi di vari tipi di yoga e di sviluppo a tutto tondo della personalità umana, il suo messaggio di pace tra le religioni, di armonia tra scienza e religione, di equilibrio tra Oriente e Occidente: è proprio questo il messaggio di cui il mondo attuale e in particolare i giovani hanno bisogno», p. 26.

Svegiatevi!

Vivekananda fu anche un riformatore sociale che risvegliò l’India dal suo torpore in cui il colonialismo inglese l’aveva fatta cadere. L’imperialismo aveva diffuso a forza le idee che le persone non fossero degne nemmeno di esistere; e fu aiutato dalla suddivisione in caste della società: «[…] lasciate che ogni uomo, donna e bambino, senza distinzione di casta o di nascita, debolezza o forza, possa ascoltare e imparare che […] dietro a tutti non vi è che l’Anima Infinita […]. Proclamiamo per ogni anima: alzati, alzati, svegliati! Svegliatevi da questa ipnotica debolezza», pp. 28-9.

Femminismo

«Mandò in India donne occidentali a insegnare, per favorire la rinascita intellettuale delle donne indù. […] Inviava […] parte dei soldi guadagnati con le sue lezioni a una fondzione a favore delle vedove indù a Barangore», p. 29.

Gandhi

Vivekananda «conobbe» il Mahatma nel 1921 (l’Ordine di Ramakrishna non permise ai suoi membri di partecipare al Movimento di Non-Cooperazione di Gandhi. Ma Gandhi non li criticò, perché l’Ordine era un organismo religioso).

Nanni Salio

Ricordo le parole di Nanni quando, molto tempo fa, mi chiese se conoscessi Vivekananda.. alla mia risposta “Non molto, non approfonditamente” replicò che non si può insegnare yoga – cosa che facevo e faccio – senza conoscere Vivekananda. E concluse con una semplice indicazione: “leggilo”.

Detto fatto.

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