Il significato dell’evacuazione di Abu Nuwar alla luce dell’“Ultimo accordo” | Walid Salem

Delle 46 Comunità Beduine che Israele programma di eliminare nell’area C della Cisgiordania, quella di Abu Nuwar ad Al Khan Al Ahmar è stata la prima ad essere evacuate ieri. Secondo il rapporto di B’tselem si sono evacuate 62 persone, compresi molti bambini, e nove abitazioni e tre edifici agricoli sono stati inoltre demoliti.

La storia di Abu Nuwar iniziò nel 1950 quando lo stato d’Israele li evacuò dal Negev. Il governo giordano li collocò su terra demaniale in Cisgiordania. Dopo la guerra del 1967 le autorità israeliane misero le mani su tali terre, ed iniziarono così le sofferenze dei beduini di Abu Nuwar (che anzi continuarono considerando l’evacuazione del 1950) con due evacuaziioni da allora: una, quando le autorità israeliane decisero di costruire l’insediamento di Kfar Adumim sulla loro zona di residenza, e la seconda ieri nell0intento di espandere a spese del loro spazio l’insediamento di Maale Adumim cominciando l’insediamento E1 che taglierà le connessioni fra le città palestinesi in Cisgiordania.

La brutale evacuazione di ieri di Abu Nuwar con gran dispendio di forza non è che la prova generale di quel che seguirà: lo sgombero dell’Area C dai 150mila palestinesi che ci abitano, cui dovrà seguire l’annessione ad Israele di quest’area equivalente ai due terzi della Cisgiordania. Fu il ministro dell’Agricoltura d’Israele, Uri Ariel, che un anno fa invocò l’evacuazione della popolzione palestinese dell’Area C e la sua successive annessione. Il suo partito (Habayt Hayihudi) sta adottandone il piano, e chiede d’attuarlo iniziando con la previa annessione a Israele dell’insediamento di Maale Adumim e della Gerusalemme israelizzata, dopodiché seguiranno le altre parti dell’Area C.

Il primo bersaglio per l’evacuazione dell’Area C saranno le 46 Comunità Beduine citate, cui seguiranno le altre dell’area. La risposta al perché queste mosse cruciali d’eliminazione della soluzione a due stati vengano fatte ora può riferirsi a diverse component, prima fra le quali è la posizione degli Stati Uniti: in precedenza gli Stati Uniti, pur sostenendo fin dall’inizio l’espansione degli insediamenti israeliani [in terra palestinese], non sostenevano l’evacuazione collettiva dei palestinesi dalle proprie terre. L’amministrazione Trump ha rotto con questa politica tradizionale decidendo per la mano libera a Israele nel procedere con l’evacuazione e l’annessione. In secondo luogo, ci sono sviluppi interni a Israele stesso indicative dell’evoluzione nel tempo dell’agenda coloniale degli insediati, fino al punto attuale di un governo che comprende dieci ministri residenti negli insediamenti coloniali in Cisgiordania, pertanto costituenti una lobby che è il principale fattore decisionale attuale nella politica israeliana. Tale lobby ha la caratteristica di non essere d’élite ma di rappresentare I coloni e I loro sostenitori in tutti I partiti di destra al governo attuale d’Israele. In terzo luogo, la comunità internazionale è del tutto divisa fra l’andazzo americano evangelico a sostegno di tali mosse israeliane per ragioni messianiche, e il resto che consta di:

  1. Europa, ancora in ostaggio alle politiche del passato invocanti una “soluzione pacifica al conflitto” come se tale appello avesse ascoltatori fra i colonialisti insediati nei Territori e nel loro governo, intenti ad arraffare terra e annettersela anziché a dividerla fra i due popoli.
  2. Le altre grandi potenze che seguono più o meno la posizione europea.
  3. Ci sono poi i blocchi emergenti come I paesi BRICS, che non hanno ancora creato un contrappeso, e non sono pertanto influenti su Israele.
  4. The other blocks in the world are unfortunately either not influential or weak enough for different reasons that prevent them from influencing.
  5. Oltre a ciò, la divisione palestinese e il basso livello di lotta rende i palestinesi finora un “non-elemento” in un serio confronto con il progetto coloniale degli insediati intrusi, pur se disturbato dai sostenitori globali dei palestinesi come il Movimento BDS e la resistenza non violenta a Gaza e in Cisgiordania. Che però non si sono sviluppati a fattor cruciale d’un cambio di direzione.

Questo contesto locale e globale è tale da infondere nel progetto coloniale degli intrusi in Palestina il coraggio e la perseveranza di fare ciò che fanno giungendo ad iniziare il processo cruciale d’eliminazione della Palestina dalla carta geografica.

In quanto al cosiddetto “accordo ultimativo” Americano, sembra da un lato avere vari ostacoli che ne impediscono la proclamazione, come il rifiuto arabo di lasciar perdere la soluzione a due stati e di Gerusalemme come capitale dello Stato Palestinese. Ma questo non basta per concludere che tale Accordo sia stato sconfitto dopo l’ultimo viaggio del team USA di Jared Kushner, Jason Greenbladt e David Freedman. D’altro canto l’Accordo ultimativo riguarda quel che “sta andando nella terra” dando via libera a Israele di evacuare e annettere, come mostrato. Questa componente è la più cruciale nell’esprimere il contenuto e l’obiettivo dell’Accordo ultimativo, quanto mai esplicativo dell’evacuazione di Abu Nuwar e di quelle che seguiranno.

Dovranno seguire giorni anche più difficili, a meno che Israele venga isolato come fatto a livello internazionale con l’ex-regime di apartheid in SudAfrica.


PALESTINE – ISRAEL, 9 Jul 2018 | Walid Salem – TRANSCEND Media Service

Titolo originale: The Significance of Abu Nuwar Evacuation in Light of the “Ultimate Deal”

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


 

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