Per chi voto | a cura di Cinzia Picchioni

 

Sapete quando dei ragazzi/delle ragazze, muniti di pettorina celeste vi fermano per strada mostrandovi foto di bambini denutriti per convincervi a donare dei soldi? Di solito io rispondo che non ho soldi (il che è vero; e meno che mai, se li avessi, li verserei sui loro conti correnti presso banche «armate»…); oppure, se ho tempo, cerco di raccontare che occorre anche cambiare il nostro stile di vita qua, affinché «là» non ci siano bambini denutriti.

Sapete no, la frase di Gandhi… «Vivere semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere»? In questo «motto» ci sono due avverbi, che possono sembrare una ripetizione, ma non lo sono. Si chiamano avverbi di modo o maniera. Il primo «semplicemente» si riferisce a un modo di vivere, a uno stile di vita, a un life-coaching (che va tanto di moda oggi), quello che dovremmo adottare noi. Il secondo «semplicemente» non ha a che fare con il modo, è un avverbio «manieristico», si dovrebbero aprire le braccia pronunciandolo, in un gesto che ha più a che fare col dire «semplice da capire, no?»; l’avverbio potrebbe essere sostituito con «solamente» o «soltanto», ma la frase non sarebbe altrettanto «a effetto»…

Ma scusa, il titolo dell’articolo non è «Per chi voto»? Sì, avete ragione, ma siccome io sono profondamente convinta che votiamo anche (forse soprattutto? Non so… ci devo ancora pensare bene…) con il portafoglio (borsellino mi piace di più), sono partita dai soldi.

«Un’idea si diffonde meglio se una persona la incarna»

Questa bellissima frase non è mia. L’ho trovata in un libro (p. 203) che è un programma politico. Leggendolo, per scriverne una recensione, mi sono trovata più volte a pensare che se un politico/un partito rilasciasse dichiarazioni, manifestasse intenti, proponesse azioni come quelli contenuti in questo libro lo voterei. Invece attualmente non so chi votare, né se votare.

Per meglio spiegare l’effetto che mi ha fatto la lettura del libro, ho deciso di scrivere un articolo «a cura di», perché userò – mettendoli a disposizione anche di chi legge – molti estratti del libro stesso, più efficaci di qualunque parola io scriva. Cominciamo, ma dalle Conclusioni (p. 199).

«Come si esplica concretamente il cambiamento: manifestazioni, belle teorie o impegno quotidiano?»

Dopo pagine e pagine di dati e informazioni, ecco la domanda fondamentale, per tutti, posta alla fine del libro. Giusto! Perché dopo aver saputo (o anche ri-saputo, perché magari l’abbiamo dimenticato!!!) che nell’oceano Pacifico (dati 2011) c’è un’isola galleggiante di rifuti, chiamata «il settimo continente», di circa 2500 chilometri (diametro), 30 metri (profondità), composta per l’80% da plastica; dopo aver saputo che anche nell’Atlantico ce n’è una simile, nella zona del Mar dei Sargassi; dopo aver saputo che «I danni all’ambiente e alle forme viventi […] sono incommensurabili» (p. 47) ti viene voglia di sapere che cosa puoi fare tu… o no?

«Un passaggio fondamentale nel percorso di cambiamento reale della situazione generale è [che tutte le persone impegnate] per un mondo migliore facciano anche dei passi concreti per il cambiamento nella propria vita di tutti i giorni e abbiano anche come obiettivo quello di cambiare loro stessi nel modo in cui dicono ci si debba indirizzare», p. 202

Eccolo di nuovo! Gandhi, con l’altra sua famosa «frasEsortazione»: «Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo», cui pochi si adeguano:

«Riteniamo sia assai singolare protestare pubblicamente e sporadcamente per qualcosa e nel proprio piccolo fare poco o nulla per intervenire direttamente sul problema, pensando che […] si risolva in chissà quali stanze del potere, con chissà quali decisioni, interventi e misure che puntualmente non arrivano mai […]. Ma anche un impegno, politico o ecologico che sia, ma di tipo “hobbistico” […], avulso dalla continuità quotidiana […] non porta frutti [destinati] a durare nel tempo», p. 202.

E infatti, che cosa è successo dopo la legge che impone di pagare i sacchetti per le verdure nei supermercati? È aumentata la vendita delle verdure già confezionate!!! E questo è l’esempio calzante del fatto che se il cambiamento non parte da noi, non accade nulla; non riusciamo nemmeno a capire che la verdura è confezionata nella plastica e che paghiamo pure quella, e che il problema è che c’è troppa plastica in giro, e nelle stanze del potere hanno creduto di trovare la soluzione facendo pagare i sacchetti (che trovo giusto, e costano ancora poco, per il danno che producono), sperando che la gente – toccata nel portafoglio – tornasse a fare la spesa sfusa, nei mercati rionali, con la propria borsa della spesa. Invece no! Questo perché non capiamo l’esortazione di Gandhi, o non crediamo che sia giusta, o non abbiamo voglia di capire che è proprio così: comincia tu! Se aspetti – invece di portarti la borsa da casa – ecco che cosa succede: dall’alto arriva una legge che ti obbliga a pagare i sacchetti.

«Diverso è invece l’impatto di persone che vivono il cambiamnto in prima persona […] sia per loro stessi che per il mondo circostante. È la prospettiva di Tolstoj, di Gandhi, di Fromm […]. Quando la vita stessa di un individuo diventa un messaggio, quel messaggio non conosce ostacoli. […] Gli sviluppi sono lenti ma inevitabili […]. La radicalità e la coerenza esistenziai sopravvivono alle burrasche del tempo molto più della verbosità meramente intellettuale», p. 203.

Sacchetto-plastica-petrolio

Perché accanirsi sui sacchetti di plastica dite? Ci sono cose più importanti dite? Le guerre dite?

«[…] immaginiamo, ad esempio, un milione di persone […] pienamene convinte che la guerra in Iraq e in Afghanistan siano una conseguenza della necessità per alcuni Stati occidentali di accaparrarsi risorse energetiche, e che decidano di agire in maniera effettiva per ostacolare questi atti di cruda prepotenza. Un passo sicuramente importante è quello di ridurre la propria dipendenza da quel petrolio, gas o altra risorsa energetica che determina in parte o in toto le suddette guerre.[…] Si potrebbe quindi iniziare dalla propria abitazione [per] ridurre questa sudditanza rispetto a fonti energetiche fossili […], avviare di conseguenza i lavori concreti […], dalla semplice sostituzione dei vetri singoli alla coibentazione completa della propria abitazione. […] Se solo la metà delle centinaia di migliaia di persone di cui sopra, che sono andate a manifestare contro le “guere del petrolio”, avesse optato per un ripensamento energetico della propria esistenza, oppure avesse anche solo spostato il proprio conto bancario in una banca non “armata” [www.banchearmate.it], un risultato effettivo, economicamente tangibile e irreversibile, sarebbe divenuto realtà», p. 204.

Dis-perati? No: dis-sidenti, dis-obbedienti, dis-ertori…

«Se ci si impegna direttamente, non si ha la sensazione che tutto passi sopra le nostre teste al di là di ogni nostra volontà e possibilità di impedirlo. Idem, se le scelte dei governi vanno in una direzione evidentmente irrazionale e antiecologica, non si pensa che tutto sia perduto. Il dissenso urlato è qualcosa di molto diverso (e inferiore) dal dissenso praticato. Riteniamo che il punto fondamentale, volnti o nolenti, è che si dovrà cambiare nel concreto. Nelle proprie vite. Nel proprio lavoro. Nelle proprie relazioni. […] L’oceano acidificato, le pioggie corrosive, l’aria pestilenziale, la terra desertificata, l’olocausto delle specie animali e vegetali e la depressione crescente di una buona parte dell’umanità parlano da soli.[…] Ma in effetti sta già cambiando ora. Siamo qui. E siamo tanti. Nascono antagonismi ovunque. Ci sono disertori in ogni campo. […] Se […] opporremo al sistema attuale non solo una protesta ma anche una proposta, sarà sempre più difficile da parte degli oligopolisti detentori della violenza e dell’omologazione, continuare a costruire autostrade, inceneritori, centrali nucleari, rigassificatori e ogni altro incubo. Chi attende manifestazioni messianiche, riforme di governo o leader illuminati […] bluffa anche nei propri confronti per pigrizia o stanchezza. […] Non ci sono capipopolo, guru e santi bevitori che possono migliorare davvero la nostra vita. Tocca proprio a noi. E intervenendovi drasticamente a questo punto. […] E finalmente ci verrebbe da dire. Che fosse la volta buona che da una crisi materiale ed esistenziale di dimensioni mai viste prima nasca una grande opportunità altrettanto unica per l’umanità di costruire un mondo nuovo. […] Se non ci incamminiamo su un percorso inverso, tra poco saremo travolti e più si rimanderà la presa di coscienza […] e più i cambiamenti socio.economici e filosofici che auspichiamo saranno difficili e complicati da attuare. Pigrizia, imbarbarimento, razzismo, egocentrismo e vuoto esistenziale dilagheranno. […] Ma non per tutti. È già al lavoro un’altra umanità. […] Ci sono persone che non comprano, che riciclano, che riparano, che si curano e si alimentano da sé. […] Basta volerli vedere. Sono tanti. Siamo tanti. […] Tutti possono fare la scelta. Tutti possono fare il salto. Che non è nel buio come si può pensare, ma nella luce. Che non è un sacrificio, ma una vera e propria […] liberazione», p. 206.

Avevo o no ragione a far parlare (anzi scrivere), gli autori del libro, invece di scrivere io qualcosa che sarebbe stata solo una ripetizione? Quale libro dite? Ah già! Stavo per dimenticare che il libro incriminato – disponibile nella Biblioteca del Centro Studi Sereno Regis di Torino – è stato pubblicato nel 2011 da Terra Nuova Edizioni, in carta riciclata (bravi!), scritto a due mani – Paolo Ermani e Valerio Pignatta (e no, non sono candidati); consta di 224 pagine e costa 12 euro (ben spesi, se decideste di spenderli). Ah sì! S’intitola Pensare come le montagne. Ovvio, evocativo e bellissimo titolo. Questo è stato solo un assaggio, ne avete di pagine da leggere, e di altri titoli indicativi: Psicanalisi dell’alienazione di massa; Verità, fede e spiritualità quotidiana; Uno stipendio a impatto zero; Il posto fisso: inchiodati alla sofferenza; Fame nel mondo e risorse. Ve ne servono ancora?

Tirata d’orecchi… e un applauso

In un libro così, non citare in Bibliografia il mio Consigli contro gli acquisti (3a edizione di Semplicità volontaria, con l’Introduzione di Nanni Salio), nonché – sempre mio – Semplifichiamo!, che racchiude un anno intero di «Pillole di semplicità volontaria», pubblicate settimanalmente sulla «newsletter» on-line del Centro Studi Sereno Regis (si trovano in www.serenoregis.org) è una grave dimenticanza (e spero che lo sia, una dimenticanza…).

In compenso però c’è un richiamo agli imperdibili, inevitabili, inarrivabili film di Godfrey Reggio: Koyaanisqatsi, Powaqqatsi, Naqoyqqatsi (usciti tra il 1982 e il 2002), con le musiche di Philip Glass. Gli autori invitano a guardarli «Per avere un’idea [della] devastazione, sulla natura e su noi umani, se dovessimo avere difficoltà a prenderne coscienza guardandoci intorno», p. 173.

Va be’, allora li perdono.

4 risposte a “Per chi voto | a cura di Cinzia Picchioni”

  1. p.s.1 Potrebbe apparire come un mondo al contrario, ma è soltanto "maya".

    p.s. Al mercato 3 bancarelle: prima, sacchetto 10 centesimi, seconda, (al fianco della prima) 5 centesimi; terza, gratis.
    Ho deciso di fare la media delle tre bancarelle. Risultato, sono per la concretezza, sacchetti da casa riutilizzabili

    Cosimo

    Saluti

    Grazie.

    Parole concrete, azioni le Tue, poi parole per narrare.

    Buon Giorno Cinzia,

  2. Da tempo cerco di contattarti, Cinzia,perché all'incontro di Italia che cambia a maggio del 2017 a Panta Rei ho conosciuto un agronomo e la sua compagna che sono i 'missionari ' della diffusione dei microrganismi sintetizzati da un agronomo giapponese che ha dato a loro la sua approvazione . Se si iniziano a usare i microrganismi per i lavori casalinghi si influisce sull'ambiente in primis migliorando l'aria e l'atmosfera della casa e poi le fogne . In questo modo cominciare da sé si trasforma da una vaga formula in concreti gesti quotidiani. Ho cercato invano di fare un incontro al Sereno Regis ma non mi è stato dato retta . Evidentemente si dà la precedenza alla presentazione dei libri e o alle dissertazioni sull'ambiente . C'è una pagina Facebook intitolata Puliti senza chimica ,che se vai a vedere ti dà alcune indicazioni . Comunque io li ho fatti venire a Pinerolo, dove ora abito, e con le loro slides e la presentazione sono stati molto convincenti e almeno 4 persone si sono associate . Chiudo scusandomi per aver usato questo modo di entrare in contatto con te ma proprio per la tua evidente coerenza tra quello che dici e quello che fai è piuttosto difficile avendo solo il telefono fisso entrare in contatto con te . Saluti

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