Cinema | Lettere da Berlino | Enrico Peyretti


letteredaberlino_locandinaSegnalo il film Lettere da Berlino (2016, regista svizzero Vincent Pérez)  tratto dal romanzo Ognuno muore solo (del 1946-47) di Hans Fallada: si tratta di un episodio di opposizione  al nazismo mediante diffusione di messaggi, tra 1940 e 43. Il fatto è molto simile all’azione dei giovani della Rosa Bianca (Weisse Rose), a Monaco.

    Nel film l’uomo che scrive e dissemina 285 cartoline anti-Hitler (solo 18 non consegnate alla polizia da chi le ha trovate!), è un meccanico, che ha appena avuto notizia della morte del figlio in guerra e reagisce per semplice umanità, insieme alla moglie Anna, diffondendo messaggi contro la guerra e la dittatura di Hitler. I due coniugi vengono scoperti e condannati alla ghigliottina, come i giovani della Rosa Bianca, nello stesso periodo di tempo, dotati di maggiori motivazioni culturali e politiche.

    Il film non vi fa cenno, e sembra raccontare un caso unico di opposizione al nazismo, il che non è corretto; basti pensare alle migliaia di donne della Rosenstrasse, a Berlino. Inoltre, secondo i calcoli del Centro per le ricerche sull’antisemitismo dell’Università tecnica di Berlino, quando nel maggio 1943 (l’episodio della Rosenstrasse è del febbraio-marzo dello stesso anno) la città fu dichiarata “judenfrei” (libera dagli ebrei), vivevano in Berlino almeno 1.400 ebrei nascosti e protetti da cittadini tedeschi. Dato che l’esistenza di ogni clandestino era nota a circa 4-5 persone, si ricava che, solo a Berlino, almeno 6-7.000 tedeschi sfidavano la morte per proteggere ebrei. In tutta la Germania gli ebrei nascosti erano circa 4.000. Contando anche i casi in cui l’aiuto fallì, il Centro suddetto calcola che 50-80.000 tedeschi aiutarono coraggiosamente gli ebrei, riscattando il popolo tedesco dalla viltà di “volenterosi carnefici di Hitler” (Goldhagen). Nel film Lettere da Berlino compare un caso di protezione di una anziana donna ebrea. Alcuni altri personaggi positivi compaiono anche in questo film, casi individuali.

     Tuttavia, il film merita l’attenzione della cultura della nonviolenza perché mostra sia le possibiilità della personale dignità coraggiosa, sia la sottomissione di massa, quando manca una cultura diffusa di tale dignità, all’ideologia violenta inoculata nella società.

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