Ora come allora la resistenza continua – Giorgio Barazza


il nostro noRaccontare un conflitto (in un libro) e come la spiritualità ci può aiutare ad affontarlo

Mi occupo di trasformazione nonviolenta dei conflitti presso il Centro Studi Sereno Regis dove sono socio. Nel commentare e presentare questo libro cercherò di utilizzare alcuni spunti presi da due articoli di Johan Galtung direttore di una rete internazionale di ricercatori per la pace (www.transcend.org).

Articolerò quanto vado a dire in due fasi:

  • il libro come racconto di un conflitto con il giornalismo di pace

  • la spiritualità come contributo al lavoro sui conflitti

IL LIBRO COME RACCONTO DI UN CONFLITTO CON IL GIORNALISMO DI PACE

Scrivere un libro su un conflitto è un po’ come scrivere un articolo dove si più spazio a disposizione per il racconto (190 pagine).

Inizierei cercando di fare una analogia utilizzando una scheda tratta da un articolo di Galtung1 dove viene messo a confronto il giornalismo di pace con il giornalismo di guerra.

Galtung utilizza 4 orientamenti per mettere a confronto questi due modi di raccontare i conflitti:

  • orientamento verso la violenza < — > orientamento al conflitto,

  • orientamento alla propaganda < — > orientamento verso la verità,

  • orientamento alle élites < — > orientamento verso le persone e

  • orientamento verso la vittoria < — > orientamento verso la soluzione

Prendo ora in esame il libro e cerco di capire come il racconto che nel libro viene fatto del conflitto si rapporta a questi 2 modi di raccontare il conflitto

Orientamento alla PROPAGANDA/orientamento verso la VERITA’

Parto da questo parametro perché la maggior parte del libro (90 pag, 47%) è dedicato alla macchina del consenso. In questa parte il lavoro è tutto dedicato a svelare gli occultamenti, a portare a conoscenza fatti che mettono a confronto i due punti di vista dei SI TAV (tramite i media e i commenti dei politici) e dei NO TAV (attraverso la descrizione dei fatti e la pubblicizzazione di documenti pubblici) in questo possiamo dire che è ORIENTATO ALLA VERITÀ espone le verità delle due parti, smascherando quello che è propaganda (dei media e della classe politica)

Orientamento verso la VIOLENZA/ orientamento verso il CONFLITTO

Per quanto riguarda questo altro parametro il libro debbo dire che è ORIENTATO AL CONFLITTO più che non alla violenza. Con una meticolosità elevata il libro fa emergere l’orientamento alla violenza di chi sostiene il TAV, dove il conflitto visto come un gioco a somma somma zero con un vincitore e un vinto. Nel libro sono descritte le possibili conseguenze se dovesse prevalere la posizione dei SI TAV

(capitolo 3: la salute un diritto di tutti). Il conflitto è raccontato individuando le diverse i diversi attori coinvolti, i problemi che stanno dentro, senza “deumanizzare” le parti coinvolte (di estremo interesse il capitolo 7: una lotta senza nemici).

Orientamento alla VITTORIA/ orientamento verso la SOLUZIONE

Cosa si può dire circa gli altri 2 parametri. Per quanto riguarda l’orientamento verso la vittoria o la soluzione direi che prevale un ORIENTAMENTO VERSO LA SOLUZIONE. La soluzione pacifica del conflitto intesa come nonviolenza e creatività è dominante in tutto il racconto. La violenza non si è manifestata nella lotta da parte del popolo NO TAV anche se gli scontri sono stati cruenti. La creatività dei cattolici per l’unità della valle è inoltre ben documentate (si veda il capitolo 9: preghiera, riflessione, azione)

Orientamento verso le ÉLITE/ orientamento verso le PERSONE

Per quanto riguarda l’ultimo parametro direi che il libro offre una documentazione molto dettagliata della storia di questo conflitto. I Cattolici per l’unità della valle nominano gli attori che provocano sofferenze. Documentano come le lotte siano frutto di persone impegnate a difendere la valle dando voce a coloro di cui i media oscurano la voce. Mettono a disposizione di chiunque lo legge una documentazione non solo sul piano delle questioni legate alla TAV ma svolge un preciso servizio a tutti quei cattolici che come loro vogliono capire di più il conflitto e forse dire o fare qualcosa offrendo loro un quadro delle dottrina sociale della chiesa2 che va dall’ultima enciclica di Papa Francesco (laudate si!) ai 3 messaggi di Gesù che se diventassero patrimonio di massa dei cattolici come lo erano al tempo di Gesù3, il problema sarebbe già verso la soluzione in quanto la mobilitazione, l’entrata in gioco, delle parti terze che sono indifferenti modificherebbe i rapporti di forza, spolarizzando il conflitto. Per questo ritengo che sia ORIENTATO ALLE PERSONE

Una interessante esperienza, questa 1^ edizione, di giornalismo di pace

LA SPIRITUALITÀ COME CONTRIBUTO AL LAVORO SUI CONFLITTI

Io non sono cattolico e neppure valdese e metodista come gli altri 2 relatori, sono non credente in ricerca spirituale.

In questa seconda parte della presentazione del libro cerco di illustrare come la spiritualità può contribuire a facilitare una trasformazione nonviolenta del conflitto.

Per affrontare questo tema prederò molti spunti da un editoriale4 di Johan Galtung del 17/9/2009

La spiritualità aiuta a lavorare meglio sui conflitti. “Sia verso il passato con la riconciliazione dopo la violenza e dopo aver trovato una soluzione, sia al presente con la mediazione o al futuro come peace-building tessendo reti di pace positiva quale protezione da una involuzione violenta dei conflitti” …

La spiritualità è una ricerca che …“prova a connettere quello che è dentro di noi con quello che è fuori.” …

C’è qualcosa al di là degli individui, l’umanità è qualcosa di più che un insieme di umani. C’è una struttura, la somma totale delle relazioni umane passate, presenti e future create dagli umani e che sopravvive agli individui. C’è una cultura la somma totale delle cognizioni ed emozioni individuali e collettive vissute dagli umani che sopravvive agli individui.”5

Tre sono i contributi che una spiritualità può offrire alla trasformazione nonviolenta dei conflitti:

  • apparteniamo tutti alla stessa umanità (condivisa)

  • l’andare oltre

  • l’empatia, l’ascolto profondo

Spiritualità come UMANITÀ CONDIVISA

La spiritualità “presta attenzione a qualunque cosa contribuisca all’unità degli esseri umani, della vita.” Sia gli individui che le reti di relazioni sono importanti. L’umanità viene concepita olisticamente, come qualcosa di più dell’insieme delle parti, pur nelle sue contraddizioni (diversità culturali, interessi anche in forte contraddizione tra loro). Dentro questa concezione sta il riconoscere che il nostro avversario appartiene alla mia stessa umanità. Da qui la necessità di non costruire una idea del nemico, ma di un avversario che pur se spietato, è e resta un umano come noi 6a questo proposito è interessante il capitolo 7: una lotta senza nemici (161-170)

Spiritualità come ANDARE OLTRE

Nella spiritualità sta anche la capacità di trascendere, di andare oltre alla situazione che si sta vivendo, riuscendo a vedere e a creare una nuova realtà che prima non esisteva. Possiamo vedere in opera questa spiritualità nel racconto quando si parla di nuovi stili di vita (pag 129-141) in cui sia possibile vivere a bassa velocità, in cui sia possibile disporre di una economia etica (etinomia) dove mezzi e fini (142-147) siano coerenti e finalizzati a servire le comunità e le famiglie dove la concorrenza viene vista come opportunità e non come minaccia (150-155). Queste nuove visioni che sono già nuove realtà offrono la possibilità di accogliere anche i fini legittimi dei nostri avversari

Spiritualità come EMPATIA, come ASCOLTO PROFONDO dell’altro

Se siamo parti di ciascun altro essendo parte di qualcosa oltre a noi, siamo destinati alla convivialità.

Verso la convivialità possiamo avviarci percorrendo una strada a livello inferiore nel senso “possiamo essere guidati della regola di (non) fare agli altri quello che (non) vorremmo che essi facessero a noi espressione della cultura dell’Io”. Ma possiamo percorrere la strada a un livello superiore attraverso “la cultura del Noi del soffrire TAOISTA la sofferenza altrui e godere delle altrui gioie”.

In conclusione di questa presentazione sul contributo che la spiritualità può dare al lavoro sui conflitti voglio mettere l’attenzione sul contributo che il BUDDISMO offre, a proposito della necessita di ridurre la sofferenza (dukkha) che questa lotta produce tra di noi e tra le forze avversarie e dell’accrescere la realizzazione (sukha).

Si apre quindi la opportunità di valutare:

  • come possiamo ridurre questa sofferenza? (dentro e fuori il movimento)

  • come possiamo rispondere alla domanda cosa ne facciamo dei nostri avversari? (dentro e fuori il movimento)


(8/12/2005- 8/12/2015)

Presentazione del libro Nuova Lineatorino-Lione, il nostro no a cura dei Cattolici per la vita della valle


Note

1 https://www.transcend.org/files/article570.html, Johan Galtung, The missing journalism on conflict and peace and the middle east.

2 Circa 30 su 250 sono le note fanno riferimento a testi ed encicliche che affrontano questioni di dottrina sociale della chiesa

3 Si veda la descrizione dello storico romano che descrive la resistenza nonviolenta dei giudei alla esposizione dei busti di Cesare quando Pilato arriva a governare la Palestina in Rigenerare i poteri, discernimento e resistenza in un mondo di dominio (pag 303-304), Walter Wink, edizioni Emi (sezione biblica)

4 http://serenoregis.org/?s=spiritualit%C3%A0+e+lavoro+sui+conflitti

5 Qualcosa di vicino a questa riflessione è presente nel pensiero di Aldo Capitini quando parla della compresenza dei vivi e dei morti (da verificare), oppure nella dottrina cattolica quando si parla del corpo mistico (da verificare)

6 Restiamo umani” era la frase con cui Vittorio Arrigoni chiudeva gli articoli che scriveva durante i bombardamenti su Gaza da parte di Israele nell’operazione “piombo fuso”

 

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