Trasformare l’economia – Recensione di Nanni Salio

cop_Roberto Mancini, Trasformare l'economiaRoberto Mancini, Trasformare l’economia. Fonti culturali, modelli alternativi, prospettive politiche, Angeli, Milano 2014, pp. 336, € 39,00

La quantità di scritti sulla cosiddetta «grande crisi» è enorme e cresce continuamente: è l’unica forma di «crescita» sicura! Ma che cosa ne possiamo trarre, visto che si dice tutto e il contrario di tutto e non riusciamo certo a star dietro alla mole enorme di pubblicazioni?
Per queste ragioni è utile un lavoro come quella di Roberto Mancini, che in modo semplice, chiaro e relativamente sintetico cerca di offrire sia un panorama critico, nel primo capitolo (Un fallimento egemonico, pp. 21-96), sia e soprattutto delle possibili alternative, nei capitoli successivi.
Mancini individua e presenta tre fondamentali «svolte» necessarie per «trasformare l’economia»: la svolta spirituale, la svolta metodologioca e la svolta culturale e politica.
Le riflessioni proposte dall’autore spzaiano dal livello filosofico a quello morale e antropologico. Il modello di economia dominante, del capitalismo neoliberista, è frutto di una concezione antropologica dell’uomo che si è andata in parte imponendo, centrata su individualismo esasperato, materialismo volgare, consumismo, competizione e violenza. È l’«american way of life» di cui vediamo continuamente alcuni dei risultati peggiori.
Le alternative si basano tutte su un mutamento antropologico, che in parte è già in atto, anche se non assume un rilievo dominante, poiché nell’apparato mediatico dominano pubblicità, propaganda, menzogna.
Tra le varie alternative già in corso, che Mancini prende in esame, mi soffermo soprattutto su quella dell’economia gandhiana, a mio parere la più matura e completa, nonostante risalga quasi a un secolo fa. Le altre, pure importanti (economia del dono, di comunità, islamica, della decrescita, del bene comune, di comunione, partecipativa), costituiscono un insieme che dovrebbe trovare un momento di sintesi e integrazione. A mio parere questa sintesi è già presente nell’economia gandhiana, a partire sia dagli scritti di Gandhi (in particolare Hind Swaraj, ripubblicato da Gandhi edizioni con il titolo: Vi spiego i mali della civiltà moderna, Pisa 2009), sia degli «economisti gandhiani» come Joseph Kumarappa (Economia di condivisione, Gandhi edizioni, Pisa 2010) e Romesh Diwan. Oltre a delineare una economia della “semplicità volontaria”, che prende come riferimento il “talismano di Gandhi”, riportato ben due volte nel libro di Mancini, le “sette parole dell’economia nonviolenta” (si veda il mio breve opuscolo, Elementi i economia nonviolenta, «Quaderni di Azione Nonviolenta», Verona 2001) comprendono anche, come settima e ultima parola, il satyagraha, la forma di lotta necessaria per operare coerentemente la trasformazione e transizione verso una economia e una società nonviolente.

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