Il processo d’integrazione balcanica in un contesto globale* – Johan Galtung

Il processo d’integrazione balcanico all’interno, e il contesto globale all’esterno, sono entrambi parte della storia degli imperi che vengono, lasciano profonde linee di faglia all’interno e all’esterno, e poi declinano e cadono.

Così, i Balcani furono doppiamente divisi nell’XI secolo dallo scisma fra i Cattolici e gli Ortodossi nel 1054, successivo alla spaccatura del 395 fra gli imperi Romani d’Occidente e d’Oriente, Roma contro Costantinopoli; e in seguito dalla dichiarazione di guerra all’Islam del papa Urbano II il 27 novembre 1095.

Le due linee divisorie s’intersecano a Sarajevo, il ground zero della Bosnia-Herzegovina (BiH)per gli euro-sismi. Gli Asburgo del nordovest si annessero la BiH nel 1908, cui seguì uno sparo nel 1914. Gli Ottomani del sudest sconfissero i Serbi nel 1397 e furono sconfitti nella guerra balcanica del 1912, lasciandosi dietro musulmani slavi e albanesi. Un po’ dopo, nel 1918, anche gli Asburgo seguirono il percorso degli imperi Romano e Ottomano: declino e caduta; passo e chiudo.

Arrivarono i sovietici, che se ne andarono allo stesso modo nel 1991; segue ora l’impero USA – nel giro di 30 anni? – che però sta incontrando il proprio destino, non nei Balcani ma in Afghanistan dove si dice che vengano a morire gli imperi. Oggi i Balcani sono gestiti da Bruxelles; dall’Unione Europea quanto mai travagliata, con “alti” rappresentanti, e dalla NATO, guidata da un paese in bancarotta, scosso precisamente adesso da una serrata governativa e dalla minaccia di fallimento.

Una formula con quattro fattori per una pace positiva indica quattro compiti:

EQUITA’ x ARMONIA

PACE = ————————————

TRAUMA x CONFLITTO

Cooperazione a mutuo e uguale vantaggio, empatia profonda per l’armonia, conciliazione per ridurre la violenza dei traumi, e processi risolutivi per ridurre la violenza dei conflitti. Ciò punta in direzione di una Comunità Balcanica – con una Comunità Jugoslava Balcanica- Occidentale – nell’Europa sudorientale come la Comunità Nordica nel nordovest. La Danimarca-Copenhagen governò per molti secoli su Norvegia-Faroer-Islanda-Groenlandia; la Svezia su Finlandia e Norvegia; Svezia e Danimarca combatterono guerre orribili; eppure:

La Comunità Nordica è meticolosamente equa e con molta empatia reciproca, gli scorsi traumi emergono come barzellette, ha un’agenda ricorrente di conflitti con soluzioni: confini aperti senza passaporto né dazi, un mercato del lavoro nordico (con più svedesi in Norvegia ora che ai tempi dell’unione), ecc.  Tutto quel che serve per cominciare è una Commissione Balcanica con un’ Assemblea, una camera per gli stati, una per le molte nazionalità. L’esperienza Nordica è che la comunità sopravvive pur con tre stati dentro e due fuori dell’UE. Si dia potere di veto alle nazionalità per faccende di vitale importanza per la propria identità, come nella formula magica svizzera 3-2-1-1 per le quattro nazionalità in un gabinetto di 7 membri. Qualcosa per il Kosovo/a?

La prossimità geografica e la storia condivisa nel bene e nel male avvicineranno sempre più i popoli fra l’Adriatico, l’Egeo e il Mar Nero. Più problematiche sono le relazioni euro-atlantiche verso USA-NATO e l’Unione Europea, le relazioni eurasiatiche verso Russia-Cina-Islam e le relazioni fra Europa e America Latina/Africa. Verso il mondo.

Mi è capitato di passare due giorni prima di questi a Bucarest come consulente di Educazione alla Pace per la Confederazione Internazionale degli ufficiali Riservisti, per lo più generali, di tutti i 28 paesi NATO. Li ho trovati molto demoralizzati: con tagli ai bilanci e anche alle pensioni, l’esercito permanente in riduzione da 200.000 effettivi a 14.000 in breve tempo, e senza credere granché a quello che stavano facendo. Il mio messaggio è stato la formula descritta più sopra, con esempi di mediazione riuscita per risolvere conflitti soggiacenti, anziché guerre e R2P (responsabilità di proteggere) per la vittoria. Un’odontotecnica complessa anziché l’approccio a martello per le grosse infiammazioni.

Mi è anche capitato di passare due giorni prima di quelli come consulente per l’alta dirigenza dell’ EEAS (EU External Action Service) il Servizio di Azione Esterna UE, il ministero degli esteri, comprese le operazioni militari, di tutti i 28 paesi membri. Li ho trovati molto demoralizzati, paralizzati da una burocrazia incompatibile con la creatività necessaria per una valida mediazione. E il poco che facevano era quasi identico alla politica estera USA; nessun tocco europeo.

Mi è inoltre capitato di passare il paio di giorni precedente a Rodi-Grecia, per un intervento introduttivo al Dialogo delle Civilizzazioni organizzato dai russi, con russi, cinesi, musulmani dell’Asia Centrale e quant’altri. C’era un tocco di SCO (Shanghai Cooperation Organization, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) che irradiava ottimismo; cinesi che parlavano un perfetto inglese nordamericano e russo; civiltà in processi di mutuo apprendimento. Cooperazione eurasiatica: un’infrastruttura di treni di costruzione cinese che porta tutti i vari asiatici alle soglie europee, parimenti il gas russo, un avvicinamento all’islam e condivisione anziché un individualismo occidentale che può voler dire egoismo-solitudine. Vogliono stare in relazione, pacificamente.

E mi è capitato di passare i due giorni prima ancora a Toluca, Estado de México, in Messico, dove il ministero dell’Istruzione ha fatto dell’Educazione alla Pace e alla Nonviolenza una materia principale dalla scuola d’infanzia all’università, e mi sono trovato a rivolgermi a 1.500 insegnanti riguardo alla nostra esperienza in qualche scuola in Norvegia con bambini che cercano soluzioni valide – anche al bullismo – in occasione della giornata della Nonviolenza promossa dall’ONU, il 2 ottobre (anniversario della nascita di Gandhi). Ai bambini piace molto e imparano in fretta; il problema sono sovente gli adulti: troppo preoccupati di avere ragione.

I Balcani danno sul Mar Nero, non sull’Atlantico; Russia ortodossa e turcomanni musulmani, con la Cina taoista-confuciana-buddhista ai confini degli uni e degli altri, non protestanti evangelici. Fra gli imperi, gli Ottomani furono i migliori; e gli eserciti russi si mossero verso ovest sostanzialmente dopo Napoleone e dopo il tentativo di Hitler di riuscire dove Napoleone aveva fallito. Smontate la vostra paranoia, non cadete nel razzismo europeo da pericolo giallo e cercate il buon islam, non solo un certo terrorismo, minuscolo al confronto del terrorismo di stato occidentale.[i]

Il Messico ha perso più di metà del proprio territorio conquistato dagli USA nella guerra del 1846-48, eppure si considera un ponte fra l’America Latina e quella angloamericana; e se i Balcani lo fossero fra Europa e Asia? Europa e Africa?

Il mio compianto amico Leo Mates – cui è dedicata questa conferenza – circa 50 anni fa collegava Belgrado a New Delhi e al Cairo, Nord e Sud, Est e Ovest in cooperazione. Ponetevi al centro, e crescerete.[ii]

NOTE:

[i]. Neppure un albergo d’aspetto maestoso a Belgrado offre canali TV essenziali, come Russia Today, China TV-English, AlJazaeera, ma certamente CNN, BBC, TV5, ARD-ZDF, RAI e così via.

[ii]. Provate solo a giocare d’azzardo sul versante Ovest di quelle 3 direzioni e potete osservare come da un satellite, una barchetta legata a qualcosa di grosso che può risultare un Titanic. Servono una fune lunga o un’ascia; ma meglio ancora sono delle buone relazioni con tutte e quattro. E, se siete un amico degli USA e dell’UE: aiutateli!

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Intervento introduttivo al Centro Europeo per la Pace e lo Sviluppo, Belgrado, 11 ottobre 2013

 

, 14 ottobre 2013

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: Balkan Integration Process in a Global Framework*

http://www.transcend.org/tms/2013/10/balkan-integration-process-in-a-global-framework/

Una replica a “Il processo d’integrazione balcanica in un contesto globale* – Johan Galtung”

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