Bravo – Papa Francesco! – Johan Galtung

La Chiesa Cattolica – “universale” – riguarda tutti noi, essendo una parte considerevole della civilizzazione Occidentale. Il Papa è all’altezza sia del suo patrimonio culturale gesuita, sia del suo grande omonimo San Francesco – si veda la nostra rubrica sei mesi addietro, il 18 marzo 2013, quando venne eletto. (“Papa Francesco I, gesuita”, http://serenoregis.org/2013/03/25/papa-francesco-i-gesuita-johan-galtung/)

Ci permetteremo di trarre spunto da quanto egli dichiarò in un’intervista rilasciata al periodico gesuita La Civiltà Cattolica (International Herald Tribune, 20 settembre 2013). La Chiesa Cattolica romana è diventata “ossessionata” da aborto, matrimoni gay e contraccezione. La chiesa dovrebbe trasformarsi in una casa per tutti e non in una cappella per pochi. “Dobbiamo trovare un nuovo equilibrio”, ha affermato il Papa, “diversamente, con la perdita della freschezza e della fragranza del Vangelo, anche l’edificio morale della chiesa crollerà come un castello di carte.”

Sfogliando l’International Herald Tribune sull’argomento, a pagina 2, Salma Yacoob, ex-membro del consiglio comunale di Birmingham, solleva lo stesso tipo di quesito: “È questa (il velo) la più grande questione di cui, ora, il Regno Unito deve occuparsi? Forse ce ne sono altre, come terminare la “speciale relazione” di subordinazione agli USA che non contempla una risposta ai conflitti internazionali diversa dalla violenza, l’ossessione degli USA, l’incremento dell’ineguaglianza, la miseria, la solitudine, le relazioni irrisolte con la Scozia, il Galles e l’Irlanda del Nord – una cultura che non può vivere sull’ormai superato sfruttamento di Shakespeare e senza una spinta al rinnovamento?”

“La freschezza e la fragranza del Vangeli”. Gesù ha dato risposte a problemi profondi, che vanno oltre gli aspetti della sessualità umana. Alla violenza, alla miseria. La sua risposta alla violenza fu la non-rappresaglia, ripresa poi dai Quaccheri e da Tolstoy nel suo Il Regno di Dio è in voi, e ulteriormente sviluppata da movimenti per la pace d’ispirazione cristiana. La sua risposta alla miseria fu di vivere tra i poveri, guidati dalla sua stessa compassione, dalla sua coscienza e dal suo ministero samaritano, e venne maggiormente sviluppata sia dalla Chiesa, sia dallo stato Occidentale, sia da innumerevoli ONG.

Un’importante preoccupazione di oggi, il cambiamento climatico, non era presente nell’agenda di Cristo. Ma in merito a questo il Papa ha un’ulteriore fonte d’ispirazione: il santo da cui scelse il suo nome papale: San Francesco d’Assisi. Egli personificava l’intero universo – i lupi, la morte, tutti quanti– rendendoli fratelli e sorelle, preoccupandosi di tutti, tutti erano un suo Tu e non un essi. Papa Francesco sa questo meglio di altri, non vi è nessun dubbio dietro alla sua scelta del nome.

Ci sono anche stati dei suoi predecessori, come Giovanni XXIII e l’insolito dottrinario Giovanni Paolo II, che hanno esplicitamente denunciato la guerra e promosso il dialogo. Il suo immediato predecessore, avendo mancato di avanzare qualunque critica sulla guerra ma pervaso da quella “ossessione” che Papa Francesco ha denunciato, fu messo fuori pista, in pensionamento anticipato. Meglio che da un assassinio, cosa che può costituire una minaccia per l’attuale Papa.

C’è così tanto potere sociale coinvolto. Possiamo leggere la storia prima del papato come a un mettere fuori pista un Gesù asceso e ritiratosi in Paradiso il quarantesimo giorno, dopo che il Padre inviò lo Spirito Santo con dieci giorni di ritardo a prender dimora in quella che divenne, con la successione apostolica, l’infallibilità del Papa e tutto quanto il resto. Infatti la Chiesa assunse vita propria. La rotta per la salvezza non passò più attraverso la fede nel Vangelo secondo Giovanni, 3:16, la Piccola Bibbia, ma attraverso la Chiesa: extra ecclesiam nulla salvus, non v’è salvezza al di fuori della Chiesa. Che strumento per controllare le persone! Ma poi serve qualcosa che, quasi inevitabilmente, in un modo o nell’altro, vada storto secondo una qualche dottrina: la sessualità. L’ossessione era là fin dal principio, e altre questioni, presto, impallidirono a confronto.

Immaginiamo se avessero scelto il cibo invece del sesso, e avessero rinfacciato alle persone le attuali normative sulle buone abitudini alimentari. Immaginiamo che la gente si confessi sull’eccessiva assunzione di sale o zucchero, grassi o cibi sprovvisti di fibre, o qualunque altra cosa più specifica. Ci sarebbero abbastanza peccati per realizzare forme di controllo, abbastanza clemenza per coloro che si pentono e cambiano. Il risultato sarebbe potuto sfociare in buone abitudini alimentari, e non in una sessualità eccessivamente limitata.

C’è così tanto potere globale coinvolto. La Chiesa romana è stata al centro del sorgere del mondo Occidentale dall’Impero Romano, in un pianeta che era al centro dell’Universo dove il Sole pagava il proprio tributo girando attorno alla Terra, come tutti potevano ammirare. A seguire vi fu non solo l’Universo eliocentrico dove il pianeta pagava tributo al Sole girandovi ubbidientemente attorno, ma, altresì, la retrocessione dell’intero sistema solare a uno tra infiniti altri, in una delle innumerevoli galassie, con possibilità di vita ovunque. Giordano Bruno ridimensionò la posizione di centralità della Chiesa molto più di quanto Galileo Galilei fece con quella della Terra, e venne trattato di conseguenza.

È sempre a proposito di Centro-Periferia, temi perennemente scottanti per l’Occidente – e non solo per l’Occidente. La storia della Chiesa ha come protagonista la detronizzazione, la perdita di un centro dopo l’altro, con l’attaccamento all’ossessione della sessualità come forma ultima di controllo. Quando l’attuale Papa sfiderà questa visione, la storia evolverà sotto i nostri occhi.

La ragione per cui non lo fa non è per provocare alla Chiesa la perdita dell’ultimo dei poteri, ma per consentirle di riconquistare il suo carattere universale trattando di questioni universali. Perché no? Immaginiamo un Chiesa dove tutti, cardinali, arcivescovi, vescovi, arcipreti e preti, si occupino delle medesime questioni dei Papi in carica, i fari, degradando a rango secondario tutto il ciclo della liturgia annuale di Natale, Pasqua, Ascensione, Pentecoste. Ispirati da Gesù e da altri grandi, e ve ne sono molti, come Teresa d’Avila o Meister Eckehardt.

La Chiesa neo-romana ispirerebbe istituzioni religiose ovunque, trasformando chiese, templi, sinagoghe in rifugi per poveri e rifugiati, in “ospedali sul campo di battaglia” come dice Francesco. Allo stesso tempo, però, minaccerebbe i poteri del momento, la Curia in questo caso, a meno che essi non siano saggi abbastanza da intravedere nuovi spiragli: meno Centro-Periferia, più equità tra religioso e secolare sulle visioni del mondo, Chiesa e non-Chiesa, tra classi sociali e classi mondiali. Impegnati in dialoghi per un mondo migliore per tutti – ispirati dai più grandi in mezzo a noi.

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23 settembre 2013

Traduzione di Silvia De Michelis per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: Bravo–Pope Francis!

http://www.transcend.org/tms/2013/09/bravo-pope-francis/

 

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