Papa Francesco I, gesuita – Johan Galtung

Il fumo nero divenne bianco, una drammaturgia accattivante sin dal 1870. Ed eccolo al balcone, a rivolgersi all’enorme folla alla maniera di San Francesco d’Assisi, fratelli, sorelle – siamo tutti figli di Dio. Ha assunto il suo ruolo come Vescovo di Roma e Santo padre come un pesce nell’acqua, con una voce mite, che s’è fatta viso mite, primo papa latino-americano, una parte del mondo che si muove a sud. Con cupe ombre del fascismo argentino per riflettere, imparare.

Fratello lupo, diceva san Francesco al lupo feroce di Gubbio, che sbranava gente dei villaggi, accolto da san Francesco, persuaso a mangiare invece i resti dei pasti, e che finì per mescolarsi agli abitanti.

Sorella morte, diceva san Francesco, quando era giunto il tempo, accogliendo l’inevitabile come parte della sua immensa spiritualità. Ma la violenza di Gubbio non era inevitabile; il lupo stava morendo di fame, non aveva da mangiare, la soluzione era il cibo. Così il lupo, così i poveri, chi si trova in miseria, ovunque, in qualsiasi momento. Il messaggio francescano.

Il cardinal Bergoglio ha assunto una pesante eredità nella sua scelta del nome; il dimenticabile cardinal Ratzinger era molto più modesto. Si è impegnato non solo verso i poveri, ma verso la pace, la parola taciuta nell’oceano dei commenti, verso la pace orizzontale fra uccisori con denti e armi, lupi e abitanti di villaggio, e verso la violenza verticale degli stenti e della miseria per l’avidità umana.

Ma il commento si è focalizzato sulla pedofilia e il sesso in generale, sul matrimonio omosessuale, sulle emergenze finanziarie, sul disordine burocratico, sul dogma. Guardate, ben pochi credono all’ infallibilità, alla benedizione del celibato e all’extra ecclesiam nulla salvus – nessuna salvezza al di fuori della chiesa. I 1.200 milioni di fedeli credono nella chiesa come una casa che fornisce senso e servizi, sperando che faccia più bene che male. Le problematiche scelte per i commenti importano sì, ma sono robetta al confronto con la sfida di San Francesco. Si attenga al suo nome. Può avere alti obiettivi.

Il primo papa gesuita. La Società di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola, fu un movimento di rinnovamento dall’interno nel 1534 dopo l’enorme riforma dall’esterno, il protestantesimo, in particolare Lutero nel 1517. Ci sono voluti più di quattro secoli per arrivare in cima; forse è cambiata la Chiesa, forse papa Francesco è un gesuita morbido. I gesuiti sono noti per essere preti che esercitano il loro ministero, e per avere una seconda professione, spesso come intellettuali, e di alto livello. Papa Francesco ha la stessa doppia reputazione. Promettente.

“Gesuita” invariabilmente evoca l’Experimento Sagrado, sollevare le condizioni degli ultimi, non solo gli indios Guaranì in Paraguay utilizzando il loro schema fondiario – proprietà collettiva e uso privato, ma ben condotto — bensì sollevare le condizioni dello stesso Paraguay. Allorché liberato dalla Spagna, usando lo stesso schema contrariamente all’esportazione di risorse all’Occidente, divenne il paese più ricco in America Latina. Finché fu attaccato dall’Inghilterra e dai propri vicini, fra cui l’ Argentina del papa. Papa Francesco conosce a fondo questa storia. Si attenga al suo retro-terra gesuitico; un bell’appoggio.

Papi con molto meno su cui costruire, papi che scelsero nomi molto ordinari, non impegnativi, come Giovanni XXIII o Giovanni Paolo II, rinnovarono la chiesa con il Vaticano II e politiche ecumeniche, trascendendo i confini tracciati nel catastrofico undicesimo secolo. Forse riuscirono in questo compito evitando di sfidare apertamente i dogmi e la curia? Dai Gesuiti all’Opus Dei, appartengono tutti alla stessa chiesa universale, facendoci capire coloro che criticano la Chiesa Cattolica in quanto federazione. Come chiesa unitaria è certamente flessibile.

L’arcivescovo Hélder Câmara di Recife, Brasile – chiamato santo quando nutriva i poveri e comunista quando chiedeva perché fossero poveri – considerava la creazione una co-creazione, degli umani con Dio. Concetto dinamico, che si apre ad alte prospettive. Sarebbe stato un bel cardinale e papa, ma quel mantello s’adatta bene ora alle spalle del cardinal Bergoglio. Dal continente della teologia della liberazione, di Gustavo Gutierrez, Leonardo Boff, attivi come sempre.

Che cosa catapulterebbe la Chiesa Cattolica nel mondo a testa alta? Dare al mondo la percezione che in fondo la Chiesa si occupa ancora ai bisogni spirituali e materiali di tutti con compassione e amore.

Siamo tutti liberi di fare un elenco di pii desideri:

Restaurare il triangolo delle fedi abramitiche – Giudaismo-Cristianesimo-Islam; non giudeo-cristianesimo contro islam. Continuare i dialoghi del XV secolo di Al-Andaluz e l’opera del vescovo Juan di Segovia che tradusse il Corano. Le loro cristologie differiranno; e che sia.

Rendere Gerusalemme, est e ovest, la sede delle capitali di due stati e anche la sede di questo dialogo ecumenico in cerca del meglio delle tre fedi. Ottenendo magari per la Città Vecchia uno status simile a quello del Vaticano?

Espandere quest’opera di spiritualità in tutte le direzioni, in dialogo con tutte le fedi e cosmologie, elaborando la pregevole opera di Hans Küng (che consulente per papa Francesco!); per l’unità nella diversità.

Accudire ai bisogni materiali sollevando le condizioni degli ultimi, al seguito dei Gesuiti e di quell’altro ammiratore di Gesù il Cristo, Hugo Chávez. Essere attenti alle sofferenze individuali dei poveri, ma anche collettive, di classe, dei popoli, delle nazioni.

Prestare attenzione all’altro messaggio di san Francesco: non fece l’elemosina al lupo affamato ma risolse il conflitto con gli abitanti dei villaggi, creò un senso d’insieme. La chiesa cattolica, universale, riguarda appunto ciò. Argomento contro la teologia della liberazione che divise la congregazione dei fedeli, rendendo difficile praticare il culto nella stessa chiesa.

Rendere la chiesa neutrale rispetto al genere e lasciare che il celibato man mano venga meno.

Ma il genere non è la sola linea di faglia da superare; anche generazione e razza, classe e nazione, centro e periferia. Papa Francesco unisce quest’ultima dicotomia; ma deve alle altre piena attenzione.

E in tale spirito: si trovi un modo per sospendere la Bolla Papale Inter Coetera del 4 maggio 1493, che statuisce il colonialismo occidentale come dono del papa ai regnanti spagnoli. La creazione appartiene a tutti noi.

 

18 marzo 2013

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Pope Francis I, a Jesuit

http://www.transcend.org/tms/2013/03/pope-francis-i-a-jesuit/

3 Risposte a “Papa Francesco I, gesuita – Johan Galtung”

  1. […] La Chiesa Cattolica – “universale” – riguarda tutti noi, essendo una parte considerevole della civilizzazione Occidentale. Il Papa è all’altezza sia del suo patrimonio culturale gesuita, sia del suo grande omonimo San Francesco – si veda la nostra rubrica sei mesi addietro, il 18 marzo 2013, quando venne eletto. (“Papa Francesco I, gesuita”, http://serenoregis.org/2013/03/25/papa-francesco-i-gesuita-johan-galtung/) […]

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