Dire la guerra, pensare la pace – Johan Galtung

Conferenza all’Università di Strasburgo, Francia. E’ importante non solo pensare la pace, ma parlare, scrivere e contribuire a farla, costruirla e mantenerla. A questo proposito una piccola formula può essere utile:

                    + Pace Positiva Equità x Armonia

Pace = ________________ = _________________

                           – Pace Negativa Trauma x Conflitto

Al numeratore c’è la pace positiva: tanto è maggiore, meglio è. E al denominatore ci sono i fattori chiave della pace negativa, opposta a quella positiva: violenza diretta, strutturale e culturale. Meno sono, meglio è. Quello che si guadagna in pace è facilmente perso attraverso la disattenzione alla pace negativa. Ma c’è una zona di stabilità per compensazione.

Secondo questa formula, ci sono quattro compiti fondamentali, ciascuno dei quali difficile ma non impossibile. Tutti richiedono addestramento, capacità.

1. Costruire equità: cooperazione per benefici mutui e uguali, o almeno non clamorosamente diseguali e peggiorativi, è fondamentale. L’Occidente e il capitalismo vogliono grandi guadagni, creando quindi violenza strutturale.

2. Costruire armonia:nel senso taoista di condividere la gioia e la sofferenza degli altri. Emozioni che risuonano, simpatia.

3. Riconciliare i traumi del passato: ripulire il passato, riconoscere gli errori, augurandosi di non ripeterli, dialogo sul perché e il come, costruire un futuro.

4. Risolvere i conflitti presenti: lavorare per superare le contraddizioni/incompatibilità ma anche sugli atteggiamenti e comportamenti negativi.

Per l’ equità: gli anni 1950-1958-1992 nel rapporto Francia-Germania, poi la CEE e quindi la cooperazione nell’UE in termini eguali iniziata magistralmente da Robert Schuman e Jean Monnet. Un grande progetto di pace, oggi minacciato dalla diseguaglianza economica tra Germania e la periferia europea dei GIPSI (Grecia, Italia, Portogalli, Spagna, Irlanda).

Per l’ armonia la storia umana è anche la storia di zone di risonanza in espansione sino al bordo dei punti di svolta, per usare l’espressione della teoria delle catastrofi di un altro genio francese, René Thom. La condivisione della sofferenza di altri è oggi limitata dagli scontri, dalle civilizzazioni, e da entrambi.

Per riconciliare i traumi del passato, la commissione Verità e Riconciliazione in Sudafrica e la riscrittura dei libri di testo in Germania sono ottimi esempi.

Per la risoluzione dei conflitti, bisogna evitare di commettere gli errori dei liberali che vedono il conflitto solo come un atteggiamento che ha bisogno di una terapia religioso-psicologica; dei conservatori che vogliono controllare il comportamento solo con i militari o la polizia; oppure dei marxisti che intendono risolvere solo le contraddizioni, come quella tra capitale e lavoro. Abbiamo bisogno di tutti e tre gli approcci, secondo il triangolo ABC (atteggiamenti, behaviour-comportamenti, contraddizioni) (1).

Si può provare questa formula avendo in mente un conflitto di coppia. Come le femministe hanno pensato, detto, scritto e attuato: la via è la parità, un’altra parola per equità. L’armonia è anche nota come amore. Ma entrambe possono essere sopraffatte, negate dai traumi che persone vicine alla coppia possono provocare, inavvertitamente o meno, e si innesca la turbolenta agenda del conflitto. Riconciliazione e risoluzione sono capacità che bisogna apprendere, non sono innate. E’ necessaria molta educazione.

Si può mettere alla prova questa formula con un cugino della pace: la salute. Al denominatore: malattie acute e croniche, che possono essere ridotte attraverso cura e diagnosi-prognosi-terapia. Al numeratore: medicina preventiva; l’equilibrio -un’altra parola per equità- tra aspetti fisici e mentali degli esseri umani -psicosomatici- e armonia sociale con gli altri. Il “benessere fisico, mentale e sociale” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Questa conferenza si svolge nella Salle Pasteur (Sala Pasteur). Egli si concentrò su una causa esterna, i microrganismi. Un altro genio francese, rivale, Antoine Béchamps, anche lui dell ‘Università di Strasburgo, si concentrò sul “milieu intérieur” (ambiente interiore), immunità, equilibrio. Ovviamente, abbiamo bisogno di entrambe le prospettive.

Consideriamo il caso Israele- stati arabi e mussulmani. Usando l’Europa come modello, una risoluzione potrebbe essere quella di due stati Israele-Palestina entro una comunità di sei stati con Israele e i cinque paesi arabi confinanti, a sua volta entro una Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione nel Medio Oriente.

L’armonia potrebbe nascere dai benefici equi e mutui, e si avrebbe una risoluzione del conflitto della portata di quella che seguì alla seconda guerra mondiale.

L’ostacolo che si incontra è la cultura profonda dei traumi sofferti dagli ebrei e da Israele, e quella degli europei, in particolare tedeschi e austriaci: il trauma di avere creato quei traumi. Questo dev’essere affrontato.

La guerra è un male sociale, che causa immense sofferenze come la schiavitù, il colonialismo, il patriarcato, malesseri che si possono prevenire e curare; presto raggiungerà gli altri nel cimitero dei mali sociali. E parlare di “guerra giusta” è come parlare di schiavitù giusta, colonialismo giusto, patriarcato giusto e delle malattie come rimedi che Dio e la natura applicano all’umanità per liberarla da coloro che non sono adatti alla salvezza e alla sopravvivenza.

La modernizzazione della guerra di Clausewitz “con ogni mezzo necessario” ha portato alla guerra postmoderna contro i civili; al terrorismo dello stato in uniforme, per la prima volta da parte degli italiani con il bombardamento aereo in Libia nel 1911, seguiti dagli anglo-americani, Amburgo-Hiroshima, Iraq, Afghanistan, e dai terroristi, come l’11 settembre. La sua “politica con altri mezzi” è intellettualmente debole, insensibile alla sofferenza umana. Ma ci sono delle alternative occidentali.

L’egemonia della pace, come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dipende dagli egemoni: anglo-americani che confondono la pace con i loro interessi. L’equilibrio del potere porta alla corsa agli armamenti a meno che le armi siano puramente non offensive, difensive. Federazione e confederazione rientrano nella formula dell’equità, ma ci sono almeno altri tre lavori da fare.

Stato di diritto? La legge occidentale proibisce gli atti di commissione, permette quelli di omissione, ed è aperta a una immensa violenza strutturale, senza che nessuno faccia nulla. E i mali sociali, e le malattie, non sono fuorilegge, ma affrontate con altri approcci, alcuni basati sulla ricerca.

Diritti umani? Sono migliori, ma si aggiungano all’individualismo occidentale i diritti collettivi, dei popoli.

Democrazia? Buono, ma si aggiunga alla regola del voto maggioritario una persona una voto per il consenso la formula occidentale del dialogo, più soddisfacente per le culture del noi in cui vive la maggioranza della popolazione umana. E si aggiungano delle Nazioni Unite democratiche, con una assemblea elettiva dei popoli.

Note

1. Per alcuni dei miei interventi come mediatore, si veda: 50 Years: 100 Peace & Conflict Perspectives,TRANSCEND University Press, 2008, che si basa su diagnosi-prognosi-terapia. In corso di stampa per la prossima estate: A Theory of Peace.

21 maggio 2012

Traduzione a cura del Centro Sereno Regis
Titolo originale: Dire la Guerre, Penser la Paix
http://www.transcend.org/tms/2012/05/dire-la-guerre-penser-la-paix


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