Un paradiso perduto; un impero guadagnato – Johan Galtung

galtung-bn-webAsunción: La tragedia sofferta dal Paraguay è emblematica. Reca messaggi soffici rispetto al duro Occidente, e di sviluppo morbido vs “crescita” dura. E di come un genocidio abbia scacciato il morbido.

Il riferimento è all’attacco al Paraguay nel 1865 da parte della Triple Alianza (o Quadruple): Argentina-Uruguay-Brasile, in effetti incoraggiato dal n° 4, l’Inghilterra, mediante il ministro a Buenos Aires, Edward Thornton, e finanziata dalla Bank of London, i Baring Brothers e la Banca Rothschild. Il Paraguay patì uno dei peggiori genocidi della storia umana moderna; un massacro di cinque sesti della popolazione e più ancora fra i maschi. Argentina-Brasile catturarono due terzi del territorio. E il Paraguay era una rovina fumante.

Perché, perché, ma perché? Eduardo Galeano, nel libro sul continente Las Venas Abiertas de America Latina (Le vene aperte dell’America Latina, Sperling & Kupfer, Milano 2006) ne racconta la storia.

Perché il Paraguay aveva raggiunto gli attuali Obiettivi di Sviluppo del Millennio 150 anni prima del 2015, ma con i mezzi sbagliati. Nella tragedia sono presenti gran parte degli elementi dell’odierno “dibattito sullo sviluppo” – oh, perché, perché non imparano mai …

Un fattore chiave era la geografia: essendo il Paraguay privo di sbocchi al mare e volto all’entroterra, meno attratto dal commercio con i colonizzatori Spagna, Inghilterra e USA e dalla loro cultura.

Un altro fattore chiave era storico: gran parte del dominio spagnolo si effettuava tramite le missioni gesuite che trattavano con rispetto gli indigeni in generale e i Guaranì in particolare. Erano organizzate in villaggi per un massimo di 3.000 abitanti (per la coesione interna), con un alto livello di autosufficienza e soprattutto combinando la proprietà collettiva della terra con l’uso privato purché valido. L’Experimento Sagrado, l’esperimento sacro.

Durò dal 1603 al 1768 quando fu chiuso dalla corona spagnola, per carenza di scambi e autonomia eccessiva in generale. Ma nel 1811, con l’indipendenza fu la corona ad essere chiusa. I nuovi governanti ereditarono geografia e storia e le misero all’opera. La proprietà collettiva della terra divenne proprietà pubblica di stato ad uso privato, si rispolverò la tradizione Guaranì di due raccolti annui, e la produttività e la produzione agricole resero presto il Paraguay il paese più ricco dell’America Latina. L’offerta interna incoraggiava la domanda interna, nonché l’industria e i servizi. Entro il 1845, secondo quanto veniva riferito, tutti i bambini sapevano come leggere e scrivere in questo paese ancora bilingue, spagnolo-guaranì. E: nessun debito.

Sì, l’autosufficienza e le eccedenze agricole venivano combinate con il protezionismo per le industrie. Thornton riferì di dazi doganali del 20-25%, anzi secondo lui sopra il 40%. E il paese fiorì, anche culturalmente, al riparo dal “libero scambio”. Mi rammenta una mia stessa proposta di qualche anno fa, un tantino sopra le righe, di rinominare l’UNCTAD UNCTOD, Conferenza ONU sul Commercio o lo Sviluppo.

Per l’Inghilterra, potenza imperiale che succedette alla Spagna – fintanto che gli USA furono in grado di succederle a livello industriale, e anche come potenza coloniale a Puerto Rico e Cuba (1898) – ciò che importava era il commercio, l’industria e il trasporto marittimo, a Manchester e da Liverpool, e gli interessi finanziari nella City di Londra, finché non furono rilevati da Wall Street. Non il livello di vita di quella popolazione mista del Paraguay. Allora come adesso: manufatti semplici in cambio di materie prime. Ora lo si chiama “sviluppo”. Allora si chiamava civiltà.

La logica immensamente auto-utilitaristica dell’Inghilterra è ovvia; ma che dire delle tre ex-colonie iberiche? Erano paesi costieri gestiti da élite con solidi interessi nel fungere da agenti locali per gli inglesi (e altri); timorose quanto quella inglese di un contagio, di un effetto domino, dal Paraguay. Quindi, si uccida il virus.

Quanto sarebbe stato meglio per tutti loro se avessero imparato dal Paraguay. Ma invece si eliminò la proprietà collettiva e vi subentrò il latifondo, proprietà privata con diritto di non-uso o cattivo uso della stessa. Sparì il soddisfacimento dei bisogni fondamentali, calò l’industria; e i dazi doganali, ovviamente; e subentrò il “libero scambio”. Ma più tardi arrivò l’industria, però non in Paraguay, ora uno dei paesi più poveri dell’America Latina (con la Bolivia), bensì nell’Argentina di Peron e nel Brasile di Vargas. I vincitori impararono.

Un po’ dopo, arrivò Stroessner, dittatore a vita. Fino alla recente vittoria di un segno di luce e speranza: l’attuale presidente Fernando Lugo, parte della nuova America Latina.

Un mega-trauma non rielaborato, poco noto, di cui si parla poco. Il Paraguay non era del tutto innocente, ma in effetti la vittima. Qui c’è spazio per un processo di conciliazione, aprendo gli archivi, una commissione per la verità. C’è spazio per una compensazione, ed effettivamente un inizio fu attuato da Peron allorché restituì i trofei di guerra, simbolicamente sempre importanti. I conflitti per gli enormi impianti idroelettrici di Itaipú al confine col Brasile potrebbero essere occasione di una certa generosità brasiliana. Gli altri potrebbero trovare le formule loro appropriate. E il Sacro Esperimento dovrebbe campeggiare in alto.

E però, in quanto allo sviluppo? L’ideologia anglo-americana sullo sviluppo è orientata tanto al mercato quanto allo sviluppo. E vari paesi in America Latina si avvicinano alla precedente linea paraguayana; come con l’ALBA, scambio per i bisogni fondamentali, la crescita interna, meno disuguaglianza, equità.

Qualche triple alianza? Doppia, sì: l’accordo militare dell’amministrazione Obama con quella Uribe della Colombia, con accesso a, e uso di, sette installazioni militari – Palanquero, Malambo, Tolemaida, Larandia, Apiay, Cartagena, Malaga – per combattere le ribellioni terroristiche finanziate dalla droga contro i governi USA, la povertà endemica e i ricorrenti disastri naturali. Un gran brutto presagio.

16.11.09

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis
Titolo originale:
A PARADISE LOST; AN EMPIRE GAINED
http://www.transcend.org/tms/article_detail.php?article_id=2106

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