Il Mahatma Gandhi e il Sermone della Montagna | E. T. Subrahmanyan

COMPENDIO

Gandhi entrò in contatto con il Sermone della Montagna trovandosi a Londra. Solo la somiglianza del Sermone con la stanza didattica di Shamal Bhatt rese possibile tale attrazione. Egli trasse grande ispirazione dagli insegnamenti di Gesù nel Sermone riguardanti il fare del bene al male. Il Sermone divenne in seguito un importante fonte nello sviluppo della sua filosofia di non-violenza e non-resistenza del Satyàgraha. Tuttavia  Gandhi differiva dalla interpretazione tradizionale del Sermone data dal cristianesimo occidentale. Laddove (i) teologi occidentali negavano il messaggio del Sermone, Gandhi ne mostrò la rilevanza pratica nelle questioni pubbliche del mondo. Gandhi inoltre trovò negli insegnamenti del Sermone di Gesù la presenza della tradizione indiana dell’ahimsà e ne assimilò lo spirito nella propria vita e nel proprio pensiero.

Parole chiave: Gesù, Cristianesimo, Nuovo Testamento, Bibbia, Bhagavad Gita

Introduzione

C’è una relazione da anima ad anima fra Gandhi e il Sermone della Montagna di Gesù. Da hurdu Sanàtani, la sua mente eclettica era aperta ad assimilare il messaggio di Gesù nel Sermone della Montagna e a renderlo suo proprio. In tempi moderni, rispetto a molti cristiani, Gandhi ha attirato l’attenzione del mondo sul nobile messaggio del Sermone della Montagna. Ne ha reiterato la rilevanza per la convivenza pacifica dell’umanità. Inoltre, egli ne ha mostrato in pratica l’applicazione, specialmente l’insegnamento sulla non-violenza nelle questoni pubbliche della vita. Questo articolo è un tentativo di considerare la visione di Gandhi del Sermone e il suo incessante sforzo di recare dignità alla vita moderna.

La presa di conoscenza della Bibbia da parte di Gandhi

Gandhi ebbe l’opportunità di leggere la Bibbia durante il suo soggiorno a  Londra mediante i suoi contatti cristiani. A proposito del suo familiarizzarsi con la Bibbia, dice: “A 18 anni entrai in contatto con dei buoni cristiani a Londra … che mi misero in mano la Bibbia“.1 Gandhi nella propria autobiografia cita molto specificamente “…un buon cristiano di Manchester,”2 vegetariano, che gli capitò d’incontrare in un albergo (di cui non fa il nome) e che gli diede la prima copia della Bibbia; potrebbe essere stato probabilmente nel 1888. Gandhi gli promise che l’avrebbe letta.

Però, quando Gandhi iniziò a leggerne la prima parte, il Vecchio Testamento, ne fu annoiato da quasi addormentarsi; ma si sforzò di leggerla per puntiglio. Dice infatti: “Non riuscivo a provare un granché d’interesse verso il Vecchio Testamento, che pure avevo certamente letto, non foss’altro per mantenere una promessa fatta a un amico incontrato per caso in un albergo.”3 Ma lo attrasse invece la seconda parte della Bibbia, ossia il Nuovo Testamento, e particolarmente il Sermone della Montagna del Vangelo di Matteo, che descrisse in modo alquanto elaborato nella sua autobiografia4: “ma il Nuovo Testamento produsse una diversa impressione, specialmente il Sermone della Montagna , che mi entrò dritto nel cuore.”5 Tali diverse sensazioni nella lettura dei due Testamenti denota chiaramente la mentalità indiana nell’approcciarli. la lettura del Vecchio Testamento è esperienza generalmente sgradita agli indiani, ambigua, come appunto per Gandhi, mentre invece il Nuovo Testamento è accolto calorosamente e appieno. Gandhi stesso ne dice: “Fra il Vecchio e il Nuovo Testamento c’è una differenza fondamentale: benché nel Vecchio si trovi pure qualche verità profonda, non mi sento capace di apprezzarlo come il Nuovo.”6 Probabilmente, la presenza frequente di guerre e spargimenti di sangue nelle pagine del Vecchio Testamento e la sua giustificazione dei pensieri di vendetta e rappresaglia disgustarono tanto Gandhi. Dunque, mentre il Vecchio Testamento gli provocò repulsione, il Nuovo con la parte del Sermone della Montagna lo estasiarono – come dice egli stesso “mi piacque oltre misura” e “mi diede conforto e gioia sconfinata.”7

Pertanto Gandhi riveriva la Bibbia come libro sacro8 e le si accostava come un devoto cristiano: “La considero parte delle mie sacre scritture.”9 In molte occasioni poi Gandhi vi trovò consolazione ed ispirazione e forza, particolarmente nel Nuovo Testamento.10 Così, il suo studio devoto del Nuovo Testamento, iniziato a Londra, proseguì poi in Sud Africa e per tutta la sua vita, acquisendo una buona conoscenza del Nuovo Testamento. Leggeva sovente brani dai Vangeli. Gli era particolarmente gradito il vangelo di Matteo, poiché conteneva le enunciazioni del Cristo del Sermone della Montagna in modo orinato e sistematico (capitoli 5-7). Tuttavia, Gandhi dapprima distingueva il Sermone dal Vecchio Testamento e dalla legge mosaica, ma in seguito lo distingueva anche dalle lettere di Paolo del Nuovo Testamento. Diceva infatti: “Traccio  una netta distinzione fra il Sermone della Montagna e le Lettere di Paolo, che sono un innesto sugli insegnamenti del Cristo, la sua glossa distinta dall’esperienza del Cristo”11 quindi, per

Gandhi, il Sermone puro e semplice conteneva il messaggio di Gesù, ed era pertanto molto selettivo nell’ammirazione e assimilazione degli insegnamenti biblici, al punto da chiamarsi un “cristiano del Sermone della Montagna”, con la sua nota parzialità appunto per il Sermone.

Il Sermone della Montagna 

Shamal Bhatt fu un poeta narrativo medievale del  Gujarat che ebbe un grosso ruolo nell’iniziare Gandhi verso il Sermone. La mente nobile e immaginativa di Bhatt e in particolare la sua descrizione pittorica, mediante una strofa didattica, del rendere in bontà il decuplo di ogni cosa fattaci attrasse davvero già la mente di Gandhi bambino, che ne apprese che la vera bellezza consiste nel fare il bene in contrasto al male, come egli stesso racconta: “Una strofa didattica dal Gujarat … mi afferrò mente e cuore. Il suo precetto – ricambiare il male col bene – divenne il mio principio guida; e una tale passione che cominciai a farci molti esperimenti.”12 Gandhi cita quei versi meravigliosi nella sua autobiografia:

Per una scodella d’acqua dai un gradito pasto;

per un saluto gentile inchinati con zelo;

per un semplice soldino rendi oro;

se la tua vita viene salvata, non trattenerla per te.

Tieni così da conto le parole e le azioni del saggio;

esse compensano ogni piccolo servizio col decuplo.

Ma i veri nobili conoscono tutti gli uomini come uno,

e ricambiano con letizia col bene ogni male fatto.13

L’influenza degli insegnamenti etici di quella strofa didattica durante la sua infanzia lo prepararono effettivamente a sentire attrazione per il c più tardi a Londra, per la somiglianza di quella strofa di Shamal Bhatt con gli insegnamenti di Gesù nel Sermone della Montagna; che, in altri termini, funse da potente stimolo per Gandhi a rivivere le idee etiche apprese nella sua prima infanzia.

Gandhi così confrontò gli insegnamenti del Sermone – “a chiunque ti colpisca sulla guancia destra, offri pure la guancia sinistra” – con i versi immortali di Shamal Bhatt – “Per una scodella d’acqua dai un gradito pasto ” – assorbiti da piccolo.14 Gandhi ne disse: “…gli insegnamenti del Sermone della Montagna echeggiavano di qualcosa che avevo imparato da bambino e che mi sembrava parte del mio essere….”15 Questo perché sia il Sermone sia la strofa di Shamal Bhatt trattano il tema di ricambiare male con bene! Tema che ebbe un ruolo chiave nel modellare il pensiero filosofico e religioso di Gandhi e fu strumentale nel rivoluzionare tutta la sua vita.

È quindi mediante il Sermone che Gandhi giunse ad apprezzare la Bibbia , conobbe Gesù Cristo come grande maestro dell’umanità e si pose in rapporto col cristianesimo. Dice infatti: “È quel Sermone che mi ha reso caro Gesù.”16 Gandhi apprezzava molto l’ideale spirituale ed etico presentato nel Sermone e ne considerava l’Autore uno dei massimi maestri dell’umanità17 e uno splendido esempio dell’uomo perfetto18. Sicché pare che l’etica del Sermone e il suo linguaggio meraviglioso e pittoresco creassero immagini grafiche in mente a Gandhi, imprimendoglisi proprio nel cuore. Ne vide pure ‘la grazia espressiva’ e la bellezza al punto da definire Gesù anche “un artista Supremo”19. Dunque il Sermone ebbe un impatto significativo nella trasformazione della personalità di Gandhi.20 “Il Sermone della Montagna mi è andato dritto al cuore”21 e “mi ha sciato una profonda impressione in mente quando lo lessi”22. Impatto non solo profondo ma duraturo, per tutta la vita, venendo infine chiamato ‘l’Apostolo della non-violenza.’

Ciò che impressionò davvero Gandhi nel Sermone era l’insegnamento di Gesù  di ‘non resistere al male’, che citava sovente da Matteo 5: 39

Ama i tuoi nemici, fai del bene a chi ti odia. Benedici chi ti maledice e prega per chi ti tratta male. A chiunque ti colpisca sulla guancia destra, offri pure la guancia sinistra A chi ti prende il soprabito dai pure la camicia.

Quel che Gesù s’aspetta in quel brano non è dente per dente ma la fine di ogni risentimento e rappresaglia. Dobbiamo generosamente perdonare agli altri le loro malefatte e la nostra bontà dev’essere più che il male presente nel mondo; dobbiamo vincere il male con la nostra bontà. Il che vuol dire che non dobbiamo ricambiare il male col male, ma che la nostra reazione al male dev’essere il bene, una sfida continua. Gandhi comprendeva tale sfida ed amava il nobile insegnamento di Gesù nel Sermone di amare il proprio nemico (ahimsà), cioè non-violenza, non-rappresaglia e non-resistenza al male  e inoltre benevolenza ai malvagi, Per esempio, Gandhi vedeva nella frase di Gesù “Se chiunque ti porterà via il soprabito, fa’ che ottenga anche il tuo mantello” una maniera pittoresca ed efficace per esprimere la grande dottrina della non-cooperazione non-violenta. Così dice:

La tua non-cooperazione col tuo avversario è violenta quando tu dai un colpo per un colpo, e alla lunga è inefficace. la tua non-cooperazione è non-violenta quando dai al tuo avversario tutto anziché solo quel che gli occorre. [Allora] Lo hai disarmato una volta per tuttte con la tua apparente cooperazione, che in effetti è completa non-cooperazione ,23

Quindi, Gandhi si rese conto ce la ‘nuova legge dell’amore’ di Gesù è del tutto diversa da quella di Mosè e dalla sua vecchia legge (Tòrah) dell’occhio per occhio, dente per dente. Che, per lui, rende cieco il mondo intero. Gandhi inoltre osservò che Gesù ha cambiato questa vecchia legge mosaica cosicché è diventata una nuova legge. E la ‘nuova legge di

Gesù’ è “…siate pronti a ricevere due colpi quando ne è stato dato uno, e ad andare per due miglia quando si è stati richiesti di andare per uno.”24 Quindi, di tutte le cose lette da Gandhi, ciò che gli rimase per sempre fu questa ‘nuova legge’ di Gesù.25 E cioè non-rappresaglia, or non-resistenza al male; in termini positivi voleva dire amare i nemici e ricambiare col bene il male da loro fatto. In questo grande insegnamento nel Sermone di Gesù, Gandhi trovò pure la presenza della tradizione indiana dell’ahimsà (non-violenza) e confermò vieppiù la sua credenza nell’ahimsà. Quindi, correlò il Sermone di Gesù alla tradizione indiana. Per esempio, nel novembre 1926, quando pubblicò una serie di articoli su Yonng India sul Sermone della Montagna, scrisse “… Gesù ha dato una definizione del perfetto dharma in quelle sue frasi: il Sermone della Montagna conteneva yamas (esercizi spirituali cardinali) e la Preghiera del Signore [il Padre Nostro] contiene tutto ciò che vogliono dire le poche lettere del Gayatri Mantra.”26 Tale correlazione fra gli insegnamenti di Gesù e la tradizione indiana raggiunse il culmine quando Gandhi paragonò il Sermone alla Gita.

Il paragone di Gandhi del Sermone con la Gita

Lo studio di Gandhi del Nuovo Testamento e della Bhagavad-Gita procedettero di pari passo. Egli confrontò il Sermone della Montagna con la Gita.27 Per lui, la moralità fondamentale della Gita è analoga a quella del Nuovo Testamento. Per esempio dice: “Ho un amico cristiano che mi dice che la Gita gli mostra come vivere il Nuovo Testamento, e che mosti passaggi oscuri nel secondo gli divennero intelligibili studiando la Gita.”28 Gandhi non trovò praticamente alcuna “differenza fra i due testi ...”29 Vi trovò anzi un terreno d’incontro considerandoli reciprocamente  complementari.30 “Ciò che il Sermone descrive in maniera grafica, la Bhagavad Gita lo riduce a formula scientifica.”31 E dichiarò pertanto: “Lo spirito del Sermone della Montagna compete in termini quasi uguali con la Bhagavad Gita per dominarmi il cuore.”32 Inoltre: “Oggi, supponendo di essere privato della Gita e di averne dimenticato il contenuto, avendo però una copia del Sermone, ne deriverei la stessa gran gioia.”33 Gandhi perciò percepiva un’essenziale unità fra gli insegnamenti della Gita e del Sermone e ne assimilò lo spirito di entrambi, che effettivamente divenne in lui ‘giri-gìtà’.

Il Sermone della Montagna e la filosofia del Satyàgraha

La filosofia gandhiana del Satyàgraha è stata influenzata dal Sermone della Montagna, in quanto il concetto di Satyàgraha appave divenire un percorso non-violento verso la verità in linea con gli insegnamenti del Sermone della Montagna.34 Gesù e i suoi insegnamenti furono quindi una fonte importante nel derivare la filosofia del Satyàgraha in Gandhi. Per esempio, dice: “Fu il Nuovo Testamento che mi risvegliò davvero alla giustezza e al valore della resistenza passiva.”35 Egli lo considerava un libro di pace, giacché ci esorta ad “… aspettare con ansia un’era in cui non ci sarà bisogno di spade e il loro materiale potrà essere convertito in altre cose utili.”36 “Non riesco a scoprire alcuna giustificazione per le guerre  nel Nuovo Testamento.”37 Infine, mentre era in SudAfrica, dopo la lettura del Sermone della Montagna nel 1893 gli giunse la rivelazione della resistenza passiva.38

Gandhi considerava perciò Gesù come il ‘seminatore della semente della filosofia non-violenta.39 Lo chiama “eroico satyagrahi;”40 poiché Cristo rappresentava il principio della non-violenza, la forma più pura di forza dell’anima. Gesù superava il male con il bene, l’odio con l’amore. Preferiva il garbo, il perdono e l’amore alla vendetta e all’odio. Gandhi fu ispirato da tale esempio di Gesù non-violento, come spiega: “… l’esempio della sofferenza di Gesù è una componente della mia intramontabile fede nella non-violenza che governa tutte le mie azioni, mondane e temporali.”41 Infatti, egli trovò nel messaggio di ‘non resistere al male’ il potere della forza d’animo, l’etica della non-violenza, il potere della forza d’animo, e le infinite possibilità dell’amore universale.42 Gandhi stava così rafforzando il concetto di non-violenza ossia di forza d’animo mediante le sue campagne di Satyàgraha. Ne dice:

Quando lessi nel Sermone della Montagna brani come ‘Non resistere al maligno ma anzi a chiunque ti colpisca sulla guancia destra porgigli pure la sinistra’ e ‘ama i tuoi nemici e prega per chi ti perseguita, acciocché possiate essere figli del padre vostro che è nei cieli’ ne fui semplicemente sopraffatto di gioia, e trovai conferma alla mia opinione proprio lì dove meno me la sarei aspettata.43

Ne risultò che Gandhi decise di applicare l’atteggiamento di Gesù di superare il male col bene quale principio per gli affari pubblici.44 Il risultato fu rivoluzionario, poiché Gandhi fu capace di guidare il maggior movimento non-violento al mondo in relazione con l lotta libertaria dell’India contro le brute armi dei britannici.

La differenza di Gandhi rispetto al cristianesimo nell’interpretazione del Sermone

Pare che Gandhi considerasse molte delle interpretazioni del Sermone adulterate e parziali. Così, quel che tentò di fare con la sua interpretazione era assumere il Sermone ‘come un insieme’ e ‘non adulterato.’45 Voleva averlo puro e integro. Motivo per cui Gandhi, rispetto al Sermone, seguì la propria interpretazione. Disse, per esempio: “… in quanto al Sermone della Montagna, la mia umile interpretazione del messaggio è differente in molti aspetti da quella ortodossa.”46 “Non fui d’accordo con la loro interpretazione delle parole del Cristo.”47 E “Se poi dovessi pormi di fronte al solo Sermone della Montagna e alla mia interpretazione di esso, non esiterei a dire: ‘Oh sì, sono un cristiano!’”48

Quindi, l’ermeneutica gandhiana del Sermone fu radicalmente differente da quella ‘ortodossa’ datagli da molti teologi cristiani. Quando l’interpretazione cristiana enfatizzava l’’impossibilità’ del Sermone, Gandhi ne mostrò la praticabilità nelle incombenza della vita reale. Per esempio, molti teologi sostenevano che il Sermone della Montagna non si applica alle questioni mondane e alla gente comune, inteso com’era solo per i dodici discepoli; al che Gandhi replicò: “Beh, non ci credo. Penso che il Sermone della Montagna non abbia senso se non è d’uso vitale nella vita quotidiana di ognuno.”49 “Né accetto le limitazioni che si è cercato di apporre all’insegnamento del Sermone della Montagna.”50 Per Gandhi, piuttosto, il Sermone della Montagna fu proclamato non solo per i pacifici discepoli bensì per un mondo oppresso.51 E disse quindi sfacciatamente: “L’insegnamento del Sermone era inteso per ciascuno di noi.”52

Gandhi perciò osservò che l’Occidente ignorava il messaggio del Sermone, e che il messaggio stesso vi era stato distorto in Occidente.53 ne risultava che il cristianesimo occidentale andava a rimorchio del colonialismo, della violenza e della guerra. Ma Gandhi lo studiò devotamente e con uno spirito diverso nella sua lettura per scoprirne le verità, mentre la cristianità occidentale sovente cercava di seppellirle. Quindi, in tempi moderni, è stato Gandhi a disseppellire il Sermone e mostrarne la rilevanza pratica in relazione agli affari del mondo come la risoluzione dei conflitti e costruire la pace.

Il messaggio di Gandhi ai cristiani

Spiegando la rilevanza del Sermone della Montagna ai cristiani d’Europa, Gandhi disse:

Cercare di spiegare gli insegnamenti di Gesù ai seguaci è come portare l’acqua del Gange a Varanasi. Ma benché io non sia un cristiano, da umile studente della Bibbia, cui si rivolge con fede e riverenza, desidero rispettosamente proporvi l’essenza del Sermone della Montagna.54

Quindi, per Gandhi, “…il Sermone della Montagna era il complesso del cristianesimo….”55 ma scoprì che i cosiddetti cristiani avevano abbandonato l’insegnamento del Sermone della Montagna sulla non-violenza.56 Così “…molto di ciò che passa per cristianesimo è una negazione del Sermone della Montagna.”57 Gandhi disse ciò distinguendo fra la vita dei cristiani in Occidente, con la loro molteplicità di bisogni e di comodità materiali, da un lato, e l’insegnamento essenziale del Sermone dall’altro.58 Perciò Gandhi disse chiaro e tondo ai cristiani di “diventare degni del messaggio incastonato nel Sermone della Montagna”59, osservando tuttavia che per vivere in piena conformità con il Sermone c’è molto di cui spogliarsi e molto da rimodellare immediatamente.60 Sicché, per abbeverarsi appieno alle fonti del Sermone della Montagna, essi devono vestire di sacco e cenere.61 Cionondimeno, se i cristiani d’Europa potessero convertire la propria vita alla semplicità del messaggio di Gesù, ciò darebbe a Gandhi un piacere ben maggiore di quanto si augurasse per una tale vita ideale da parte di cristiani secondo quanto codificato nel Sermone. 62

Gandhi pertanto enfatizzò moltissimo l’insegnamento di Gesù secondo Matteo 7:21.63 Non chi dice ‘Signore, Signore’ è un cristiano, bensì ‘colui che fa la volontà del Signore’ lo è davvero.64 Quindi, per Gandhi, i cristiani non dovrebbero essere molto preoccupati  delle organizzazioni, delle forme del ministero, delle dottrine, etc., ma attenersi semplicemente al messaggio del Sermone della Montagna e vivere come ivi descritto, anziché solo parlarne o predicarlo.65 Infatti la vera vita, impercettibile, aveva maggior significato per Gandhi/  che la grande enfasi del pulpito e della predicazione pubblica. Gandhi quindi usò in modo del tutto particolare la metafora della rosa in relazione alla vita comandata dal Sermone della Montagna, dicendo: “Una rosa non ha bisogno di predicare, spande semplicemente la sua fragranza. È quella il suo sermone.” Ma il vangelo predicato da Gesù è più sottile e fragrante che il vangelo della rosa. Se la rosa non necessita di un agente, tanto meno il vangelo del Cristo.67 Così, l’aroma del cristianesimo è più insinuante ancora che quello della rosa e dovrebbe quindi essere comunicato in modo ancor più tranquillo e impercettibile, se possibile.68 Quindi l’aroma della vita in sintonia con il messaggio del Sermone è più sottile e dilagante che la fragranza della rosa. Di fatto, Gandhi s’aspettava dai cristiani una vita così ampiamente trasformata e matura.

Conclusione

Sebbene Gandhi non s’identificasse con il cristianesimo ortodosso, il messaggio della Bibbia, specialmente il Nuovo Testamento e il Sermone della Montagna, era una gran fonte per la sua vita e la sua filosofia del Satyàgraha e della resistenza non-violenta. La stanza di Shamal Bhatt lo faceva sentire a proprio agio con il Sermone. Vedeva l’essenza del messaggio di Gesù nel Sermone della Montagna e gli era più caro che qualunque cosa della Bibbia e del cristianesimo. Fu effettivamente il Sermone che gli accattivò Gesù quale gran maestro dell’umanità, i cui insegnamenti del Sermone acquisirono un distinto valore morale in tutto il mondo. Gandhi era in grado di scorgere in quegli insegnamenti la tradizione indiana dell’ahimsà e un terreno d’incontro fra il Sermone e la Gita. Il suo approccio e la sua interpretazione del Sermone fu tuttavia differente da quella tradizionale datagli dai teologi cristiani. Riscontrò la praticabilità del Sermone nei contesti della vita reale ed esortò i cristiani a vivere come comandato nel Sermone della Montagna.

Note e Riferimenti

  1. 1. M. K. Gandhi, The Message of Jesus Christ (Mumbai: Bharatiya Vidya Bhavan, 1998), 97.
  2. . M. K. Gandhi, An Autobiography OR The Story ofMy Experiments with Truth (Ahmedabad: Navajivan Publishing House, First Edition – 1927, Reprint, 2011), 63. Hereafter it will be denoted as An

Autobiography.

  1. 3. Gandhi, The Message of Jesus Christ, op.cit., 64.
  2. 4. An Autobiography, 63-64.
  3. 5. An Autobiography, 63.
  4. 6. The Collected Works of Mahatma Gandhi, Voi. 25 (New Delhi: Publication Division, Ministry of Broadcasting, Government of India, 1956 -1994), 85. Hereafter it will be denoted as CWMG with different volumes.
  5. . Gandhi, The Message of Jesus Christ, op.cit., 50-51.
  6. 8. CWMG. 58:98.
  7. 9. CWMG. 13:220.
  8. 10. CWMG. 16: 496.
  9. . CWMG. 35:464.
  10. . An Autobiography, 32-33.
  11. 13. An Autobiography, 32-33.
  12. 14. An Autobiography, 64.
  13. 15. CWMG. 48: 438.
  14. . Young India, 31.12.1931.
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  16. . Gandhi, The Message of Jesus Christ, op.cit., 23.
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  18. 20. Lizy Paul, Dynamics of Personality Development A Study based on Mahatma Gandhi s Life and Writings (Bangalore: Dharmaram Publication, 1997), 87.
  19. 21. An Autobiography, 63.
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  21. . Gandhi, What Jesus Means to Me, op.cit., 39.
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  23. 25. CWMG. 48:438.
  24. . Cited by Margaret Chatterjee, Gandhi’s Religious Thought (London: The Macmillan Press, 1983), 52.
  25. . An Autobiography, 63.
  26. 28. CWMG. 61:68.
  27. . Young India, 22.12.1927.
  28. . K.C. Chacko, Metaphysical Implications of Gandhian Thought (Delhi: Mittal Publications, 1986), 44.
  29. . Young India, 22.12.1927.
  30. . CWMG. 13:220.
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  40. . Margaret Chatterjee, Gandhi s Religious Thought, op.cit., 51.
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  43. 45. CWMG. 35:248.
  44. . Gandhi, What Jesus Means to Me, op.cit., 11.
  45. 47. Cited by C. F. Andrews, Mahatma Gandhi’s Ideas (London: George Alien & Unwin, 1949), 93.
  46. 48. CWMG. 35:248.
  47. . CWMG. 71:328.
  48. . CWMG. 25:85.
  49. . CWMG. 21:169.
  50. . CWMG. 35:251.
  51. . CWMG. 35:248.
  52. 54. CWMG. 27:204.
  53. 55. CWMG. 48:438.
  54. 56. CWMG. 48:421.
  55. . CWMG. 35:248.
  56. 58. CWMG. 35:328.
  57. 59. CWMG. 71:80.
  58. . CWMG. 75:395.

  59. 61. Gandhi, The Message of Jesus Christ, op.cit., 48.
  60. 62. CWMG. 48:421.
  61. . CWMG. 65:296.
  62. 64. Gandhi, The Message of Jesus Christ, op.cit., 82.
  63. 65. Ibid., 40.
  64. . Ibid., 69.
  65. . Ibid., 71-72.
  66. 68. Ibid., 63.

Il dr. P.T. SUBRAHMANYAN si è laureato in filosofia all’Università del Mahatma Gandhi di Kottayam, Kerala. Insegna religione e filosofia all’India Bible College & Seminary (competenza del Senato di Serampore), Kumbanad ed è anche docente in visita presso vari istituti teologici. Indirizzo: Oikos, Karimala Road, Kattode, Manjadi P.O., Tiruvalla, PTA Dist., Kerala. Pin. 689 105. Email: [email protected]


Gandhi Marg Trimestrale – aprile/giugno 2017
Titolo orignale: Mahatma Gandhi and the Sermon on the Mount
Traduzione di Miki Lanza

 

 

Una replica a “Il Mahatma Gandhi e il Sermone della Montagna | E. T. Subrahmanyan”

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