Tortura e cultura | Marta Ròs Sanchez

L’estate è arrivata e con lei, i tori. Quando parliamo di essi, è facile che ci venga in mente la Spagna, per la sua festa internazionalmente conosciuta: Los Sanfermines. Tuttavia, le “feste taurine” che si celebrano in Spagna principalmente nei mesi estivi, vanno ben oltre Sanfermin e le corride in arene. Proprio oggi, in base a quanto è successo a Foios, a nord di Valencia, vorrei mostrarvi altre feste tanto sconosciute all’estero quanto aberranti.

Bous a la mar (Tori al mare) – Denia, Comunità Valenciana

Si tratta di una festa patronale d’interesse turistico nazionale tenuta nella città di Denia, vicino ad Alicante, in onore del Santo Sangue. La “festa” comincia nella città alta (La Glorieta), a partire dalla chiusura di tori ma anche di giovenche all’interno di gabbie (cajon de toro) in legno su ruote che servono a raggiungere una semi-arena temporanea in riva al mare (l’altra metà del quadrato immaginario è il mare stesso); qui i partecipanti cercano di buttare in mare tori e giovenche.

Toro de la Vega (Tordesillas, Castilla y Leon)

In questo caso il toro viene inseguito nella valle del fiume Duero da uomini a cavallo che cercano di ucciderlo colpendolo con delle lance. Chi riesce a dare il colpo di grazia che “finalmente” uccide l’animale è riconosciuto quasi come un eroe nel villaggio.

El toro embolado (Comunità Valenciana, praticata nelle feste di oltre 140 comuni)

Rappresentano circa il 30% delle feste con i tori in strada. In questi spettacoli il toro viene legato a un palo e sulle corna viene applicata una cornice alle cui estremità si trovano sfere impregnate con sostanze liquide infiammabili, in grado di mantenere acceso il fuoco per un tempo molto prolungato. Poi queste sfere vengono accese e bruceranno mentre il toro corre nell’area che gli è stata riservata o è guidato lungo un tour notturno per le vie della città.

Questi spettacoli sono considerati tradizione popolare della Comunità Autonoma di Valencia, nella quale ogni anno si tengono oltre 6.000 feste di questo tipo.

In questi casi si tratta di lasciare il toro libero per le vie del paese, limitando il suo muoversi attraverso delle “barriere” in cui le persone possono anche sedersi, sostenersi e proteggesi dai toro. Prima di essere liberato il toro passa diverse ore chiuso in una struttura quadrata di legno che è pochi centimetri più grande di lui, dove non può fare nessun tipo di movimento.

Toro de San Juan (Cáceres, Extremadura)

Il toro viene lasciato “libero” tra le mura della città e come se si trattasse di un obiettivo, gli vengono lanciati degli spilloni che si conficcano nella pelle. Alla fine si spara un colpo di pistola o di fucile per ucciderlo. Questo festival, risalente al XVI secolo, è dichiarato Bene d’Interesse Turistico.


I gruppi a favore degli eventi taurini difendono queste celebrazioni in quanto si baserebbero su tradizioni e culture (molte di queste feste sono considerate BIC; una sorta di marchio che significa Bene d’Interesse Culturale), che affondano le proprie radici nell’antichità, anche se la loro origine non è riconducibile a una data certa, ma si è dimostrato che esistevano almeno nel Medioevo; Nel frattempo, le associazioni animaliste lottano per l’abolizione di questi eventi con lo slogan “La tortura non è cultura”.

Il termine cultura, che deriva dal latino cultus si riferisce alla coltivazione dello spirito umano e delle facoltà intellettuali dell’uomo. La sua definizione è cambiata nel corso della storia dal momento dell’Iluminismo e la cultura è stata associata con la civiltà e il progresso. E ovvio che con il passare del tempo questo concetto di cultura si sia adattato e suddiviso in varie tipologie. In ogni modo, per me, il concetto originale è abbastanza chiaro. Non è saggio pensare che la cultura è semplicemente tradizione, vale a dire, “ciò che si è sempre fatto”, perché poi si rischia di fare il contrario, cioè di non evolvere, di non coltivare noi stessi come esseri umani, di non essere autocritici e di non svilupparsi.

Perché se giustifichiamo la sofferenza e la denigrazione di un animale in un modo così violento e disumano, significa che non siamo in grado di essere obiettivamente consapevoli del fatto che la cultura dovrebbe essere una transizione continua e trasformazione del solito, che varia per migliorare la qualità della vita e per aumentare i diritti e la dignità di ognuno degli abitanti di questa terra, compresi gli animali. Perché se nel corso della storia questo non fosse stato così oggi, la persecuzione del traffico di esseri umani e organi, il suffragio universale, i diritti dei bambini, il riconoscimento dei diritti degli animali, l’abolizione della schiavitù, lo sradicamento della lapidazione, la lotta per l’uguaglianza tra uomini e donne, e tanti altri cambi sociali e culturali che si sono susseguiti duranti anni e secoli non sarebbero avvenuti.

D’altronde, è dimostrato che tutti questi eventi determinano un’intensa sofferenza fisica e mentale negli animali coinvolti. Essi producono gravi danni dovuti a movimentazione, trasporto, fame e sete, oltre agli attacchi dirette e le molestie che sono spesso inflitti dal pubblico che partecipa a questi spettacoli. Ma va notato che i bovini sono animali gregari e quindi subiscono un grande stress, ansia e un intenso sentimento di paura, semplicemente nel rimuoverli dal loro ambiente naturale e nel separarli dai loro compagni di branco e quando si trovano in una situazione di impotenza che non sono in grado di risolvere.

In conclusione posso solo aggiungere che, come Valenciana e Spagnola in me produce una tristezza immensa il fatto che le istituzioni pubbliche abbiano paura di confrontarsi, di dibattere su queste tematiche poiché la maggior parte di queste feste sono sostenute con denaro pubblico. Lascio a tutti la libertà di giudicare, ma sappiano tutti quelli che frequentano questi eventi per la festa e il divertimento a che tipo di industria stanno contribuendo e che per fortuna, ci sono altri modi per divertirsi senza dover giocare con la vita e la dignità di un animale.

Una replica a “Tortura e cultura | Marta Ròs Sanchez”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *