Casi e circostanze dell’obiezione di coscienza in Gran Bretagna durante la Prima guerra mondiale – Vanessa Maher

2Objectors


Le reclute dell’esercito britannico nella Prima guerra mondiale

Sono pochi e recenti gli studi approfonditi sull’obiezione di coscienza nella Prima guerra mondiale e la memoria pubblica e collettiva ha dato rilievo quasi esclusivamente ai combattenti1.

Il Military Service Act, legge britannica del gennaio 1916, introdusse la coscrizione per gli uomini fra i 18 e i 41 anni. Entro il 1918, grazie alla legge sulla coscrizione, avevano combattuto 8.7 milioni di uomini dei quali 5.2 milioni dalla Gran Bretagna e più di tre milioni dalle colonie e dal Commonwealth. Prima di 1916, l’esercito della Gran Bretagna era formato da “volontari”. Consisteva di circa 120,000 soldati soltanto all’entrata in guerra nel luglio 1914 e per rinforzarlo furono mobilitati 56,000 truppe indiane. Entro il 1915, grazie ad una campagna di propaganda senza precedenti, milioni di uomini si erano arruolati volontari. Con il slogan dei cosiddetti pals regiments (pal vuol dire compagno, amico,“socio”) il governo incoraggiava gli uomini ad arruolarsi insieme ai loro compagni di lavoro, vicini di quartiere e di villaggio, parenti, compagni di scuola e di università, squadre di calcio e di cricket insieme con i tifosi. Date le enormi perdite subite fin dai primi mesi della guerra, l’impatto sociale di questa forma di arruolamento fu devastante e non ripetuta nella Seconda guerra mondiale. Interi villaggi, quartieri, professioni, generazioni universitarie e sportive furono spazzati via, lasciando le loro comunità prive di giovani e di sostegno economico e sociale. Questa politica, forse intenzionalmente, metteva sotto una pressione tremenda chi non si arruolava, perché veniva isolato da tutta la sua rete sociale. Molte nuove reclute, di cui il 15 per cento aveva meno di 18 anni, non possedevano particolari convinzioni pro o contro il militarismo, avendo conosciuto una pace relativa durante i quattro decenni precedenti. I loro comandanti erano abituati a vittorie coloniali rapide contro un nemico relativamente poco o male armato. I giovani furono trascinati dai pals ad arruolarsi ed era forse alla loro lealtà ai compagni che si deve attribuire la tenacia delle truppe in condizioni infernali. Ciò detto, i soldati erano anche abituati ad un tipo di educazione che associava compiti e capacità di violenza all’identità maschile. In molte scuole d’élite si allenavano gruppi di “cadets”, che si esercitavano nelle discipline militari, con la prospettiva di intraprendere una carriera militare o di prestare servizio per alcuni anni in un reggimento prestigioso. Tuttavia il Military Service Act del 1916, la legge sulla coscrizione, introdotta dopo le perdite enormi del primo anno di guerra e contestata a lungo dentro e fuori Parlamento,2 permetteva ai cittadini di rifiutare di svolgere servizio militare se questo contrastava con le loro convinzioni morali, religiose o politiche, legittimando per la prima volta l’obiezione di coscienza. 3 In Germania, Francia, Italia e Russia, gli obiettori sarebbero stati trattati da disertori e non v’era per loro alcuna protezione legale. Se erano fortunati finivano in carcere accusati di tradimento. Gli obiettori di coscienza (in seguito O.d. C) in Gran Bretagna erano di due categorie: gli assolutisti che rifiutavano di prestare alcun sostegno anche esterno alla guerra. Non solo di portare armi ma anche di svolgere “lavori di importanza nazionale” o “ alternativi”, nell’industria, in agricoltura oppure nei servizi medici. Chi invece accettava questo tipo di lavoro era chiamato alternativista. L’obiezione di coscienza attraversava tutte le classi sociali. Ciò non di meno molti giovani soldati non sapevano dell’esistenza della “conscience clause”. Alcune persone si erano già dichiarati obiettori durante il primo anno di guerra ma dopo il passaggio del Military Service Act, chi voleva fare domanda di esenzione dal servizio militare doveva presentarsi ad un Military Service Tribunal che valutava se concederla. I tribunali erano raramente imparziali, essendo composti in gran parte di persone “patriottiche”, anziane e benestanti, spesso del “borough“ di provenienza dell’ obiettore. Comprendevano sempre un rappresentante delle forze armate. I componenti del tribunale erano in genere inesperti e privi di competenze legali, ma a loro spettava il compito di valutare se il O.d C.era “genuino” o no. Non accumulavano molto esperienza perché le richieste di esenzione per ragioni di coscienza erano solo il 2 per cento del totale. Le altre si riferivano a disabilità, doveri verso parenti non autosufficienti o lavori di importanza nazionale. I tribunali potevano concedere l’esenzione totale – cosa rara che venne concessa a circa 360 persone su un totale di circa 20,000 O. di C. – oppure condizionale. In quest’ultimo caso il Tribunale destinava il O.di C. ad un lavoro alternativo di importanza nazionale, oppure ad un corpo militare di non combattenti (NCC, chiamato comunemente “corpo dei non coraggiosi”) che faceva parte dell’esercito ma non portava armi. Ovviamente il Tribunale poteva negare al candidato lo status di O.d C., cosa che capitava spesso. In questo caso l’uomo poteva fare appello, ma nel frattempo era inserito in un reggimento e se si rifiutava di prendere servizio o portare l’uniforme, era considerato un disertore e mandato in galera in attesa del giudizio della corte marziale. La corte marziale di solito condannava i gli O. di C. a diversi mesi o anni di carcere e di lavori forzati, che si svolgevano in pessime condizioni. Molti obiettori si ammalavano e 73 morirono. Più tardi si crearono campi di lavoro appositi, lontani dai centri abitati e nominati Home Office Schemes, per impegnare gli obiettori, anche qui in condizioni pessime, nell’opera di costruzione e manutenzione delle strade. I disertori, che si scoprivano “antiguerra” al fronte, furono spesso condannati a morte, punizione di cui si minacciava spesso gli O.d.C. Una volta sotto le armi “non c’era un’arena in cui una persona poteva dichiarare di essere un O.di C” 4 Ciò nonostante su 3.500 soldati condannati a morte solo 306 furono effettivamente fucilati, 5 Gli ufficiali ricevettero un altro trattamento. Il poeta Siegfried Sassoon, per esempio, fu mandato in manicomio.

Sembra che la fuga davanti al nemico e la diserzione fossero “ normali” in tutti gli eserciti e in tutti davano luogo a centinaia di miglia di condanne per corte marziale. I fucilati francesi erano circa 600, quelli italiani 1000, quelli tedeschi erano solo una quarantina. Che cosa succedeva in questi eserciti ai renitenti e agli obiettori? 6Sembra che sia in Germania sia in Francia fossero immessi per vie informali in ruoli non combattenti o lavori di utilità nazionale oppure, in alcuni casi, mandati in manicomio per screditare i loro argomenti. In questo, ma non solo in questo le politiche dei governi in guerra sembrano assomigliarsi e smorzare l’eccezionalità del caso britannico. Ai tribunali britannici si suggeriva di non dare esenzioni totali e molti uomini contrari alla guerra finirono per andarci comunque, indotti da minacce, incentivi e mancanza di alternative, soprattutto nei primi mesi della guerra quando la disoccupazione aumentò a causa dell’interruzione del commercio internazionale. La clausola sulla coscienza nella legge britannica,tuttavia, anche se interpretata senza generosità, sanciva un diritto del cittadino e non era solo uno escamotage informale. Ebbe effetti pratici limitati nella Prima guerra mondiale ma questi furono potenziati nei decenni successivi7. La presa di posizione degli obiettori, a grande costo personale, aveva reso effettivo un diritto. 60.000 persone, comprese molte donne, si sono dichiarate obiettori nella Seconda guerra mondiale quando il principio aveva acquisito una maggiore legittimità e le strutture di sostegno degli obiettori si erano consolidate.8 Le donne che avevano difeso i diritti degli obiettori nella Prima guerra scoprivano di avere difeso anche i propri: la cultura dei diritti e dei sistemi di welfare a favore delle popolazione civile che si è diffusa nella seconda metà del secolo doveva molto a loro operato. Nei paesi dove il diritto all’obiezione non era stato acquisito, le strutture di sostegno al dissenso rimanevano più fragili, i diritti delle donne e della popolazione civile rimanevano più limitati e le cose andavano peggio per tutti.

Chi erano gli obiettori di coscienza?

I profili sociali degli obiettori erano molto vari ma si possono identificare tre tipi principali di motivazioni : religiose, politiche o etico-filosofiche. Gli obiettori adducevano motivi religiosi in più di metà dei casi. Spesso si dichiaravano contro il porti d’armi e la violenza tout court. Quelli che dichiaravano motivazioni politiche, legate a convinzioni socialiste o liberali, costituivano quasi metà dei casi. Gli anarchici italiani a Londra si dichiararono tutti contro la guerra. Come molti socialisti avevano obiezioni contro quella specifica guerra che consideravano imperialista. Altri socialisti rifiutavano di combattere contro i fratelli proletari. Molti liberali si dichiararono contro la coscrizione e la privazione della libertà di scelta individuale. Fra gli obiettori per motivi etici ci fu Bertrand Russell ed alcuni (ma non altri) membri del gruppo di Bloomsbury intorno a Virginia e Leonard Woolf. Le categorie qui elencate (religiosa, politica, etico-filosofica) non erano mutualmente esclusive. Si poteva essere metodista e socialista, quacchero e liberale. Alcuni liberali e socialisti si sentivano traditi dai parlamentari dei loro partiti che avevano votato in Parlamento a favore dell’entrata in guerra e della coscrizione9. Altri erano “patriottici” e ansiosi di sostenere lo sforzo militare, come fece una parte importante del movimento suffragista. Pochi di quelli che avanzavano motivi religiosi appartenevano alla Chiesa d’Inghilterra (la chiesa anglicana riconosceva il re come suo capo). La maggior parte seguiva una delle denominazioni del “dissenso non conformista” della chiesa “bassa” o evangelica : battisti, metodisti, congregazionalisti, cristadelfi, quaccheri, Testimoni di Geova10. C’erano anche obiettori fra russi ortodossi, cattolici, ebrei, indu e buddhisti. Diversi O. d. C. russi di religione ortodossa erano stati confinati in Siberia per il loro rifiuto di arruolarsi nell’esercito dello Tsar ed erano arrivati in Gran Bretagna come profughi(vedi il padre di Lily Tobias a p. 10). I 90 cattolici, fra i quali spicca il nome di Francis Meynell, documentavano la loro esperienza in molti scritti e formarono una “fellowship”, The League of the Pope’s Peace, soppressa poi dal loro vescovo che temeva, con la causa dell’indipendenza irlandese sullo sfondo, che i cattolici venissero sospettati di simpatie pro-tedesche11.

Casi e circostanze

Max Sanders, un giardiniere di Brighton, era socialista e scrisse un libretto intitolato My Experience as a Conscientious Objector 1914-1919”12. Sanders esprime la sua grande delusione per l’adesione dei socialisti parlamentari alla decisione di entrare nella guerra e alla coscrizione. “Le rocce” del socialismo sui quali pensava di costruire la sua vita si erano rivelate “sabbie mobili”. In ogni caso ascolta la sua “coscienza”. “Dovetti penetrare nel profondo verso le fondamenta della Vita e decidere per me la via da seguire: la morte piuttosto della resa”. Gli O.d.C. pensavano di evitare non la morte, ma di uccidere qualcuno in guerra.

Il Military Service Tribunal locale concesse a Sanders un’esenzione solo dal combattimento armato, ma egli rifiutò di svolgere alcun tipo di lavoro a sostegno della guerra (alternative service).Fu arrestato nel 1917 e passò 6 mesi a Wormwood Scrubs, oggi carcere di massima sicurezza, “ there I experienced the might of the state”, e poi altri 18 mesi di lavori forzati per aver rifiutato di prestare servizio in un corpo non combattente. Secondo la figlia di Sanders, Beryl Libin, “He went in (to prison) A1(in ottima salute secondo la classifica militare) but he came out C3(in pessima salute) with a wonky heart. He was kicked downstairs by the guards, one stair at a time. He could have worked on a farm or as a gardener, but he wouldn’t do that. He said that if he did that, he would be freeing someone else to go to fight anyway and so he would be responsible for that man’s death. He would rather go inside (to prison). What he believed, he believed and nothing would change him”13.

Robert Mennell, compagno di carcere di Sanders scrisse il libello The Conscientious Objector in Prison. Ricordava, “Ci volevano isolare e schiacciare”. Scrive dell’ “terribile isolamento” e come nel carcere “la meschinità nelle piccole cose rende la vita intollerabile”. Nel 1914 il socialista Fenner Brockway, anche lui detenuto, fondò con la moglie the No Conscription Fellowship per sostenere gli O.d. C. e le loro famiglie e inaugurò un sistema per mandare messaggi lungo i tubi d’acqua che collegavano celle diverse usando il codice morse, cosi regalando ai prigionieri un “senso di fratellanza e di goia”. Con gli uomini in carcere o al fronte, il lavoro del No Conscription Fellowship fu assunto da molte donne, sotto la guida in particolare di Catherine Marshall, e Charlotte Despard, sorella di uno dei generali belligeranti. Spiccano i nomi di Lydia S. Smith, Catherine Marshall, Emmeline Pethick Lawrence, Millicent Fawcett e Violet Tillard, donne che riuscirono anche ad arrivare all’Aia nel 1915 per partecipare ad un incontro di donne provenienti da diversi paesi e fondare il Women’s League for Peace and Freedom Violet Tillard forniva aiuto finanziario e si arruolò nel Friends’ War Victims Relief Service (i quaccheri spessi si davano il nome di “Friends”). Mori di tifo in Polonia.

Max Sanders scrisse “Devo compiere il mio dovere come padre e come marito. Poi mia moglie deve mostrare di che tempra sia fatta. E sono grandemente soddisfatto di come l’ha già mostrato”14. In una lettera ad un’amica sua moglie Florence scrisse, “Se si applicherà alle donne la legge sulla coscrizione sarò presto un obiettore di coscienza. Preferirei morire piuttosto di dare un contributo a questa guerra”. La sorella di Sanders, diversamente, sentendo della sua condanna, disse che se l’era meritata. La voce di Florence Sanders, moglie di Max, è particolarmente significativa, perché, come mi ha fatto notare Ben Copsey, si sa poco del rapporto delle donne con gli O. di C. All’inizio della guerra quando non c’era coscrizione, non si chiedeva loro (come si fece agli uomini) di fare le volontarie anche se molte si offrivano come infermiere. Non erano comprese nella legge sulla coscrizione del 1916, che si rivolgeva agli uomini fra i 18 e i 41 anni. Le loro parole non compaiono nelle udienze dei tribunali come fanno quelle degli uomini. C’erano delle donne attive nel sostenere lo sforzo belligerante del governo (fra le quali molte suffragette) e altre (anche loro suffragette) che sostenevano gli obiettori e le loro famiglie con ogni mezzo. Alcune di queste finivano in carcere.

Concentrarci sui tratti caratteriali degli obiettori può essere illuminante, ma non ci spiega perché fossero più numerosi in certe circostanze e ambienti sociali che in altri e perché non abbiano mantenuto sempre le stesse posizioni, per esempio, durante la Seconda guerra mondiale. In questo saggio tenterò di indagare le condizioni sociali dalle quali emergeva l’obiezione di coscienza. Alcune ricerche recenti pongono gli avvenimenti sotto una luce nuova. Une di queste è Comrades of Conscience. The Story of an English Community’s Opposition to the Great War( 2001, 2014), scritto da Cyril Pearce. L’autore sostiene che l‘entrata in guerra non sia stata accolta con entusiasmo e neppure solo con rassegnazione e stoicismo da una Gran Bretagna unita e patriottica, ma che ci sia stata un’opposizione decisa e persistente in alcuni ambienti non marginali, sia prima dell’entrata in guerra sia di fronte alla legge sulla coscrizione. Questi ambienti hanno fornito l’humus per l’obiezione di coscienza, favorita da una combinazione di fattori; non si trattava solo dell’influenza del protestantesimo con la sua enfasi sulla responsabilità individuale (dopo tutto gran parte della popolazione tedesca del tempo era protestante ma non obiettore di coscienza) oppure di una tradizione di historical liberalism (dal colloquio con Ben Copsey)15.Queste tradizioni erano comuni a gran parte della popolazione e quindi avrebbero dovuto produrre un’obiezione di massa ma questo non è capitato16.

Può essere istruttivo esaminare più da vicino quei luoghi dove l’ obiezione di coscienza si è addensata. La “comunità” di cui scrive Pearce è Huddersfield, città industriale di circa 110.000 abitanti nel 1914, collocata nel West Riding dello Yorkshire nell’Inghilterra settentrionale. La West Riding era famosa per la sua industria tessile e costellata di una miriade di piccoli paesi, ciascuno con il suo lanificio, un po’ come il biellese, ma comprendeva anche le città industriali di Leeds, Bradford e Keighley17. Caratterizzata da una vita culturale vivace e da una religiosità che seguiva in modo prevalente il “dissenso nonconformista”, Huddersfield vantava anche dei comparti metalmeccanici e chimici, collegati all’industria tessile e ristrutturati (come l’industria tessile stessa) durante la guerra per la produzione di armi ed esplosivi. L’ambiente “etico” e sociale della città era plasmato da un mix particolare di famiglie di imprenditori liberali e paternalisti, molti dei quali quaccheri, e una pletora di organizzazioni socialiste, sindacali, religiose e ispirate a nozioni di self-help. Negli anni prima della guerra questi gruppi, borghesi e no, si erano alleati talvolta per promuovere il suffragio femminile, i diritti civici, la conciliazione in Sud Africa durante la guerra contro i Boeri oppure l’opposizione al riarmo e alle spese navali 18. Sembra che questa alleanza spasmodica e spesso faziosa abbia creato un tessuto sociale in cui l’obiezione di coscienza fosse rispettata e, soprattutto, dibattuta. Nel 1914 ha generato il Huddersfield and District No Conscription Council, una versione locale del No Conscription Fellowship. Presso il Tribunale Militare di Huddersfield le domande di obiezione al servizio militare per ragioni di coscienza furono circa 6000, delle quali pochissime accolte. Cyril Pearce ne ha schedato le storie di 117. Alle loro udienze assistevano sostenitori e simpatizzanti di reti come il No Conscription Fellowship che poi seguivano il loro progresso attraverso le caserme e le patrie galere per fare loro coraggio e tentare di impedire maltrattamenti e abusi. Il clima favorevole all’obiezione di coscienza fu alimentato dal fatto che, dietro proposta del Military Service Tribunal, molti obiettori di coscienza avessero accettato di svolgere lavoro “alternativo” nelle fabbriche tessili, chimiche e metal meccaniche locali, diventate “di importanza nazionale”. Spesso gli obiettori erano costretti a lasciare le loro case e il loro lavoro, ma le famiglie rischiavano di meno se le donne erano occupate nell’industria come era spesso il caso a Huddersfield.

Il caso di Huddersfield non era isolato. Pearce sostiene che in molte città la popolazione aveva preoccupazioni sia politiche sia di sopravvivenza quotidiana, specie nella seconda metà della guerra quando mancava il cibo. Non accettava di vedere i propri bisogni frustrati dal governo il quale, adducendo come pretesto la guerra, voleva imporre il blocco dei salari oppure la coscrizione industriale. In 1915, 200,000 minatori gallesi fecero uno sciopero contro il blocco dei salari. Ci furono importanti scioperi e manifestazioni contro le politiche governative anche a Sheffield, Bradford e Hackney. La rivoluzione russa suscitò molte speranze e anche a Huddersfield alcuni proposero di avviare un processo rivoluzionario per mettere fine alla guerra. Pearce scrive di rivolte industriali e per la casa anche a Glasgow, chiamate “Red Clydeside”, lanciate e capeggiate da donne fra il 1910 e 1915 19. A Glasgow si erano insediate decine di migliaia di lavoratori irlandesi. Non potevano votare in Inghilterra e quindi era forte la loro delusione per la sospensione del Home Rule irlandese, oggetto di una campagna che anche il partito Liberale portava avanti da cinquant’ anni.

Fra gli obiettori per motivi religiosi, è emblematico il caso di un ingegnere quacchero, Thomas Corder Catchpool. In un volume di lettere, On Two Fronts, pubblicato nel 1918, racconta la sua esperienza come ausilario medico volontario sul fronte francese dove passò i primi 19 mesi della guerra, proponendosi di “portare un po’ di amore nell’inferno di violenza e odio che è la guerra”. Il Friends’ Ambulance Service, con il quale lavorava, gestiva nel 1916 circa 2000 ospedali da campo per aiutare i feriti e morenti, compresi quelli tedeschi e civili (la Croce Rossa non accoglieva i civili). Catchpool descrisse i mesi sul fronte come un periodo di “felicità pura”. Godeva del “privilegio di servire il Regno di Dio”. Ripeteva spesso che rispettava le scelte dei combattenti se fatte secondo coscienza. Nel gennaio 1916 quando fu promulgato il Military Service Act, si dichiarò O.d.C. come molti suoi confratelli quaccheri. Si rendevano conto di essere diventati una parte necessario dello sforzo bellico e c’era chi li accusava di occupare posti al riparo mentre i combattenti andavano al massacro. Come gran parte degli obiettori, Corder Catchpool trovava sostegno presso i suoi confratelli ma non un sentiero già tracciato. Si interrogava angosciosamente sulle decisioni da prendere, sul significato delle sue azioni come servizio a Dio e all’umanità. Si confrontava con altri quaccheri, ma in ultima istanza si assumeva la responsabilità personale per le sue difficili e tormentate scelte. Dopo essersi dichiarato O.d.C., Catchpool non accettò di svolgere ulteriore servizio medico e passò il resto della guerra in carcere ai lavori forzati. Dopo la guerra, si impegnò nell’opera di conciliazione in Germania con il Friends’ War Victims Relief Committee e diventò segretario del centro quacchero a Berlino. Durante gli anni Trenta aiutò molti ebrei e oppositori nel regime nazista a fuggire e fu arrestato dal Gestapo. Offri sostegno agli obiettori della Seconda guerra mondiale e svolse servizio volontario negli ospedali. Fu cofondatore del Bomb Restriction Committee e del Peace Pledge Union, di cui sopra. La sua biografia è coerente come fosse quella di un santo, in parte perché ha potuto inserirsi ripetutamente nelle relazioni e nelle iniziative dei quaccheri. I quaccheri erano relativamente pochi ma la loro influenza era enorme. Avevano fondato istituzioni autorevoli, anche educative, in Inghilterra e all’estero ed erano ben rappresentati fra i membri dell’elite industriale e finanziaria. L’efficienza di questa rete potrebbe aver salvato alcuni come Catchpool dagli aspetti più punitivi delle politiche governative, come quella di tenere gli obiettori in prigione per sei mesi dopo la fine della guerra per dare un vantaggio sul mercato del lavoro a chi aveva combattuto. Molti O.d.C. non trovarono lavoro e, a guerra finita, vissero sempre “in disparte”. Catchpool osserva che durante le sue soste nelle caserme come obiettore, diversi soldati gli espressero solidarietà e simpatia, conoscendo la realtà della guerra. Gli insulti e sputi durante le trasferte venivano dal pubblico civile e specie dalle donne, che avevano figli e mariti al fronte e erano anche preda della propaganda del governo. Una nota che stona nel libro di Corder Catchpool è il linguaggio stereotipato che usa a proposito dei soldati senegalesi e indiani, nonostante le sue dichiarazioni di simpatia per loro. Molti obiettori socialisti e religiosi denunciavano la guerra come imperialista ma non sembrano molto consapevoli della realtà dell’impero o del mondo non europeo. Erano eccezioni donne come Charlotte Despard, Emily Hobhouse e Silvia Pankhurst che più tardi si oppose alla guerra in Etiopia e tessé rapporti fra gli antifascisti europei ed esponenti dei movimenti anticoloniali.

Il mio ultimo caso proviene dall’ambiente degli ebrei russi e polacchi che immigrarono in grandi numeri, (circa 150.000) in seguito ai pogrom alla fine del Ottocento. Lily Tobias (1887-1984) nata Shepherd, era una scrittrice gallese, figlia di genitori ebrei polacchi. Scrisse un complesso e commovente romanzo Eunice Fleet (1933), intorno all’obiezione di coscienza nella Prima guerra mondiale. Le famiglie immigrate vivevano isolate nelle valli gallesi, tenute a distanza dalla più antica borghesia ebrea nelle grandi città come Cardiff. Nel suo primo romanzo My Mother’s House (1931)Tobias aveva già descritto le tensioni fra queste due categorie e con la società non ebrea. Dopo il suo matrimonio con Philip Tobias, socialista zionista, suffragista e pacifista come lei, Tobias si trasferi dal paesino natio alla città di Cardiff, partecipando al dibattito culturale e politico delle associazioni ebraiche e socialiste e in particolare del movimento zionista. Leo Abse, politico britannico e suo nipote, descrisse l’atmosfera di casa Tobias come “una combinazione di pacifismo, socialismo, ILP e l’ethos di William Morris”. Tre fratelli di Lily Tobias erano obiettori assoluti e passarono più anni in carcere. Suo fratello Joseph descrisse la sua esperienza come „ infernale“.Tobias visse da vicino le udienze presso i tribunali militari, l’incarcerazione, i maltrattamenti e l‘intimidazione che subivano. Sperimentò in prima persona il diprezzo diffuso e l’ostilità di cui erano oggetto gli obiettori e i loro familiari. Partecipò attivamente al No Conscription Fellowship, difendendo gli obiettori di coscienza, documentando gli abusi dei carcerieri e dei tribunali militari. Tutti questi filoni e gli eventi storici del tempo fanno da sfondo al romanzo Eunice Fleet, scritto durante la Depressione e l’ascesa del nazismo. Il libro tratta le perplessità, resistenze e ostilità che l’obiezione di coscienza suscitò presso il pubblico britannico, compresi i familiari, gli amici e conoscenti degli obiettori. Il romanzo racconta la storia di una giovane „antieroina“ che sposa un insegnante socialista. Più tardi il marito diventa O.di C, è arrestato e in seguito incarcerato. Lei non lo capisce, si sente oltraggiata perchè il gesto del marito la espone al disprezzo e all’ostracismo sociale. Lo lascia morire in carcere, abbandonato e solo. Ma a sostenerlo, visitarlo e assistere alle udienze del Tribunale ci sono altre donne militanti. Scrivevano bollettini contro la guerra e il trattamento degli O.d.C. Donne come queste erano la spina dorsale del No Conscription Fellowship e il War Resisters Fellowship, quando gran parte degli obiettori erano stati imprigionati o destinati ai lavori alternativi. La Tobias era anche una sostenitrice appassionata del zionismo che offriva, secondo lei „un ideale di pace e armonia“. La guerra era una guerra imperialista ma che il nazionalismo gallese e quello zionista erano affini, a suo avviso, nella loro opposizione ai grandi imperi. Di fronte ai pogrom che si susseguivano in Russia e gli attacchi dei minatori gallesi contro i negozi ebrei nel 1911, la sua convinzione zionista diventò sempre più ferma. I suoi libri, pubblicati negli anni Trenta, avvertivano dei pericoli che correvono gli ebrei nella Germania nazista. Emigrò in Palestina nel 1935, con il marito e lì passò gran parte del resto della sua vita. Diventò sempre meno pacifista e sempre più critica delle politiche britanniche in Palestina che lei riteneva pro arabe, soprattutto dopo l’uccisione di suo marito nel 1937 (Donahaye 2015).

Come concludere?

La diversità delle motivazioni, orizzonti ideologiche, personali e sociali degli obiettori di coscienza non è sempre messa in evidenza. In questo saggio si vuole suggerire che si sono sviluppati in diverse circostanze e hanno subito cambiamenti nel corso del tempo. Durante la Prima guerra mondiale gli obiettori di coscienza in Gran Bretagna non ricevevano un trattamento molto diverso da quelli degli altri paesi. I disertori erano forse trattati peggio. Il numero di fucilati nell’esercito tedesco era basso in confronto. Ma resta il fatto che in Gran Bretagna ai 16,500 o 20,000 obiettori di coscienza fu dato uno statuto legale. Una tale circostanza non si spiega solo chiamando in causa il protestantesimo con la sua enfasi sulla reponsabilità personale. La grande maggioranza dei protestanti era combattente e, d’altra parte, molti obiettori di coscienza non erano protestanti. Una forma del protestantesimo, tuttavia, quella del“dissenso non conformista“ si accordava in alcuni punti con l’enfasi liberale sui diritti dell’individuo e con le critiche socialiste ad una guerra imperialista e antiproletario. Queste posizioni hanno contribuito alla contestazione della coscrizione e all’inserimento della clausola sulla coscienza nella legge che la governava. Quella clausola ha inaugurato un nuovo tipo di rapporto del cittadino con lo stato, definendo qualcosa che non esisteva prima, la possibilità che in alcune circostanze lo stato non avesse il diritto di disporre delle vite dei suoi cittadini contro la loro volontà. E‘ difficile attribuire questa novità ad „una tradizione storica liberale“. Dissentire dallo stato non era considerato legittimo prima. Negli altri stati belligeranti non lo era né allora né dopo e quindi abbiamo gli stati totalitari e i regimi nazifascisti. Molte donne si sono attivate in questo periodo non solo contro la guerra ma anche contro il governo e contro i loro datori di lavoro, pretendendo case e cibo. Hanno ritenuto che avessero diritti anche i non combattenti, le famiglie e la popolazione civile. E‘ la mia ipotesi che queste battaglie abbiano favorito lo sviluppo dei diritti civili e l’istituzione di strutture di welfare prima, durante e dopo la Seconda guerra mondiale.

Bibliografia

Barnard, Clifford 2010 Binding the Wounds of War, Peter Daniels Publishing, London

Barnard, Clifford 1999 Two Weeks in May 1945. Sandbostel Concentration Camp and the Friends Ambulance Unit, Quaker Books, Wallingford

Bianchi, Bruna 2014“I pacifisti nella Grande Guerra” in Nicola Labanca (a cura) 2014, Dizionario storico della Prima guerra mondiale, Bari, Laterza, http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1535&Itemid=101

Bravo, Anna 2013 La conta dei salvati. Dalla Grande Guerra al Tibet: storie di sangue risparmiato, Bari, Laterza

Brighton Museum and Art Gallery 2014, War Stories. Voices from the First World War.

Corder Catchpool, Thomas 1971( 1918) On Two Fronts, The Friends Book Centre, London

Daffern, Eileen 2007 Essays on a Life. Politics, Peace and the Personal, B & M Publishing,London

Kramer, Ann 2013 Conscientious Objectors of the Second World War. Refusing to Fight, Pen and Sword Books, Barnsley, S. Yorkshire

Donahaye, Jasmine 2015 The Greatest Need. The Creative Life and Troubled Times of Lily Tobias, a Welsh Jew in Palestine, Honno Welsh Women’s Press, Dinas Powys

Elster, Ellen and Sorensen, Majken Jul (eds.)2010 Women Conscientious Objectors. An Anthology, War Resisters International, London

Haslam, Oliver (ed.) 2006 Refusing to Kill. Conscientious Objection and Human Rights in the First World War, Peace Pledge Union, London

Hochschild, Adam 2011 To End All Wars. A Story of Loyalty and Rebellion 1914-1918, Boston, Houghton Mifflin Harcourt.

Pearce,Cyril 2014,Comrades of Conscience. The Story of an English Community’s Opposition to the Great War, Francis Bootle Publishers, London

Petersen,L.G. 2014 Hitler’s Deserters. When Law merged with Terror, Fonthill Books

Tobias, Lily 2004 (1933), Eunice Fleet, Honno Welsh Women’s Press, Dinas Powys

Tobias,Lily 2015(1931) My Mother’s House, Honno Welsh Women’s Press, Dinas Powys

http://www.theguardian.com/world/2008/nov/14/first-world-war-legacy-aftermath

http://isj.org.uk/the-changing-history-of-the-first-world-war/

www.greatwar.nl/frames/default-shotatdawn.html

http://www.ilmessaggeroavventista.it/index.php/i-leader-avventisti-in-germania-chiedono-scusa-per-presa-posizione-durante-prima-guerra-mondiale/

http://serenoregis.org/2014/06/13/lobiezione-di-coscienza-durante-la-prima-guerra-mondiale-in-gran-bretagna-ben-copsey/

http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1535&Itemid=101

Vanessa Maher, Università di Verona20
Convegno 2/3 Ottobre 2015 Centro Studi Sereno Regis

1 Ma vedi, per esempio, Hochschild, Adam 2011 To End All Wars. A Story of Loyalty and Rebellion 1914-1918, Boston, e le pubblicazioni del Peace Pledge Union, Londra.

2 J. Bruce Glazier, 1915 The Peril of Conscription (Labour and War Pamphlets n.3).

3 “ to refuse to do military service if it went against their moral religious or political beliefs”.

4 Ben Copsey. Nel settembre 2014 mi concesse un lungo colloquio nel quale descrisse il progetto di ricerca Objecting to War che dirige presso il Peace Pledge Union .

5 50 furono portati dalla prigione di Richmond Castle fino a Boulogne in Francia e in 35 casi condannati a morte per diserzione (sentenza poi trasmutata in 10 anni di carcere). Erano sottoposti a torture, notoriamente la “crocefissione”.

6 Per l’Italia, Bruna Bianchi, “I pacifisti nella Grande Guerra” in Nicola Labanca( a cura) 2014, Dizionario storico della Prima guerra mondiale, Bari, Laterza http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1535&Itemid=101

7Nel primo dopoguerra, continuavano ad uscire libri sul tema dell’obiezione di coscienza(per es. nel 1922 Conscription and Conscience di John Graham).

8Ann Kramer, 2013 Conscientious Objectors of the Second World War, L.G. Petersen, 2014, Hitler’s Deserters. When Law merged with Terror, Fonthill Books Clifford Barnard, 1999 Two Weeks In May 1945. Sandbostel Concentration Camp and the Friends Ambulance Unit, Quaker Books; ibid. Binding the Wounds of War, Pronoun Press, Elster E. and Sorensen,M.K. (eds )2010 Women Conscientious Objectors. An Anthology, War Resisters International,

9Il parliamentare pacifista Keir Hardie mori’,si dice, di crepacuore a causa del voltafaccia dei socialisti sulla guerra. La guerra e la produzione degli armamenti garantiva la piena occupazione,certo, ma non c’erano delle ragioni impellenti per l’ingresso della Gran Bretagna nel conflitto. Non c’erano territori da restituirle, aveva già il suo impero, non aveva subito dei torti come la Francia o il Belgio.

10 Vedi McLeod,H. Mews,S. d’Haussy,C. (a cura) Storia Religiosa della Gran Bretagna XIX- XX secolo, Jaca Book. Gli autori, tuttavia, non fanno alcun riferimento all’obiezione di coscienza.

11Si trovano certi di questi scritti all’ Imperial War Museum, Londra.

12Dalla mostra di Brighton Museum and Art Gallery 2014 War Stories. Voices from the First World War

13 Intervista registrata, mostra di Brighton Museum and Art Gallery 2014, War Stories. Voices from the First World War.

14 Max Sanders, Autobiographical notes 1917, mostra di Brighton Museum and Art Gallery 2014, War Stories. Voices from the First World War.

15 Vedi anche http://serenoregis.org/2014/06/13/lobiezione-di-coscienza-durante-la-prima-guerra-mondiale-in-gran-bretagna-ben-copsey/

16http://www.ilmessaggeroavventista.it/index.php/i-leader-avventisti-in-germania-chiedono-scusa-per-presa-posizione-durante-prima-guerra-mondiale/

17 Mia madre è nata è cresciuta in un paesino a 40 kilometri da Huddersfield, quindi riconosco questo ambiente . Vedi anche Daffern, E. 2007, Essays on a Life. Politics , Peace and the Personal, B & M Publishing, pp. 1-50

18Fra sezioni del Independent Labour Party e del British Socialist Party, sindacati, quotidiani, scuole per adulti, scuole domenicali per bambini, “clubs per operai”,

19Glasgow era un centro di importanti industrie belliche e cantieri navali, scena negli anni appena prima della guerra di un grande sciopero delle operaie della ditta Singer che produceva macchine per cucire, che ha dato il segnale per agitazioni diffuse e poi nel 1915 per una campagna condotta da donne socialiste per l’alloggio e contro la speculazione sugli affitti (Pearce, 2014 pp.222,184).

20Ringrazio il Centro Studi Sereno Regis, Nanni Salio e Paolo Candelari per l’invito a fare quest’intervento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *