Vita, CNESC e TESC Piemonte: Verso il servizio civile europeo per tutti

Nel corso del workshop del 14 aprile 2014 presso la Fondazione Feyles di Torino, promosso dalla Cnesc, dal Tesc e da Vita, a cui hanno partecipato accanto a rappresentanti delle altre reti degli enti di servizio civile anche docenti universitari, operatori del privato sociale e delle istituzioni e parlamentari, sono emersi alcuni punti caratterizzanti la proposta di “Servizio Civile Europeo per Tutti”.

Cosa può fare l’Italia
Il Servizio Civile Nazionale lanciato nel 2001 è in uno stato comatoso, sia per i tagli ai fondi statali che per il progressivo blocco operativo. Solo 15.000 persone nel 2013, forse di meno nel 2015.
Serve una nuova prospettiva che lo configuri come diritto a parteciparvi per i giovani che lo chiedono e il dibattito che si è aperto, con interventi anche del Presidente del Consiglio, sul Servizio Civile Universale (aperto a tutti i ragazzi e le ragazze compresi nella fascia di età prestabilita che lo vogliano svolgere) vanno in questa direzione. In questa prospettiva si pone la proposta del Servizio Civile Europeo per Tutti.

Valorizzare l’impegno volontario dei cittadini
L’impegno delle persone nella vita sociale è uno dei valori che accomunano i Paesi dell’Unione Europea.
Chiediamo una particolare attenzione all’impegno dei giovani.
Quei giovani nati con l’Europa che superava i confini nazionali e che invece stanno crescendo nella percezione di un’Europa distante e di risorgenti nazionalismi, in cui si ripropongono modalità violente e armate di soluzione dei conflitti, programmi comuni possono contribuire alla crescita di un sentimento di appartenenza personale all’Unione mediante la condivisione di esperienze che nascono dal basso, attraverso un periodo di vissuto nel quotidiano di altre società nazionali, in una fase fondamentale di formazione della personalità adulta. Da qui una funzione educativa e formativa.
Ogni giovane residente nell’Unione, a nostro avviso deve avere accesso a queste esperienze, configurandone la partecipazione come un diritto.
Il Servizio Civile Europeo per tutti offre una straordinaria possibilità di integrazione dei percorsi educativi scolastici, carenti rispetto sia alla dimensione europea sia ai temi della crisi globale planetaria, così come prepara i suoi partecipanti ad un ingresso consapevole e riconosciuto attraverso la certificazione delle competenze nel mondo del lavoro
La scelta volontaria contribuisce a evidenziare la dimensione di dovere civico di solidarietà del servizio civile, così come offre l’opportunità di mettere a disposizione le capacità personali.

L’impegno degli Stati nazionali e delle Istituzioni Comunitarie
Perché la disponibilità volontaria dei cittadini all’impegno nella comunità civile abbia durata nel
tempo, impatto rilevante sulla loro personalità, sia estesa a tutte le fasce sociali e sia efficace per la comunità servono anche azioni positive dei Governi nazionali e degli Organismi comunitari.
Già oggi molti Paesi agiscono in questa direzione con una pluralità di strumenti (leggi, programmi), pluralità che trova la sua origine nelle storie e nelle culture nazionali e che nella storia italiana trova le sue radici nell’obiezione di coscienza al servizio militare e nel Servizio Civile Nazionale, suo adeguamento storico.
Anche a livello comunitario ci sono specifici programmi che operano in questa direzione. Eppure ampia è la consapevolezza che occorra fare di più per coinvolgere direttamente i giovani nella costruzione dell’Unione Europea, vivendola come un obiettivo anche personale.

Le esperienze esistenti
In questo orizzonte si propongono alcune possibili linee di lavoro, che valorizzino strumenti comunitari già esistenti, quali il Servizio Volontario Europeo e il Programma EU AID VOLUNTEER oppure che recuperino positive sperimentazioni quali il Programma Amicus.
A livello degli Stati nazionali uno di questi è il “Servizio Civile Nazionale” in Italia, le Service Civique in Francia, il nuovo Servizio Civile Volontario (BDF) in Germania, mentre altri Paesi hanno manifestato interesse a attivarlo. In alcuni Paesi è regolato con leggi nazionali e/o regionali, in altri è promosso con iniziative di organizzazioni sociali. Sono esperienze preziose, che però non si sono dimostrate in grado di raggiungere un numero significativo di giovani. Per questo chiediamo un nuovo approccio e un cambio deciso nell’ordine di grandezza del numero di giovani coinvolto.

La proposta di sperimentazioni
La prima sperimentazione, che riguarda i Paesi che hanno già legislazione nazionale e/o regionale in materia di Servizio Civile Nazionale, è rivolta ad una possibile integrazione fra il periodo di servizio nel proprio Paese e quello di servizio in un altro Stato, con una più stretta collaborazione con il Programma Servizio Volontario Europeo. In questo ambito di particolare rilevanza sono azioni progettuali per la promozione di una cultura di pace e soluzione nonviolenta dei conflitti, attraverso la valorizzazione dell’esperienza dei Corpi Civili di Pace.
La seconda sperimentazione è rivolta ad una diffusione dei principi e della realizzazione del Servizio Civile Universale anche negli altri Paesi, come opportunità di libera scelta per i giovani, con modalità e obiettivi individuati dai singoli Paesi, attraverso la valorizzazione delle buone pratiche esistenti e connessi in una rete europea di Servizi Civili sostenuta da un’azione comunitaria.
In questo senso in occasione del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea chiediamo che il nostro governo si impegni concretamente a promuovere anche a livello continentale l’idea di un servizio civile europeo per tutti, concretizzando in Italia e allargando al resto d’Europa il dibattito interno di questi mesi sul servizio civile universale.

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