Quarant’anni – Comunità di Sestu

Il 24 giugno 2012, la nostra realtà compie quarant’anni.

Siamo più che mai convinti di aver fatto scelte valide in tutto quest’arco di tempo. Con l’autofinanziamento pensiamo di aver compreso bene cosa significhi organizzare il lavoro per creare una vera realtà aziendale e solidale, non assistita, che deve affrontare tutti i problemi di qualsiasi piccola impresa, intenzionata a rimanere ancora a lungo nel “mercato”.

La comunione dei beni ci ha consentito di guardare alla qualità della vita piuttosto che alla quantità, permettendo anche a chi non se la sentiva di continuare, di essere aiutato e sostenuto a trovare una valida e dignitosa alternativa. Idealmente, apparteniamo a quella frastagliata e composita famiglia umana che cerca di sperimentare modelli di vita che ci piace definire di “semplicità volontaria”. E se l’accoglienza ha favorito il rafforzamento del principio della ricchezza di ogni diversità, l’ascolto ha significato conoscere il territorio e le sue difficoltà, nonché le tante sofferenze umane, quasi sempre silenziose. Un modo per non correre il rischio di trasformare il gruppo in un corpo estraneo, avulso dal contesto sociale di appartenenza. La disponibilità verso chiunque abbia bisogno di un sostegno ci ha spesso portato al fianco di chi non riusciva a far valere un proprio diritto, seppure legittimo.

Noi, che condividiamo la condizione materiale dei ceti sociali deboli, pur consapevoli che la vita in comune (in una grave crisi economica e sociale generalizzata) ci ha reso meno esposti al rischio di assoluta indigenza, sentiamo di appartenere alla schiera di coloro che auspicano un cambiamento di modello economico. Il capitalismo, con la sua logica di massimizzazione del profitto e di liberalizzazione dei mercati mondiali (la cosiddetta globalizzazione), e il conseguente sfruttamento esasperato di tutte le risorse naturali della terra (compresa quella umana del lavoro), non è, oggettivamente, in grado di garantire uno sviluppo a misura d’uomo del sistema mondo. La redistribuzione delle risorse economiche e finanziarie del pianeta terra richiede una diversa classe di economisti (che elabori nuovi principi per il rinnovamento della cosiddetta economia classica) e una nuova generazione di politici che metta al centro il bene comune (ovvero i beni comuni: acqua, ambiente, mobilità, energie naturali, lavoro, suolo, giustizia, ecc.).

Sappiamo che i tempi della storia sono assai più lunghi di quelli della vita media umana e che il nostro sogno di una società più giusta lo dovremo consegnare ad altre generazioni. Ma sappiamo altresì che solo i sogni aiutano a migliorare la vita delle collettività. Sogni, però, che diventino impegno, visione, progetto.

Chi avrebbe mai detto che la condizione di totale esclusione delle persone chiuse negli istituti, nei manicomi e negli orfanatrofi negli anni sessanta, in Italia, sarebbe stata in parte superata grazie ai movimenti (sociali, politici e sindacali) degli anni a partire dal sessantotto che lottarono duramente per strappare allo Stato una legislazione di tipo inclusivo?

Quei movimenti di allora sono in qualche modo in linea di continuità con quelli di oggi che in tanti angoli della terra si battono pacificamente o per deporre regimi autoritari o per affermare l’inalienabile diritto delle popolazioni a modificare scelte imposte dalle tante oligarchie dominanti che si rimpinguano accumulando ingenti ricchezze.

Il nostro quarantesimo anniversario lo vogliamo festeggiare senza tanto clamore con tutti coloro che non si rassegnano a questo iniquo sistema e sono ancora disposti a battersi per affermare il loro e altrui diritto a vedersi riconosciuta la loro dignità di Uomini.

 

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