G 20. E la NATO. E il MONDO – Johan Galtung

A Londra , i difensori di Wall Street bianchi, alti, anglo-americani, hanno vinto: ma Lula aveva torto sul colore azzurro degli occhi e uno di loro era nero.
Nessun “giro di boa” (Obama) fra i 29 punti, ma:

* un trilione, il riscatto in denaro per l’economia finanziaria, nessuno stimolo per l’economia reale, protezione alle banche sbagliate anziché alle persone giuste, oltre ai 9 trilioni degli USA per gli USA;
* dollari, dollari ovunque, come se non fossero problematici: non c’è verso che quei dollari stampati con disinvoltura non cadano ancora più in basso;
* principalmente per il Fondo Monetario Internazionale, con le altre istituzioni di Bretton-Woods uno dei grandi pilastri del mal-sviluppo;
* senza puntare il dito, “una crisi globale esige una soluzione globale”, nulla di specifico su Wall Street, dove pure è saltata la diga che ha allagato molti, nessuna citazione delle peggiori banche, né dei peggiori fondi e dei loro padroni, neppure la natura precisa di quel che è andato storto (facendo espiare Madoff per tutti loro), neppure nominando i paradisi fiscali (su richiesta di Obama, ma l’ha fatto l’OECD);
* nessuna menzione dei meno colpiti: cioè le banche islamiche e l’economia reale cinese con crescita stimata al 5% quest’anno (10% sulla costa, 0% all’interno) – ma per altre ragioni; né di quanto possiamo imparare da loro;
* nessun piano regolatore dettagliato noto, per timore che le pecche del sistema diventino note e facilmente utilizzabili per identificare le istituzioni responsabili. Piazzare burocrati statali nei consigli d’amministrazione non servirà granché;
* identificato un solo colpevole: il protezionismo;
* e, in tutta onestà, un piccolo aiuto d’emergenza per alcune vittime dell’inondazione fra i poveri dei paesi poveri.

Ma nessuna riparazione alla diga. Il G20 combina il peggio del capitalismo e il peggio del socialismo USA, togliendo ai poveri per dare ai ricchi, accumulando denaro al di sopra di economie reali stagnanti, invitando la speculazione, non l’investimento, preparando la prossima, peggiore, crisi.
Partono dall’estremità sbagliata. L’economia reale soffre di sotto-produzione di beni indispensabili accessibili e sovra-produzione di articoli comuni per l’enorme ceto medio mondiale, il cui potere d’acquisto e credito sta calando, mentre le classi alte sono in buona forma. Un commercio privo di regolamentazione favorirà i beni di lusso.
Come ha stimato l’Oxfam, l’interesse di una settimana sul denaro del riscatto renderebbe sicuro il parto delle gestanti ovunque nel mondo, per un anno. Ma quel denaro non è disponibile. Impariamo dai cinesi, facendo cooperare il settore pubblico e privato per far sì che i più bisognosi producano da sé ciò di cui hanno maggiore necessità, cibo e abitazione, sanità e istruzione, infrastrutture che comprendono l’energia verde, e combinando il consumo dei beni necessari prodotti in proprio, in modo sostenibile, con un maggiore potere d’acquisto. Aggiungiamo a tutto ciò un keynesismo massiccio, sino ad arrivare agli strati più bassi del ceto medio, e si creerà una domanda che può far decollare l’economia reale. Le classi alte non potrebbero mai fare altrettanto da sole.
Questo costerebbe denaro che si potrebbe stornare dalle enormità dei riscatti e dagli stupidi bilanci militari. Alle persone colpite dalle banche che stanno affondando bisognerebbe offrire posti di lavoro e beni indispensabili da sovvenzionare con tasse sul lusso, contro un consenso di Washington morto da tempo. Più importante della regolamentazione è la (ri)costruzione di banche decenti, con un solido sostegno dell’economia reale per le loro transazioni finanziarie, separando le banche di risparmio da quelle d’investimento (leggi: speculazione), non assicurando le seconde, e lasciando fiorire valute regionali, non qualche formula cinese. Non siamo pronti, né mai lo siamo stati, per una valuta globale e particolarmente non per dare a un solo paese il privilegio di pagare i suoi debiti stampando altra moneta in proprio.
L’indice Dow Jones salirà in risposta al G20, contemporaneamente alla previsione del FMI di crescita mondiale solo al 2%, probabilmente già troppo alta. Il G20 riprodurrà la vecchia asincronia fra i tassi di crescita della finanza e dell’economia reale. Benvenuta quindi la prossima crisi economica, made in London.
E poi la NATO, disperatamente in cerca di reinventarsi; in colloqui segreti, probabilmente tali per nascondere il segreto di non avere segreti. Una scelta davvero scialba quel danese. Il punto non era la sua insistenza sulla libertà d’espressione, ma la sua mancanza di comprensione fra la libertà e l’umiliazione e il suo coerente rifiuto di dialogo con i musulmani danesi, gli ambasciatori arabi e il segretario generale dell’ Organizzazione della Conferenza Islamica. Averlo d’ora in poi a capo di quell’enorme macchina militare schierata contro l’Islam più che contro qualsiasi altra cosa, è un grave errore, a prescindere da quale merce di scambio sia stata data alla Turchia. Il valore simbolico di non eleggerlo sarebbe stato enorme, e positivo. La tavola è apparecchiata per la prossima crisi militare, made in Strasbourg.
Forse dovrebbero prestare più attenzione a un Obama pensoso in un’intervista in cui si esprimeva più liberamente, pensando ad alta voce sul non voler assumere alcun monopolio della verità ma impegnandosi nel dialogo, senza forzare gli altri ad alcuna posizione ma ascoltando, negoziando, per arrivare a compromessi. Con tale modalità il mandato divino e l’eccezionalismo sono finiti e l’impero USA sta declinando e cadendo man mano che il potere culturale e politico diventano più simmetrici.
Bene, bello, andiamo avanti. Ma c’è ancora il potere economico da ridisegnare per un beneficio mutuo e uguale, non solo fra i vari paesi, ma anche fra le élite e la gente. Il G20 è stato carente in questo. E c’è il potere militare da riprogettare, e non solo riducendo l’eccesso di capacità letale nucleare di un terzo, o tagliando le 761 basi in 158 paesi. Arriverà il momento in cui tutto ciò finirà nella pattumiera della storia, sostituito dalla capacità di risoluzione del conflitto. In nessun punto dei comunicati del G-20 e della NATO-28 c’è una qualche indicazione di come potrebbe configurarsi una soluzione accettabile da tutte le parti.
L’Occidente è ormai indietro. Non sorprendiamoci se il resto del mondo non aspetta, ma cerca una propria strada.

06.04.09
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis
Titolo originale: G 20. AND NATO. AND THE WORLD
http://www.transcend.org/tms/article_detail.php?article_id=1084

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