Marina Valente, Osteria Calcutta, Sensibili alle foglie, 2007, pagine 232

Marina Valente, Osteria Calcutta, Sensibili alle foglie, 2007, pagine 232

Partiamo dal nome del libro e dell?Associazione di Promozione Sociale di cui il libro racconta la storia . Anche Marina Valente parte di lì perchè , se non è ?ridicolo?, come dice lei, il nome è almeno curioso e soprattutto fortemente evocativo di certi anni, di storia culturale, di sogni . In osteria si andava per mangiare, per bere, ma soprattutto per stare insieme e parlare, discutere, ?fare progetti . Marina questi progetti li vuol portare a Calcutta, una della metropoli indiane, simbolo di ciò che sta diventando il continente indiano: globalizzazione, ricchezza, euforia e insieme, accentuato sottosviluppo, degrado, disperazione e ancora ?.speranza , felicità . Nei tre anni dal 2001 al 2004 in cui l?Associazione ?L?Osteria a Calcutta? operò a Sarada Pally, uno slum poverissimo di Chanditala, periferia sud di Calcutta, il sentimento dominante che si coglie nella testimonianza del libro e anche nelle parole dell?autrice che abbiamo conosciuto al Centro Sereno Regis, è la ?sua? felicità, non intaccata nel fondo dalle mille difficoltà di ogni genere incontrate, che poi la costringeranno a lasciare il suo lavoro e l?India. La felicità è fatta dell?amore che Marina sentiva di dare e di ricevere dalle 2500 persone dello slum che le vivevano intorno e da cui lei si sentiva ?protetta?, se qualcuno voleva farle del male. La felicità è fatta dell?enorme quantità di attività che pur con pochissimi mezzi riuscivano a realizzare in un piccolo spazio: un ambulatorio medico, un dispensario, un centro di informazioni sanitarie, un angolo di solidarietà, un punto di riunione per le donne , una scuola di inglese, un luogo di festa con gare di poesia e altro ancora.
La felicità è fatta di bellezza: ?In quel disperatissimo, disastrato e sudicio quartiere di Kolkata, c?era una bellezza incomparabile. Una bellezza feroce, straziante. C?era poesia, c?era grazia?(p.185) .Il libro descrive con cifra socio- antropologica e etnografica non disgiunta da cura letteraria , questo spaccato di un? India economicamente deprivatissima , eppure forte e dignitosa nel tentare di combattere le avversità ; ma anche ci parla in maniera meno diretta, ma ugualmente efficace dell?universo del volontariato, pieno di luci e di ombre.Il nucleo iniziale dei volontari non professionali di ?L?Osteria a Calcutta? sono persone provenienti da fasce marginali, che scelgono di andare a vivere con altri emarginati. ?Gli emarginati esprimono in certe situazione più forza, più creatività ? ci dice Marina . A questi si aggiungeranno presto ?intellettuali, studenti, medici, libertari e utopisti ? Sicuramente l?umanità espressa dal gruppo di volontari può indurre a riflessioni, quasi quanto il variegato mondo degli indiani dello slum, uomini e donne , piccoli e grandi, sani e malati, fragili e forti , dolcissimi sempre. Il libro è anche su questo, sulle contraddizioni, sui conflitti interni, sulle quotidiane mediazioni.
Da Sarada Pally Marina sarà costretta ad andarsene perché la mafia indiana locale non tollererà più la presenza di questo pur piccola realtà che si ostina a ignorare le sue regole E il tutto avverrà nei modi violenti che la mafia di tutto il mondo mette in atto. Ma di questo Marina con molto pudore non vuol parlare più di tanto, le preme invece sottolineare che ora la popolazione di Sarada Pally è raddoppiata per via dell?esproprio delle terre da parte delle multinazionali, e che per questo più che mai occorre ritornare, magari con qualche precauzione in più, cercando la partnership indiana giusta, ma ritornare.
Marina vuol tornare per combattere quello che ha chiamato un ?sistema basato sul congelamento della consapevolezza del sé e dei propri diritti?, vuol tornare per scuotere la gente immobilizzata su un perverso uso della religione che indurrebbe a credere che ?non si può combattere il proprio destino?. Forse vuol tornare per riveder quei meravigliosi ?gladioli che spuntano rigogliosi dai cumuli di macerie e lungo tutti i bordi delle fognature?.
Quello che è scritto nel libro è documentato da un piccolo film che l?autrice presenta come opera un po?grezza, immagini approssimative. Invece la forza di queste immagini che esprimono tutta la tragicità di questo pezzetto di mondo, ci danno un?ulteriore chiave di lettura per capire di che è fatto questo incontro tra persone, non facile, faticoso, ma estremamente profondo, arricchente, affascinante. .

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