Thich Nhat Hanh, “Nel rifugio della mente. La risposta zen al terrorismo”

Thich Nhat Hanh
Nel rifugio della mente. La risposta zen al terrorismo, Mondadori, Milano 2007

Dalla quarta di copertina
In queste pagine, frutto dei discorsi tenuti nei giorni e nei mesi successivi all’11 settembre 2001, il maestro Thich Nhat Hanh riflette sul clima di terrore che pervade i nostri tempi e rivela come sia possibile mantenersi calmi e sereni, allontanare la paura e il senso di insicurezza attraverso la pratica della compassione, dell’ascolto profondo e della comunicazione consapevole. Le sue intuizioni semplici quanto penetranti offrono la chiave per superare gli equivoci e le incomprensioni che ci tengono lontani gli uni dagli altri, vincendo i nostri timori e le diffidenze innate verso il prossimo. Con la sua caratteristica umanità e il suo sguardo acuto il monaco vietnamita insegna come gestire, a livello individuale e collettivo, la rabbia e il desiderio di vendetta, lasciando spazio a relazioni più profonde ed empatiche con gli altri e spalancando le porte a un mondo di pace.

Recensione di Nanni Salio
Lo stile di scrittura di Thich Nhath Hanh è semplice, chiaro, profondo. Questa apparente semplicità è il risultato di un lavoro di meditazione che dura da decenni e gli ha permesso di distillare il meglio della tradizione buddhista zen e nonviolenta. I suoi numerosi libri sono stati pubblicati prima da Ubaldini e ora da Mondadori. In questo suo ultimo lavoro sono raccolti vari testi e discorsi frutto delle riflessioni che l?autore fece nei mesi successivi all’11 settembre 2001. Tra questi, la famosa intervista immaginaria: ?Che cosa direi a Osama Bin Laden?, diffusa in rete nel sito http://www.esserepace.org/traduzioni.html# . Un testo importante, che abbiamo già avuto modo di segnalare nel nostro intervento ?Nonviolenza versus terrorismi? (in: L?11 settembre di Gandhi. La luce sconfigge la tenebra?, Quaderni Satyagraha, LEF, Firenze 2007, pp. 87-98), da leggersi in parallelo a un altro testo anch?esso immaginario ?Bin Laden incontra Gandhi?, scritto da Bhikhu Parekh, un grande studioso del pensiero gandhiano (Quaderni Satyagraha, op. cit., pp.77-85).
Uno dei punti centrali di tutta la cultura buddhista nonviolenta è condensato da Thich Nhath Hanh nel ricorrente invito, presente in tutte le sue opere, a ?coltivare la compassione in risposta alla violenza?. Le parole chiave della tradizione meditativa e culturale del buddhismo sono fondamentali per suggerirci un percorso di avvicinamento personale e interiore alla nonviolenza: impermanenza, interdipendenza, consapevolezza, compassionevolezza, che noi possiamo completare aggiungendo la compresenza capitiniana.
Dopo la lettura di un testo come questo, pieno di buon senso oltre che di umanità, empatia e umiltà, si avverte con ancor maggiore sgomento lo scarto tra la violenza assurda che caratterizza gran parte dell?esperienza umana, sia nella micro quotidianità sia negli eventi macro della politica internazionale, e ci si chiede quali altre strade occorre seguire per curare le ferite inferte da comportamenti violenti e per restituire un senso pieno alla nostra esistenza individuale e collettiva.

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