Greta e le altre | Cinzia Picchioni

È una ragazzina con le trecce, Greta Thunberg.

È una ragazza che mi ha invitata a parlare, in un istituto torinese, pochi giorni orsono.

Erano ragazze le sue colleghe, studentesse di 18-20 anni, che intendono impegnarsi, sulla scia dell’iniziativa Fridays for Future, in una serie di incontri, manifestazioni, lettere ai presidi, assemblee.

Era appunto un’assemblea quella cui ho partecipato, in una mattinata di sole, all’istituto Passoni, nel centro di Torino. Riempivano tutta la palestra i partecipanti (200?), di tutte le classi, da 14 a 20 anni. 

Ero stata invitata a trattare i temi della semplicità volontaria (senza chiamarla così, ma il succo era quello), così attuali in ognuno degli interventi della Thunberg, così presenti in tutti cartelli – autoprodotti – dello sciopero del 15 marzo u.s.

Erano ragazze coloro che hanno chiesto il microfono, per implorare i presenti di fare silenzio, di ascoltare, di stare attenti, di occuparsi (e curarsi) della Terra.

In effetti parlavo urlando nel microfono dei temi cari alla semplicità volontaria e alla rivolta dei ragazzi e delle ragazze che si trovano ogni venerdì pomeriggio (in piazza Castello a Torino e in molte altre piazze cittadine in giro per l’Italia): l’impronta ecologica, il problema dei rifiuti (raccolta differenziata o eliminazione dei rifiuti all’origine? Entrambi?), quanto tempo ci mette un oggetto a degradare nell’ambiente, che cosa faccio io personalmente per il pianeta, che cosa posso fare da subito…

Eravamo in sintonia – il Collettivo e io – anche se molti dell’assemblea sembravano sentire per la prima volta parlare di earth overshoot day, o di ecological footprint. E mi sono accorta della sintonia in particolare quando, alla fine dell’assemblea, le due ragazzeorganizzatrici hanno letto un documento che intendono far pervenire ai presidi di alcune scuole torinesi. Nel testo c’erano richieste come quella di usare carta riciclata per le fotocopiatrici, di avere acqua filtrata potabile (al posto delle macchinette distributrici di acqua in bottiglia di plastica), organizzare una buona raccolta differenziata con appositi contenitori…

Wow!Brave, mi sono detta, ma vuol dire che finora non c’era nemmeno la carta riciclata nelle fotocopiatrici? Ebbene sì, ma non importa, anzi – come dico sempre – meglio tardi che mai, e anche: meglio uno che nessuno, o ancora: non poter fare tutto non dev’essere una scusa per non fare nulla; possiamo sempre fare qualcosa!

Ho provato tenerezza, ho provato rabbia per chi insisteva a dire che tanto non serve «finché non cambia la società» (ma – dico io – la società non è una fantomatica entità extraterrestre… la società siamo noi… quindi possiamo fare sempre qualcosa, in prima persona, per cambiarla, e non stare fermi ad aspettare che cambi. In quale modo dovrebbe cambiare al di fuori di noi? Non sarà un caso se Gandhi coniò la sua famosa frase koan(che ho letto in più di un cartello, allo sciopero del 15 marzo): Sìì tuil cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

Ho provato anche tanta speranza, soprattutto quando, a fine assemblea, le organizzatrici sono venutea chiedermi se sarei stata disponibile a parlare anche in altri istituti. E la risposta è stata naturalmente che sì, ero disponibile per ogniscuola/gruppo/associazione che mi avesse chiesto di andare a parlare della semplicità volontaria come stile di vita per vivere in modo più lieve sulla nostra Madre Terra (donna…). 

Una ragazza, al femminile ancora una volta, mi ha raggiunto a fine assemblea per consegnarmi un mio ritratto, che aveva disegnato mentre parlavo. Veramente somigliante e pieno di particolari. Sono rimasta sconvoltaquando mi si è avvicinata, chiedendomi il permesso per fare una foto con il ritratto accanto. Grazie a tutte: le organizzatrici (donne), la disegnatrice (donna, Nadia Iannelli, 4ª E), e l’iniezione (femminile) di speranza (proprio tuttoal femminile!) che ho ricevuto. 

Una replica a “Greta e le altre | Cinzia Picchioni”

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