Pensare il presente con Simone Weil | Recensione di Enrico Peyretti

Fabio Amigoni e Fulvio C. Manara (a cura di), Pensare il presente con Simone Weil, Effatà-La Porta, 2017, pp. 367, € 17,00

Simone Weil: questioni che sono le nostre

Presentiamo qui brevemente un ricco volume su Simone Weil (1909-1943), prodotto dalla Fondazione Serughetti La Porta (di Bergamo), col contributo di diversi valenti studiosi. Il lavoro è dedicato a Manara, deceduto il 25 marzo 2016, pedagogista e filosofo della nonviolenza e della spiritualità del Novecento. Sua è l’Introduzione a questa raccolta di studi, nella quale invita a “prestare attenzione” a Simone Weil, la quale, nella sua breve vita, ha esercitato una intensa responsabilità intellettuale, morale e politica. Weil ha voluto attraversare con la mente e il corpo i drammi e i problemi del suo tempo, cercando un principio diverso dalla forza, sollevando questioni che sono ancora le nostre: lo “sradicamento”, la dismisura, l’egemonia della forza che riduce l’uomo a cosa. Simone Weil ha cercato un rinnovamento radicale nel rapporto tra l’uomo, il cosmo, il divino.

Indichiamo alcuni dei temi trattati dai diversi collaboratori (Domenico Canciani, Gabriella Fiori, Rita Fulco, Ivo Lizzola, lo stesso Manara, Mauro Minervini, Jean-Marie Muller, Filippo Pizzolato, Maria Antonietta Vito): L’esigenza di nonviolenza; Bellezza e responsabilità; L’impero della forza; Oltre la forza; Diritti, lavoro, giustizia, educazione, democrazia; La radice totalitaria dei partiti politici; I diritti contro la giustizia?; Per una Dichiarazione degli obblighi verso l’essere umano. Una biografia e sette pagine di diverse bibliografie completano il volume.

Citiamo due pensieri di Simone Weil:

“Solo la luce che discende incessantemente dal cielo fornisce a un albero l’energia che gli permette di spingere in profondità nel terreno le sue possenti radici. L’albero, in verità, è radicato in cielo” (qui, p. 7).

“La forza è ciò che rende chiunque le sia sottomesso una cosa. Quando sia esercitata fino in fondo, essa fa dell’uomo una cosa nel senso più letterale, poiché lo trasforma in cadavere” (qui, p. 17).

Abbiamo già osservato che spesso, nel linguaggio di Simone Weil, la parola “forza” è usata nel significato di “violenza”. Qui lo segnala anche Jean-Marie Muller (pp. 105-122), il quale testimonia autorevolmente che la Weil ha sentito con forza l’appello della nonviolenza, oltre i limiti del pacifismo, di ogni superficiale aspirazione alla pace, e delle situazioni di necessità che lei ha vissuto: nella necessità, dice Muller come Gandhi, non c’è libertà.

Una replica a “Pensare il presente con Simone Weil | Recensione di Enrico Peyretti”

  1. mi domando se a Bruxelles in occasione del Summit 2018 sul ruolo delle Donne nella Politica, 21 Giugno 2018, si ricorderà SIMONE VEIL ?
    io penso al futuro e segnalo il Summit a Pechino del 16-5-2018
    il primo Summit delle Donne -voluto e proposto dal Presidente Xi Jinping all'interno dei Summit SCO, Diritti e Pace nella SHE ERA.

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