In morte di Alberto L’Abate

Carissimo Alberto,

appresa la notizia di questa tua inedita e nuova “partenza”, ti ricordiamo con grande affetto e riconoscenza e sappiamo che continuerai a esserci vicino, nella compresenza dei morti e dei viventi, a portare avanti con noi il tuo infaticabile impegno per la nonviolenza.

Testimone di vita e di pensiero, di educazione e di azione ci sei stato amico, padre, fratello.

Hai onorato il nostro Centro Studi più volte con la tua presenza, l’ultima volta solo l’estate appena trascorsa, le tue riflessioni, i tuoi interventi, i tuoi progetti di azione e di trasformazione nel segno della pace.

Ci stringiamo ad Anna Luisa, tua compagna di vita, ad Alessandra, Irene, Giovanni, Michel e alle amate nipotine.


Momenti di memoria e partecipazione
predisposti dalla famiglia, per amici e conoscenti:

– sabato 28 ottobre ore 16, alla Comunità delle Piagge, con don Alessandro Santoro (Centro sociale Il Pozzo, Piazza Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, 2 – FI)
– lunedì 30 ottobre ore 17 al Centro Sociale Evangelico (via Manzoni 21 – FI)
– martedì 31 ottobre ore 9,30 al Cimitero di San Piero A Ema (Bagno A Ripoli – FI), cerimonia di cremazione

Per ricordare Alberto e alimentare la sua compresente forza ispiratrice:
ogni ora dedicata alla Pace e al mutamento sociale e interiore è un dono gradito.

La famiglia gradisce le lettere postali:
Fam. L’Abate, via Antonio Mordini 3, 50136 Firenze
mail: [email protected]


Alberto L’Abate (1931-2017). Fonte: Azione nonviolenta

Alberto L’Abate (1931-2017)

E’ stato uno dei “padri nobili” della nonviolenza italiana. Amico e collaboratore di Aldo Capitini, si è spento nella stessa data del suo Maestro, il 19 ottobre.

Sociologo, docente universitario, esperto di metodologia della ricerca sociale, era appassionato soprattutto di ricerca/azione. La sua caratteristica, portata avanti per tutta la vita, fino all’ultimo giorno, lasciando tanti progetti e impegni già assunti nella sua agenda, era proprio quella di ricercatore e attivista. Studiare e agire.

Innumerevoli le lotte di cui è stato protagonista, dagli anni passati in Sicilia, con Danilo Dolci, alla lotta antinucleare a Montalto di Castro (fu anche denunciato e processato per l’occupazione dei binari); dall’ambasciata di pace a Pristina, agli scudi umani a Baghdad; dalla verde vigna di Comiso, contro l’installazione dei missili nucleari, fino al Parco della pace a Vicenza, per contrastare la base militare Dal Molin.foto alberto l'abate

Attivissimo nel Movimento Nonviolento e nel MIR (ha partecipato anche alle due ultime assemblee nazionali di Roma e di Palermo) è stato fondatore dei Berretti Bianchi e fino all’ultimo presidente onorario di Ipri- Rete Corpi Civili di pace; promotore di corsi universitari per operatori di pace, gestione e mediazione dei conflitti, ha scritti innumerevoli saggi, libri, articoli sui temi della pace e della nonviolenza. Il rigore scientifico e la generosità nella militanza, erano sempre mescolati con una trasparente dimensione umana, di fratellanza e apertura, che lo facevano ben volere ovunque andasse a mettere in atto i suoi progetti costruttivi: in Kosovo come in Sicilia, in India come Sardegna. A Firenze era il punto di riferimento per le attività della Fucina della nonviolenza.

L'Abate 5Ci vorrà tempo per ricostruire nei dettagli la sua lunga biografia.

Ora è il momento del viaggio della sua anima.

Lo accompagniamo con amicizia e amore, insieme alla sua amatissima famiglia.

Movimento Nonviolento

19 ottobre 2017

L'Abate 3

13 risposte a “In morte di Alberto L’Abate”

  1. Anche noi valdesi abbiamo apprezzato questo compagno di strada. Soltanto pochissimi giorni fa insieme con Alberto, Anna Luisa e Alessandra abbiamo visto due importanti film grazie alla sua iniziativa. Alberto è stato un dono che durerà a lungo. Paul Krieg, Membro del Consiglio di chiesa, Chiesa Valdese di Firenze

  2. Anche se avevo letto qualche suo scritto di qua di là, ho conosciuto Alberto soltanto due anni fa. Era venuto a un campo del Mir dove animavo una formazione su temi legati alle questioni mediorientali. Era presnte come semplice patecipante. Umile, attento. Nonostante l'età e lo stato di nsalute, ha partecipato a tuitto, seguito tutto. I suoi interventi sono sempre stati un arricchimento continuo. Da lì siamo rimasti legati. Da lui ho imparato tanto soprattiutto al livello umano e relazionale. Gentilezza, semplicità, umanità… Un ultimo abbraccio a questo uomo eccezionale.

  3. Ciao Alberto!
    Ho vivi nella mente i giorni che abbiamo passato insieme a Baghdad come scudi umani… Ricordo la notte di capodanno celebrata nel posto di frontiera Iraq-Arabia Saudita, illuminata dalle esplosioni dei cannoni, scandita dalle detonazioni, in cui abbiamo brindato al lavoro per la pace e la nonviolenza per queste terre in conflitto e per il mondo intero. Ricordo la tua presenza calda e semplice che ha saputo guidare, motivare, realizzare momento per momento la nostra spedizione; scomoda evidentemente per chi aveva già deciso quello che sarebbe successo dopo: ci avevano (ricordi?) fatti sgomberare in fretta e furia, imbarcare per l’Italia, noi del "Gulf Peace Team", con l'ultimo volo possibile, e dopo 2 giorni, alle 2 di notte, sugli schermi televisivi, abbiamo assistito angosciati ai bombardamenti a tappeto sopra quella città speciale che avevamo imparato ad amare… Baghdad!
    Un abbraccio, Alberto, e grazie della tua vita,
    Lucetta

  4. MOVE THE MONEY FROM WAR TO PEACE AND GENDER EQUALITY – 100 years – Women’ international league for PEACE & FREEDOON <<Carovana delle Donne per il DISARMO NUCLEARE >> dedicata a Rosa Genoni e Alberto L’Abate . Partenza a Livorno alle 10 di domenica 19 novembre 2017. Proseguirà delocalizzata a Ghedi, Avviano, Camp Darby ecc. dove pronte al lancio contro l’Unione Sovietica la Nato ha dislocato anche in Italia ordigni nucleari. Italia ripensaci! Firma il Trattato dell’Onu per la messa al bando delle Armi atomiche. Partecipa di conseguenza alla Nato, ma non assecondarla ove usi armi atomiche!
    Le dimensioni di Piazza della Repubblica sono di circa 80 metri di larghezza e una lunghezza che varia dai 210 ai 240 metri. È una delle più grandi (circa 18.000 m²)[1] e senza dubbio tra le più caratteristiche piazze di Livorno. Ma la manifestazione delle 10 pubblicizzata “nonviolenta” avverrà in un tempo cronologico non troppo breve dalle 10 di mattina uno /a vicino/a all’altro/a in poi in pochi metri quadrati.
    Avverrà sotto la statua dedicata a Leopoldo II di Toscana, posta sul lato nord della piazza, fu scolpita da Emilio Santarelli. Le epigrafi commemorative ai lati del basamento furono sostituite nel 1865 con nuove iscrizioni a memoria dell'unificazione d'Italia: “Plebiscito del popolo toscano convocato nei comizi i giorni 11 e 12 marzo 1860. Voti per l’unione della monarchia costituzionale del Re Vittorio Emanuele 366.571 – Voti pel Regno separato 14.925 – Voti nulli 4.949 – 16 agosto 1859 l’Assemblea dichiara che la dinastia Austro Lorenese si è resa assolutamente incompatibile con l’ordine e la felicità della Toscana”.
    L’Organizzazione della manifestazione è ordinata e puntualissima. L’evento storico vede la partenza della Carovana delle Donne per il DISARMO NUCLEARE. Sullo striscione principale che le donne hanno realizzato anche usando colori come fluorescenti quando colpiti dai raggi più intensi del sole, appare grande l’adesivo PREMIO NOBEL PER LA PACE 2017 <<I CAN>> INTERNATIONAL CAMPAIGN TO ABOLISH NUCLEAR WEAPONS . Ripeto porta la scritta <<Carovana delle Donne per il DISARMO NUCLEARE >> dedicata a Rosa Genoni e Alberto L’Abate , e, come annunciato, riesce a realizzarsi per le 10 di domenica 19 novembre 2017. Ne sono artefici l’avvenimento del 7 luglio 2017 di sperato tentativo internazionale teso, come dice Manlio Dinucci, almeno a pregare ogni uomo e ogni donna a far scattare entro ciascuno/a l’istinto di sopravvivenza contro il grande e sporco gioco atomico con l’approvazione maggioritaria all’ONU del Trattato di messa al bando di ogni arma nucleare e l’evento di avere in Italia, appartenente alla Nato, un governo pur presieduto da un pacifista dei tempi dei missili a Comiso, quale Paolo Gentiloni, che però ha ritenuto “divisivo” il partecipare in sede Onu all’approvazione del Trattato per cui ha fatto votare in tal senso la maggioranza del Parlamento italiano. Operose le donne hanno portato alla produzione chiara di striscioni e di 12 cartelli l’uno diverso dall’altro a colori e plastificati contro l’eventuale pioggia. Sono presenti con lo striscione di Cecina due Sindachesse con rispettiva fascia tricolore. Il Prefetto è stato avvisato e protegge i manifestanti grazie al lavoro delle forze di Polizia non lontane dal Monumento a Nord di Piazza della Repubblica a Livorno dedicato a Leopoldo II° di Toscana dove vengono aperti per la presentazione della manifestazione striscioni e schierate persone con i cartelli e bandiere ciascuna appartenente a diversi entusiasmi aggregativi. Lo striscione più solido e indistruttibile materialmente è fatto di robusta tela cerata con anelli di metallo per infilare le corde tiranti per fissarlo ben disteso e leggibile. Porta le seguenti parole nere e anche a colori su fondo bianchissimo: # MOVE THE MONEY FROM WAR TO PEACE AND GENDER EQUALITY – 100 years – Women’ international league for PEACE & FREEDOON http://www.peacewomen.org/wps-financing – “W I L P” CON LA COLOMBA SUL SIMBOLO FEMMINISTA CHE TRASPORTA IL RAMETTO DI OLIVO PER COSTRUIRE IL NIDO. Alla destra una donna arancione indiana con il consueto semplice mero avvolgersi di un tessuto che rappresenta tutte le donne che si sono potute lavare e pulite escono dalle abluzioni con asciugamano lenzuolo a “pareo” e asciugamano piccolo a turbante in testa . Innalza un cartello con il simbolo per cui, disponendo di agio, afferma con un famoso simbolo: se fate figli non costringeteli a fare la guerra. Lo striscione più piccolo è anche di poche parole: “NON SONO NATO PER LA GUERRA”.

  5. Da asino recalcitrante che bada bene a non bere acqua di piscio ne a stare dove c’è fumo o polveri ecco anche per la partenza di questa manifestazione il mio raglio di militante manicheo antifumo antiubriachezza e antisesso:
    Sono presenti 2 schiavi compulsivi monarchici dato alzano, anche a meno di un metro dalla stessa organizzatrice, la regina “sigaretta” d’accesa palla infuocata proprio sotto il monumento di Leopoldo II° di Toscana dove si è vicini l’uno/a all’altro/a e rendono l’aria cancerogena sia per la presenza di polveri sottili sia di quell’ossido di carbonio che si attacca alla emoglobina del sangue della organizzatrice stessa Giovanna Pagani 20.000 volte più potente dell’ossigeno, per cui si formerà nel suo sangue stesso 20.000 volte di più insalubre carbossiemoglobina anziché la salubre ossiemoglobina. Al solito la Polizia assiste, impunita dal Prefetto stesso, alla violazione della Legge n° 3 del 2003 illegalmente perpetrando il boicottaggio operativo dell’impianto sanzionatorio della Legge n° 3 del 2003 non sanzionando cittadini in flagranza di emissione di fumo a meno di un metro dal volto di chi non fuma! Persiste anche l’assassinio del pur vivo e vigoroso articolo 31 della Costituzione della Repubblica italiana: <<La Repubblica protegge maternità e infanzia>>. Gli oratori e le oratrici sin dalla partenza si lamentano pure della scarsa partecipazione in una manifestazione sedicente <<salubre e nonviolenta>>: occorre pregare affinché efficacemente i compulsivi digiunino dal fumo durante ogni manifestazione avendo comprendonio dell’<<apertura della manifestazione, sedicente nonviolenta , a maternità e infanzia>> in qualsiasi momento per cui civilmente non si può se non essere l’uno/a vicino/a all’altro/a passivi alle effettive violenze che perpetra chi fuma o chi abbia in mano o abbandoni bottiglie di vetro che, come a Piazza San Carlo a Torino, diventando cocci portarono a una morte e a feriti gravi perché con ferite irreversibili!
    Durante la marcia si tocca la lapide del Comune di Livorno e del Comitato Moby Prince: 140 eternità.
    A perenne ricordo delle vittime del traghetto Moby Prince 10 aprile 1981 – 10 settembre 1982.
    Termina, come prima giornata, poi proseguirà delocalizzata a Ghedi, Avviano, Camp Darby ecc. dove pronte al lancio contro l’Unione Sovietica la Nato ha dislocato anche in Italia ordigni nucleari, con un dono di un origami per la pace da parte di una donna internazionale che lo dona con tutta la grazia che può in armonia anche con chi ha un ombrello troppo costoso come ostento io, al cospetto del suo ombrellino coloratissimo e fragile, (che comunque uso e conservo come regalo dei lavoratori e lavoratrici con cui lavorai 25 anni a Firenze il giorno in cui andai in pensione)
    Ciao Concetto Valente
    (devo ancora sbobinare i discorsi che ho più o meno efficacemente registrato durante la partenza della Carovana delle Donne per il DISARMO NUCLEARE il cui principale striscione è stato realizzato dalle donne usando colori come fluorescenti quando colpiti dai raggi più intensi del sole, e su cui appare grande anche l’adesivo PREMIO NOBEL PER LA PACE 2017 <<I CAN>> INTERNATIONAL CAMPAIGN TO ABOLISH NUCLEAR WEAPONS e dedicata a Rosa Genoni e Alberto L’Abate , e, come annunciato, le donne sono riuscite a realizzare ordinatamente e puntualmente a Livorno dalle 10 di domenica 19 novembre 2017.)

  6. CAMPAGNA: ITALIA RIPENSACI. Rivolta al governo, alle istituzioni nazionali perché l’Italia riconosca e ratifichi il TRATTATO Onu [PER LA MESSA AL BANDO DELLE ARMI NUCLEARI] del 7 luglio scorso.
    Nota su queste sbobinature. Non sono stato reattivo e ho tardato nel decidermi a registrare il discorso introduttivo di Giovanna Pagani il 19 novembre 2017 alla partenza da Piazza della Repubblica a Livorno [dove gli ORDIGNI ATOMICI IN TRANSITO derivano dallo stretto rapporto tra porto e Camp Darby] della CAROVANA delle donne dal 20 novembre al 10 dicembre 2017 per il disarmo nucleare DEDICATA a Rosa Genoni e Alberto L’Abate. Per cui ne ho solo un bel pezzo, ma non tutto, che sbobinerò in seguito. [QUANDO USO PARENTESI QUADRE, QUELLO CHE C’E’ DENTRO E’ SOLO FARINA DEL MIO SACCO SENZA GLUTINE Concetto Valente]
    Arbitrariamente parto da Rocco, il quale, come Alberto L’Abate, parla a nome del Movimento Nonviolento.
    Ho da aggiungere poco alle considerazioni che sono state già svolte sia da Giovanna Pagani che da Jef. Mi limito a ricordare che il verbo che i costituenti hanno voluto nell’articolo 11 della Costituzione è “ripudia”. Significa “prendere a pedate”! Quindi non è che è un verbo che è messo lì, non è il contrario. È “prendere a pedate” la guerra come soluzione dei conflitti. Quindi la prima considerazione è ripristinare il carattere costituzionale della Democrazia italiana. Ed è uno degli obiettivi che viene indicato nella azione della CAROVANA. Secondo: “il ruolo delle donne”. La Società civile, ovviamente nella sua interezza, per le considerazioni che hanno svolto (Giovanna Pagani e Jef), ma in particolare “il ruolo delle donne”: questa è una CAROVANA organizzata, promossa, dalla LEGA INTERNAZIONALE DELLE DONNE PER IL DISARMO E LA LIBERTÀ. Mettere insieme “il disarmo e la libertà” è specifico del “femminile”. [Il suffragio universale non c’era sotto il fascismo e la monarchia, ci volle la partecipazione delle donne alla lotta di liberazione da guerre e dittatura per farle votare così sostituendo monarchia e fascismo con la Repubblica come l’Italia festeggia ogni 2 giugno]. E’ specifico del femminile perché stanno venendo fuori, per fortuna ora, gli studi sul ruolo delle donne nella prima guerra mondiale: contro la guerra e nella seconda guerra mondiale: anche in Toscana ci sono state molte agitazioni popolari di donne che, finora, sono rimaste nascoste e che ora la storiografia sta riprendendo.[Benedetto Croce “Storia come storia della storiografia]. Questo per dire che è necessario andare sempre oltre quello che è l’impegno quotidiano. L’impegno quotidiano e l’impegno di questa CAROVANA è fondamentale. Noi ci siamo e dovremo fare di tutto perché riesca al meglio. Ma occorre poi guardare subito al lungo percorso che ci caratterizzerà perché bisognerà costringere il governo italiano a ratificare e riconoscere il TRATTATO ONU DI MESSA AL BANDO DELLE ARMI NUCLEARI. Perché il problema fondamentale oggi in Italia è [che] questa CAROVANA si muova in direzione di queste [due] CAMPAGNE. Esiste una CAMPAGNA: ITALIA RIPENSACI. Rivolta al governo, alle istituzioni nazionali perché l’Italia riconosca e ratifichi il TRATTATO Onu [PER LA MESSA AL BANDO DELLE ARMI NUCLEARI] del 7 luglio scorso.

  7. Un’ultima considerazione è che questa CAROVANA è dedicata, tra gli altri, ad Alberto L’Abate , un carissimo amico e fino agli ultimi giorni di vita (perché è morto recentissimamente), ma fino all’ultimo momento aveva dedicato il suo impegno di studioso e di attivista, nonostante le condizioni di malattia pesante, che lo caratterizzavano, aveva focalizzata la sua attenzione sulla promozione della figura di Carlo Cassola, che aveva scritto, tra l’altro, “La Rivoluzione disarmista”. Perché? Perché in questo impegno noi dobbiamo andare oltre la battaglia, oltre la lotta [Rocco dice “contro”, ma due meno fanno più, penso sia da dire “pro”]il disarmo nucleare è fondamentale. Perché il nucleare distrugge il [ascolto un intenso rumore dell’amplificatore. A naso il nucleare distrugge “il genere umano”], ma è uno dei passi per andare verso il disarmo. Perché nel mondo ora ci sono più di 60 guerre in corso: 60 guerre! Non una o due! E sono guerre che caratterizzano l’intero Pianeta. Noi dobbiamo andare oltre, per un disarmo. Perché come diceva Cassola, appunto, il militarismo è la fonte della discriminazione nei confronti delle donne; la fonte di discriminazione nei confronti degli ultimi; la fonte di discriminazione nei confronti di tutti. Ecco perché noi aderiamo anche alla CAMPAGNA: SBILANCIAMOCI! Che è una Campagna che legge il Bilancio dello Stato con i suoi 23 miliardi alla Difesa Militare e lo capovolge e costruisce, sempre a parità di entrate e di uscite, un bilancio rivolto invece a quello che diceva Giovanna Pagani, cioè alla salvezza e alla salute, alla sicurezza delle persone , alla sicurezza del territorio. Un ultimo [minuto] e ho veramente finito: il ruolo di Livorno. Livorno ha una tradizione in questo campo e ha un’emergenza. L’emergenza è data dallo stretto rapporto tra porto e Camp Darby, sul quale bisognerà avviare, anche qui, un percorso di intesa con gli amici per la pace e la nonviolenza di Pisa perché si sia insieme nel lottare contro questo riarmo. Ma soprattutto Livorno ha una tradizione di impegno nei confronti della pace; nei confronti della amicizia tra i popoli. Sulla base di queste indicazioni, noi dobbiamo partecipare, oggi, a questa prima iniziativa; garantire la presenza alle iniziative che vengono illustrate nel materiale che viene distribuito, e soprattutto continuare, nei prossimi mesi, nel prossimo tempo, a seguire le iniziative: sia della W.I.L.P.F [WOMEN INTERNATIONAL LEAGUE FOR PEACE & FREEDOM: il cui simbolo, che ha 100 anni, è quello del femminile su cui vola lo Spirito Santo in forma di colomba operativa nel dar forma al suo nido con un altro rametto di olivo]; sia del MOVIMENTO NONVIOLENTO; sia del TAVOLO DELLA PACE; sia del Comitato contro la nuova normalità della guerra. Vi ringrazio tutti e partecipiamo tutti a questa [iniziativa]e alle iniziative future
    Rocco del Movimento nonviolento

  8. ITALIA RIPENSACI 950 e mail a 320 senatori m&f e a 630 deputati m&f
    Lucca, giovedì 23 novembre 2017, h. 20 e 30 minuti
    Ad Anna Luisa e ad Alessandra
    ho appena terminato di inviare le 950 e-mail a 320 senatori/trici e a 630 deputati/e del discorso di Rocco che come Alberto il 19 novembre 2017 tenne a nome del Movimento nonviolento alla partenza della CAROVANA DELLE DONNE [per le due Campagne: ITALIA RIPENSACI voltando in si il no al Trattato Onu del 7 luglio 2017 di messa al bando delle armi nucleari e ITALIA SBILANCIAMOCI] dal 20/11 al 10 /12/17 in piazza della Repubblica a Livorno Ciao Concetto Valente
    CAMPAGNA: ITALIA RIPENSACI. Rivolta al governo, alle istituzioni nazionali perché l’Italia riconosca e ratifichi il TRATTATO Onu [PER LA MESSA AL BANDO DELLE ARMI NUCLEARI] del 7 luglio scorso.

  9. DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO
    "PROSPETTIVE PER UN MONDO LIBERO DALLE ARMI NUCLEARI
    E PER UN DISARMO INTEGRALE"
    Sala Clementina
    Venerdì, 10 novembre 2017
    Cari amici,
    porgo a ciascuno di voi il mio cordiale saluto ed esprimo viva gratitudine per la vostra presenza e per la vostra attività al servizio del bene comune. Ringrazio il Cardinale Turkson per le parole di saluto e di introduzione.
    Siete convenuti a questo Simposio per affrontare argomenti cruciali, sia in sé stessi, sia in considerazione della complessità delle sfide politiche dell’attuale scenario internazionale, caratterizzato da un clima instabile di conflittualità. Un fosco pessimismo potrebbe spingerci a ritenere che le “prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale”, come recita il titolo del vostro incontro, appaiano sempre più remote. È un dato di fatto che la spirale della corsa agli armamenti non conosce sosta e che i costi di ammodernamento e sviluppo delle armi, non solo nucleari, rappresentano una considerevole voce di spesa per le nazioni, al punto da dover mettere in secondo piano le priorità reali dell’umanità sofferente: la lotta contro la povertà, la promozione della pace, la realizzazione di progetti educativi, ecologici e sanitari e lo sviluppo dei diritti umani.[1]
    Non possiamo poi non provare un vivo senso di inquietudine se consideriamo le catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali che derivano da qualsiasi utilizzo degli ordigni nucleari. Pertanto, anche considerando il rischio di una detonazione accidentale di tali armi per un errore di qualsiasi genere, è da condannare con fermezza la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l’intero genere umano. Le relazioni internazionali non possono essere dominate dalla forza militare, dalle intimidazioni reciproche, dall’ostentazione degli arsenali bellici. Le armi di distruzione di massa, in particolare quelle atomiche, altro non generano che un ingannevole senso di sicurezza e non possono costituire la base della pacifica convivenza fra i membri della famiglia umana, che deve invece ispirarsi ad un’etica di solidarietà.[2] Insostituibile da questo punto di vista è la testimonianza degli Hibakusha, cioè le persone colpite dalle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, come pure quella delle altre vittime degli esperimenti delle armi nucleari: che la loro voce profetica sia un monito soprattutto per le nuove generazioni!
    Inoltre, gli armamenti che hanno come effetto la distruzione del genere umano sono persino illogici sul piano militare. Del resto, la vera scienza è sempre a servizio dell’uomo, mentre la società contemporanea appare come stordita dalle deviazioni dei progetti concepiti in seno ad essa, magari per una buona causa originaria. Basti pensare che le tecnologie nucleari si diffondono ormai anche attraverso le comunicazioni telematiche e che gli strumenti di diritto internazionale non hanno impedito che nuovi Stati si aggiungessero alla cerchia dei possessori di armi atomiche. Si tratta di scenari angoscianti se si pensa alle sfide della geopolitica contemporanea come il terrorismo o i conflitti asimmetrici.
    Eppure, un sano realismo non cessa di accendere sul nostro mondo disordinato le luci della speranza. Recentemente, ad esempio, attraverso una storica votazione in sede ONU, la maggior parte dei Membri della Comunità Internazionale ha stabilito che le armi nucleari non sono solamente immorali ma devono anche considerarsi un illegittimo strumento di guerra. E’ stato così colmato un vuoto giuridico importante, giacché le armi chimiche, quelle biologiche, le mine antiuomo e le bombe a grappolo sono tutti armamenti espressamente proibiti attraverso Convenzioni internazionali. Ancora più significativo è il fatto che questi risultati si debbano principalmente ad una “iniziativa umanitaria” promossa da una valida alleanza tra società civile, Stati, Organizzazioni internazionali, Chiese, Accademie e gruppi di esperti. In tale contesto si colloca anche il documento che voi, insigniti del Premio Nobel per la Pace, mi avete consegnato e per il quale esprimo il mio grato apprezzamento.

  10. Proprio in questo 2017 ricorre il 50° anniversario della Lettera Enciclica Populorum progressio di Paolo VI. Essa, sviluppando la visione cristiana della persona, ha posto in risalto la nozione di sviluppo umano integrale e l’ha proposta come nuovo nome della pace. In questo memorabile e attualissimo Documento il Papa ha offerto la sintetica e felice formula per cui «lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (n. 14).
    Occorre dunque innanzitutto rigettare la cultura dello scarto e avere cura delle persone e dei popoli che soffrono le più dolorose disuguaglianze, attraverso un’opera che sappia privilegiare con pazienza i processi solidali rispetto all’egoismo degli interessi contingenti. Si tratta al tempo stesso di integrare la dimensione individuale e quella sociale mediante il dispiegamento del principio di sussidiarietà, favorendo l’apporto di tutti come singoli e come gruppi. Bisogna infine promuovere l’umano nella sua unità inscindibile di anima e corpo, di contemplazione e di azione.
    Ecco dunque come un progresso effettivo ed inclusivo può rendere attuabile l’utopia di un mondo privo di micidiali strumenti di offesa, nonostante la critica di coloro che ritengono idealistici i processi di smantellamento degli arsenali. Resta sempre valido il magistero di Giovanni XXIII, che ha indicato con chiarezza l’obiettivo di un disarmo integrale affermando: «L’arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica» (Lett. enc. Pacem in terris, 11 aprile 1963, 61).
    La Chiesa non si stanca di offrire al mondo questa sapienza e le opere che essa ispira, nella consapevolezza che lo sviluppo integrale è la strada del bene che la famiglia umana è chiamata a percorrere. Vi incoraggio a portare avanti questa azione con pazienza e costanza, nella fiducia che il Signore ci accompagna. Egli benedica ciascuno di voi e il lavoro che compie al servizio della giustizia e della pace. Grazie.
    ________________________________________
    [1] Cfr Messaggio alla III Conferenza sull’impatto umanitario delle armi nucleari, 7 dicembre 2014.
    [2] Cfr Messaggio alla Conferenza dell’ONU finalizzata a negoziare uno strumento giuridicamente vincolante per proibire le armi nucleari, 27 marzo 2017. © Copyright – Libreria Editrice Vaticana
    La stampa: Dal 2018 il Vaticano vieta la vendita di sigarette
    Per decisione di Papa Francesco, in Vaticano sarà vietata la vendita di sigarette a dipendenti, religiosi e diplomatici all’interno del territorio a partire dal 2018, per non cooperare con una «pratica che danneggia la salute». «Il Santo Padre ha deciso che il Vaticano terminerà la vendita di sigarette ai propri dipendenti a partire dal 2018», ha detto il portavoce vaticano, Greg Burke, confermando una notizia anticipata dall’agenzia stampa argentina Telam e dal Wall Street Journal.
    «Il motivo – prosegue Burke – è molto semplice: la Santa Sede non può cooperare con un esercizio che danneggia chiaramente la salute delle persone. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno il fumo è la causa di più di 7 milioni di morti in tutto il mondo. Le sigarette, vendute ai dipendenti e pensionati del Vaticano ad un prezzo scontato, erano fonte di reddito per la Santa Sede. Tuttavia, nessun profitto può essere legittimo se mette a rischio la vita delle persone».

    Lucca, sabato 25 novembre 2017. Al papa Francesco perché si ravveda dall'aver recentemente usato stupide popolari espressioni inducenti alla buona ubriacatura delle Nozze di Cana. Quel suo parlare irresponsabilmente meramente “alla buona” è sofferenza per il nascituro e la nascitura. Qualora gli sposi resi ubriachi con l'oltre misura perpetrata alle nozze di Cana anche con frode dalla Madonna e da Cristo con una sposa che abbia deciso di sposarsi il suo giorno fecondo e quella notte gli sposi concepissero uno zigote e una morula sin dalle prime cellule alimentato da sangue d'ubriaco e ubriaca, darebbero inizio a sofferenza di demente in status nascendi. Dalla quattordicesima settimana poi, l'alcool bevuto dalla madre brucia i primi neuroni della morula poi del feto. E' insalubre e criminale l'oltre misura d'alcool tanto più nella concezione da un amplesso che non deve essere mai fatto da ubriaca e ubriaco, ma con gentilezza e dopo aver avuto rassicurazione dalla USL della compatibilità con la salute del concepito/concepita dei rispettivi corredi cromosomici onde evitare malattie genetiche. Un atto procreativo "non casuale" onde evitare "sofferenze" al concepito o alla concepita, che ove ci sia pericolo ad esempio di talassemia che decurta della metà la vita o la riduce a pochi giorni si dia comprendonio, in quel caso, di procedere in accreditati ambulatori procreando in vitro: come, scongiurando i parlamentari affinché migliorassero l'ancora emendabile Legge 40, indicava il Nobel Renato Dulbecco. Ciao papa Concetto Valente

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