Dario & Bob | Massimiliano Fortuna


dario-bobTalvolta si verificano delle coincidenze la cui forza di evocazione basta a se stessa. Poche ore prima della morte di Walter Bonatti si sbriciolò gran parte del pilastro sud-ovest del Dru, teatro della sua scalata più nota e leggendaria. Tutto ha un termine, anche il profilo, che ci parrebbe inalterabile, delle grandi montagne, non solo il breve lampo della vita umana che si avventura nella loro salita. Roccia e carne si corrispondono.

Così nel giorno della morte di Dario Fo dalla Svezia giunge la notizia che Bob Dylan è il nuovo vincitore del premio Nobel per la letteratura. Dopo quello andato proprio a Fo quasi vent’anni fa, un raro riconoscimento letterario alla grandezza di una parola al confine tra scrittura e oralità, una parola da ascoltarsi più che leggersi, come alle origini della nostra letteratura, nata sulle corde di rapsodi recitanti ad un pubblico di uditori.

La moderna cultura letteraria, costruita attorno all’asse scrittura-lettura individuale, spesso tende a dimenticarlo ma quel farmaco potente creato dall’uomo, che è l’arte del racconto, nella storia è stato suono prima di essere segno, è stato voce prima di essere pagina, impegno dell’orecchio prima che dell’occhio.

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