Teatro – Sopra la rete

venerdì 20, sabato 21 dicembre – ore 21.00
domenica 22 dicembre  – ore 17.30
sala Gabriella Poli – Centro Studi Sereno Regis – via Garibaldi 13 – Torino

con Massimo Giovara. Regia Giordano V. Amato

drammaturgia Giordano V. Amato e Massimo Giovara
Coproduzione Il Mutamento Zona Castalia / ‘O Zoo No

Tema dello spettacolo è il vissuto delle persone con problemi psichici nella società contemporanea, il loro difficile inserimento e la discriminazione cui spesso sono oggetto. La storia dell’unico personaggio, dalla personalità intermittente, indaga il ruolo dell’intelligenza ordinaria nei rapporti tra le persone e degli ostacoli alla comunicazione incontrati da chi ha un intelletto diverso, fuori dal comune, sia esso genio o idiozia.

ingresso: intero 8,00 € – ridotto 5,00 €

 

LA STAMPA, DOMENICA 1 MAGGIO 2011

Recensione di Franca Cassine

Un viaggio nel labirinto della memoria

È bravo Massimo Giovara, cattura l’attenzione modulando la voce in un lieve sussurro e comincia sottilmente a giocare col pubblico, interrompendo più volte il flusso di parole nel quale è invischiato. L’attore è un torrente in piena pronto a straripare riversando sui presenti i ricordi, non quelli che fluiscono a caso associando liberamente i pensieri, ma quelli di un uomo dalla mente malata. È un viaggio difficile fatto di brevi flashback quello del protagonista di «Sopra la rete», lo spettacolo presentato venerdì scorso sul palco di Zona Teatro, lo splendido spazio realizzato all’interno dell’ex cimitero di San Pietro in Vincoli.

Ispirato al saggio del neurologo americano Oliver Sacks, «L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello», e scritto dallo stesso attore torinese insieme con Giordano V. Amato (che ne ha curato anche la regia), ha come protagonista un uomo dalla personalità intermittente che ha perso l’uso della memoria a breve termine e che, proprio per questo, dice di chiamarsi semplicemente «Io».

Io non riesce a organizzare il flusso della memoria e per tentare di farlo, prende appunti, guarda fotografie e se il ricordo tarda ad arrivare, allora lui se ne costruisce uno su misura perché «un uomo non è mai se stesso ma solo ciò che ricorda».

Una materia tragica quella di questo monologo ,che però Giovara vivacizza con la sua abile capacità attoriale e con una verve che affascinagli spettatori facendoli spesso sorridere e ridere (anche se piuttosto amaramente). Come su di un’enorme tela bianca (in scena solo una sedia, un tavolo con dei fogli pieni gli appunti e un leggio) l’attore per mezzo di colori diversi (l’amicizia, il sesso e la fede) dipinge con parole spesso disarticolate e sfuggenti i capitoli della vita di lo, lasciando spazio a una riflessione più ampia sull’avere memoria di ciò che realmente accade e sul tentativo di adeguare i fatti alla realtà.

Molti meritati applausi all’ottimo Giovara e al regista-autore Giordano V. Amato

Monica Bonetto

Prettamente di parola, virtuosistico esercizio recitativo messo a frutto per dare anima e corpo a un monologo serrato, “Sopra la rete” è uno spettacolo che di primo acchito potrebbe sembrare l’esatto opposto di quello presentato da Paola Chiama. Il racconto infatti, perso nei mille rivoli di un pensiero che procede per insolite associazioni, si nutre e rigurgita parole che si rincorrono, si smentiscono l’un l’altra, rimandano altrove, occupano tutto lo spazio a disposizione. Scritto da Giordano Amato e lo stesso Giovara, diretto da Amato, il testo si occupa del vissuto delle persone con problemi psichici in rapporto con la società contemporanea; in particolare un io narrante confida le proprie difficoltà, l’incapacità a ricordare, intesse variegati, comici, struggenti spezzoni di esistenza vera o presunta da cui grondano paura, dolore, ma soprattutto dirompente, straziante umanità. L’interpretazione è accurata, perfettamente calibrata, teneramente scandita tra i picchi alterni di una personalità intermittente che reclama, a dispetto di tutto, il proprio diritto ad essere.

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