Edonismo come teoria dell’Australia – Johan Galtung

Sydney: Si può dire molto della politica australiana, delle tasse minerarie e del valore delle derrate in salita, su, su, con la Cina che compra, del cambio laburista fra presidente e primo ministro come nell’Unione Sovietica, secondo quanto decide il partito, dell’Australia in Afghanistan, che avanza verso Gallipoli II [i]. E il nuovo primo ministro che rifiuta il precedente, il Kevin Rudd dalla parlata da mandarino, con un progetto, una visione per l’Asia, con legami più stretti con la Cina e l’ASEAN, ASEAN+8. Uno statista mondiale, con un progetto aldilà di un’Australia pensionata senza progetti oltre lo status quo e l’essere cliente USA. E nevroticamente preoccupata per un migliaio di richiedenti rifugio.

Eppure in questo saggio si celebra l’Australia, nonostante le fosche nubi che vi si librano sopra, l’uccisione degli aborigeni per la cristianità e il darwinismo, l’annientamento della loro struttura e cultura, la “Generazione Rubata” di bambini. Ciò che si celebra è forse l’Australia anglo-celtica, con la razionalità degli uni e l’emotività degli altri, un’indicazione di quanto le Isole Britanniche avrebbero potuto essere se non fosse stata così dominante la cultura inglese da labbro superiore rigido.

Tale celebrazione si concentra su una parola, edonismo, gioia, godimento comune anziché reciproco. C’è un certo ritrarsi individuale su tutta quanta l’Australia come tale; con media noiosi che fanno il proprio gioco, sport e cucina, un po’ di religione, un po’ di violenza come intrattenimento, bugie sull’Afghanistan, un’opinione pubblica ripiegata sull’ABC [TV nazionale, ndt] e l’australiana Fox, Fox, Fox; con l’SBS a mo’ di luce nel deserto. Qual è lo scopo dell’Australia, la sua essenza? Risposta: l’edonismo, 230 e passa anni dopo l’inizio come colonia penale.

Ce ne sono tre varietà: all’aperto, in spazi pubblici ben allestiti come servizio pubblico, gratuiti, funzionali ed estetici, come un picnic in una natura meravigliosa; all’interno, in bei soggiorni; ed edonismo da giardinetto dietro casa, come forma intermedia.

L’edonismo australiano è naturale, non chiassoso, collettivo, non da entusiasta estroverso (puritano, ascetico), non ambiguo, non offuscato, mero godimento.

Una semplice interpretazione: siamo arrivati, j’y suis, j’y reste! (in francese nel testo, ci sono, ci resto!, ndt).

L’edonismo della natura si ha col sole, la luna, i parchi, le spiagge, le passeggiate; i tavoli da picnic con l’attrezzatura da barbecue, che mutano l’onnipresente edonismo individuale latente in edonismo attivo, collettivo, manifesto.

L’edonismo del vino rende garbatamente sbronzi, sonnacchiosi, ma non sgradevoli a se stessi e agli altri, è a portata di borsa, funzionale, estetico: vini eccellenti e una cultura del consumo del vino in molte situazioni. Smollati col vino, con poche preoccupazioni; un socialismo allo chardonnay costruito attorno alla condivisione dei mezzi di consumo anziché di produzione.

L’edonismo del vino e della natura possono combinarsi in un edonismo del picnic come uno stare insieme in un edonismo degli spazi pubblici, collettivi. Che, a sua volta, può combinarsi in un edonismo culturale con film, teatro, concerti come ingredienti principali (come a Leeuwin, in Australia occidentale, con 5000 partecipanti sul prato davanti al palcoscenico esterno, sotto una magnifica luna).

L’edonismo degli spazi pubblici celebra l’Australia come la res comunis negata agli aborigeni con il diritto romano per cui res comunis = res nullius = terra nullia. Dove lo spirito di colonizzazione privatizzava, l’edonismo deprivatizza, collettivizza, celebrando la collettività e lo spazio pubblico.

L’edonismo australiano è trasversale alle generazioni, per nonni e nipoti, pur convergendo sull’età media.

L’edonismo australiano pubblico è trasversale ai generi, non esibizionista del genere come in Spagna e Italia, convergente su una qualche sorta di sesso intermedio.

L’edonismo australiano è notevolmente disciplinato, lascia lo spazio pubblico lindo e pronto per la volta successiva.

Se dicessero agli australiani che debbono trasferirsi in paradiso ma con un solo oggetto, quello sarebbe l’esky (anche nota come borsa da ghiaccio, compagno). Darebbero per scontato che il paradiso sia un eterno picnic, altrimenti cercherebbero qualche altro posto.

La storia australiana può essere vista in tre fasi: colonizzazione, imperialismo, edonismo; la prima come modalità dominante nel Profondo Nord, la seconda come modalità dominante nella politica estera di Canberra, ancora legata al mito anglo-americano dell’eccezionalismo, e l’edonismo altrove, più locale.

In marcia verso l’edonismo, i coloni privarono le nazioni native dei diritti di proprietà, le criminalizzarono quando difesero i propri diritti, trattandole come l’Inghilterra aveva trattato i reclusi, con il bando e la punizione capitale e le spedizioni punitive, con i coloni che si appropriavano della legge stessa. Quando questa relazione divenne insostenibile, fu trasferita ai richiedenti rifugio; senza cambiare in sé, trovando solo nuovi dominanti e dominati. Gli imperialisti fecero altrettanto, fanno tuttora lo stesso con gli afghani. L’impronta strutturale era forte quanto quella nazista verso gli ebrei; hanno imparato.

E tuttavia, si è anche riversata in edonismo. Quando i coloni, reclusi o meno, ebbero di fronte il modo di vivere aborigeno, lo trovarono diverso e perciò inferiore. Gli aborigeni parevano avere nessun chiaro senso di proprietà, possedevano le cose insieme, condividevano cibo e acqua. Parevano avere nessun chiaro senso di genitorialità accudendo insieme ai bambini e non secondo “di chi” fossero. Dormivano anche nella natura libera, senza badare tanto alla “propria casa”.

Se è così, l’edonismo della natura è l’aborigenizzazione dei coloni: se un compagno manca di qualcosa, quel qualcosa esce da qualche altra borsa da ghiaccio; i bambini corrono in giro liberamente ottenendo dappertutto affetto e attenzione, e possono anche finire tutti quanti per dormire insieme sotto un cielo generoso.

Viva l’edonismo, abbasso la mentalità colonizzatrice e l’imperialismo. Si condivida con i richiedenti rifugio, li si inviti, si esca dal guscio entrando nel mondo, guardando la carta geografica e rendendosi conto di dove si è: molto prossimi all’Asia.

Per chi è venuto di là dal mare / abbiamo pianure sconfinate da condividere – nello spirito del terzo verso dell’inno nazionale australiano.

Nota

[i] Quella sconfitta si celebra il giorno dell’ANZAC (Australia and New Zealand Army Corps, “Corpo d’armata di Australia e Nuova Zelanda”) del 26 aprile, l’attacco catastrofico guidato da Churchill contro il genio militare di Mustafa Kemal, poi Kemal Atatürk, il Padre dei Turchi. Perché tale celebrazione? Perché un ex-deposito di reclusi era stato usato su base egualitaria come carne da cannone. Nella guerra del Viet Nam essi si ritirarono presto. Come se la cavano nella coalizione a guida USA in Afghanistan: Gallipoli II o ritirati precoci?

12.07.10

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Hedonism as Australia Theory

http://www.transcend.org/tms/2010/07/hedonism-as-australia-theory/

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