Recovery PlanET per la società della cura

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A Torino saremo in Piazza Castello dalle ore 15 con le campagne:
Salvare la Cavallerizza Reale; Riapriamo il Maria Adelaide; No Brevetti sui Vaccini;
Salvaguardia della Legge 194; No Tav; Trattato ONU sul divieto delle armi nucleari; Acqua Pubblica ….
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Recovery Plan per l’economia del profitto?
Recovery PlanET per la società della cura!

Non è andata per niente bene. Dopo un anno di pandemia, le persone anziane sono state falcidiate, quelle più piccole, ragazzi e ragazzi sono stat* consegnat* all’isolamento e al disagio. La maggioranza di noi è in crisi e nella precarietà, con il peso maggiore scaricato sulle donne. E tutto per seguire le sirene di questa economia che è la prima causa di quanto successo.

E’ in arrivo un bastimento carico di miliardi. Si chiama Next Generation EU, ma non punta verso le generazioni che verranno, né a garantire il futuro della vita sul pianeta. E’ orientato da Crescita – Concorrenza – Competizione. L’esatto contrario di ciò che la pandemia ci ha insegnato: nessuno si salva da solo, siamo persone interdipendenti fra noi e con l’ambiente che ci circonda.

Il governo Draghi, in continuità con il precedente governo Conte, sta predisponendo il Recovery Plan (PNRR) per l’accesso ai fondi europei. Non si intravede alcuna inversione di rotta.
Il Piano prevede grandi investimenti, ma nessuna conversione sociale ed ecologica della società: solo una modernizzazione green e digital dell’attuale modello fondato sulla predazione della natura e su una sempre maggiore diseguaglianza.

E’ un piano scritto da un esiguo numero di “esperti”, senza alcun dibattito pubblico ampio e partecipativo per coinvolgere la parte attiva della società, quella che si è autonomamente adoperata con mutualismo e solidarietà per sostenere chi dalla pandemia è stato precipitato nella disperazione.

Non è questa la strada da seguire. Serve un cambio di paradigma e un nuovo modello di convivenza: la società della cura, che sia cura di sé, delle altre e degli altri, dell’ambiente, del vivente, della casa comune e delle generazioni che verranno.
Occorre contrapporre il prendersi cura alla predazione, la cooperazione solidale alla solitudine competitiva, il “noi” dell’eguaglianza e delle differenze all’”io” del dominio e dell’omologazione.

Per questo da diversi mesi, oltre 360 associazioni e 1500 persone attive hanno avviato il percorso di convergenza per la società della cura, e, con un intenso confronto di oltre due mesi di incontri tematici, hanno messo a punto un piano alternativo di proposte.

No a un Recovery Plan per riprodurre l’esistente.
Sì al Recovery PlanET per un’alternativa di società.