Seminario | Grandi opere. Illusioni, inganni, alternative

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L’epidemia di Covid-19 ha prodotto nel Paese e nel mondo una crisi economica e sociale gravissima. L’evidenza dei collegamenti tra epidemia e modello di sviluppo ha fatto dire a molti, nei mesi scorsi, che nulla sarebbe più stato come prima e che le risposte alla crisi avrebbero dovuto avvenire all’insegna di un cambiamento profondo di strategie, modelli economici, priorità. Oggi, con la fine del lockdown e l’allentamento delle limitazioni imposte dall’emergenza, quelle indicazioni sembrano tramontate e tutto sembra tornato come prima. Lo confermano il “decreto semplificazioni” e i provvedimenti connessi varati in questi giorni dal Governo in cui il volano della ripresa viene indicato in un’incredibile sequenza di Grandi Opere da mettere in cantiere senza freni e senza regole: l’elenco è sempre più lungo fino a comprenderne 130, lo guidano il TAV e la Nuova linea ferroviaria Torino-Lione, rispunta finanche il ponte sullo stretto di Messina. La rappresentazione simbolica di tutto questo sta nel gesto e nelle parole del presidente del Consiglio che schiaccia il pulsante per l’innalzamento delle paratie del Mose a Venezia, commentando – di fronte alle proteste degli ambientalisti – che la politica deve assumersi le proprie responsabilità e augurarsi (proprio così, augurarsi) che l’opera funzioni.

In questo desolante panorama (che vede coinvolto l’intero ceto politico del nostro Paese) emergono, a vari livelli, segnali di discontinuità importanti: cresce nei movimenti la consapevolezza che giustizia sociale e giustizia ambientale sono inscindibili; sono sempre più chiare l’entità e l’origine da attività umane (a cominciare dalle Grandi Opere) dei cambiamenti climatici e i loro effetti devastanti; al Parlamento europeo, in sede di discussione della proposta di legge sul clima, è stato presentato un emendamento che subordina i finanziamenti di ogni grande opera all’accertamento – da parte di una commissione indipendente ? del suo effetto di riduzione delle emissioni di CO2; la Corte dei Conti europea, pronunciandosi su otto Grandi Opere tra cui la Torino-Lione ne contesta, pur in un’ottica non certo contraria all’attuale modello di sviluppo, la convenienza dal punto di vista economico, trasportistico e ambientale; lo schieramento contrario alle Grandi Opere cresce a livello locale e vede, da ultimo, la netta presa di posizione contro la Nuova Linea Ferroviaria Torino-Lione del neoeletto sindaco di Lione Grégory Doucet.

Ormai è documentato da innumerevoli studi che le Grandi Opere sono tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici, producono lavoro in misura di gran lunga inferiore a molte piccole opere di risanamento del territorio, sono in contrasto con le necessità di un futuro rispettoso dell’ambiente, hanno costi insostenibili per la collettività. A sostenerle restano solo gli interessi di una imprenditoria senza progetto e di una politica istituzionale ad essa subalterna. Questi interessi sembrano oggi vincenti grazie soprattutto alle risorse economiche (sempre pubbliche) di cui dispongono e alla connessa capacità di produrre consenso. Ma il loro respiro corto è sempre più evidente.

Per questo occorre costruire nel Paese un cartello di realtà dell’ambientalismo, del sociale, del mondo del lavoro, del mutualismo consapevoli della necessità di girare davvero pagina e di abbandonare il modello, sbagliato e fallimentare, delle Grandi Opere. L’obiettivo è quello di aprire una grande stagione propositiva e un confronto-scontro con una politica vecchia e incapace di dare risposte adeguate alla gravità della crisi.

Di qui l’iniziativa di un primo momento di confronto, a Torino il 23 luglio prossimo (con un mix di interventi in presenza e da remoto). Altri confronti seguiranno per integrare la rete degli interlocutori, attualmente limitata a causa dei tempi (inevitabilmente ridotti) dell’organizzazione.


Programma

Coordinano Angela Dogliotti (Centro Studi Sereno Regis) e Livio Pepino (Controsservatorio Valsusa)

ore 15.15-16.30 comunicazioni introduttive*

Marco Bersani (Attac) Quanto costano le grandi opere? Chi le paga, possono essere un volano per l’economia?

Angelo Tartaglia (Politecnico di Torino) Le grandi opere e i cambiamenti climatici

Francesco Ramella (Politecnico di Torino) Infrastrutture e trasporti: le fantasie e la realtà

Marco Revelli (Università del Piemonte orientale) Creare lavoro: grandi opere e progetti alternativi


ore 16.30-19.00 interventi programmati (elenco provvisorio)*

Jean-Louis Aillon (Rete Clima Torino)

Giuseppe De Marzo (Rete dei Numeri Pari)

Emilio Delmastro (Pro Natura Piemonte e Valle d’Aosta)

Duccio Facchini (Altreconomia)

Edi Lazzi (Fiom)

Violetta Guerra (Fridays For Future)

Maria Maranò (Legambiente e Forum Disuguaglianze e Diversità)

Tomaso Montanari

Giorgio Prino (Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta)

Mariangela Rosolen (Acqua pubblica Torino)

Cosimo Scarinzi (CUB Piemonte)

(*) I nomi in blu corrispondono a interventi da remoto. Siamo in attesa di risposta da Stefano Lenzi (WWF), Mario Pianta (Sbilanciamoci!), ulteriori esponenti di FFF.

Per adesioni scrivere a Ezio Bertok ([email protected]), indicando estremi dell’associazione, telefono e indirizzo mail.


Note organizzative:

1) la presenza fisica nella sala Poli del Centro Sereno Regis sarà limitata, per le disposizioni connesse con l’epidemia di Coronavirus, a 30 persone. Sarà previsto, peraltro, il collegamento da remoto con gli interventori previsti che non possono essere a Torino. Chi intende essere presente è pregato di comunicarlo a Enzo Ferrara ([email protected]; tel. 339 8555744);

2) l’iniziativa sarà trasmessa in streaming. Si accede con il link https://youtu.be/kxAFrKR7oIc;

3) riferimento per gli aspetti tecnici (collegamenti, streaming etc.): Ezio Bertok ([email protected]; tel. 333 7640360).