Il digiuno per la pace continua

Gianni D'Elia

Rilanciamo un digiuno per la pace a staffetta, ripromettendoci a fine estate/inizio autunno di organizzare un altro digiuno/evento pubblico in una piazza di Torino

Riprendiamo le parole del Coordinamento nazionale del digiuno per la pace dopo la recente giornata nazionale:

“Circa 230 persone, venerdì 31 maggio hanno digiunato e partecipato agli eventi della giornata nazionale.

Da febbraio vari gruppi in tutta Italia (alcuni gruppi anche da un anno) si stanno impegnando in un digiuno a staffetta per la Pace. Oltre 500 persone, in modi e forme diverse, hanno digiunato, alcune in modo continuativo per oltre due mesi, altre per 15 giorni, altre per una settimana, alcuni per 3 giorni, ma la prevalenza per un giorno alla settimana e alternandosi, dando vita ad una staffetta che, da febbraio non ha mai smesso.

I venti di guerra spirano sempre piu’ forti e per opporsi, queste persone hanno messo in gioco il proprio corpo come forma collettiva di protesta, come comunanza con chi soffre e, per i credenti, come forma di preghiera che accomuna molte religioni.

Le persone coinvolte hanno un provenienza trasversale, sia sociale che politica, ma sono accomunate da un profondo desiderio di pace.

Questa pratica che sostiene un appello al parlamento, ha coinvolto sindaci e consiglieri comunali che hanno digiunato per accompagnare l’approvazione di mozioni a sostegno dei 4 punti, obiettivo della nostra azione

1. Cessate il fuoco, ogni fuoco di guerra a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e in Israele, fermate la carneficina tutt’oggi in corso.

2. Liberate tutti gli ostaggi israeliani e i prigionieri palestinesi civili detenuti senza processo.

3. Attivate l’immediato soccorso alle popolazioni palestinesi con forniture straordinarie di ciò che è necessario (acqua, cibo, elettricità, presidi sanitari e strumenti di comunicazione), con ripristino finanziamenti all’UNRWA.

4.Attivazione di una protezione internazionale delle popolazioni palestinesi con la presenza di una forza internazionale, possibilmente con avallo dell’ONU.

Quindi il 31 maggio molte persone, in contemporanea in varie città, hanno digiunato e, ove sia stato possibile, hanno organizzato presidi e presenza nelle piazze”. Queste le città coinvolte:Venezia-Mestre, Bassano del Grappa, Foggia, Pisa, Rovereto, Terracina, Torino, e poi Catania, Bologna, Brescia, Milano, Padova, Putignano, Rovigo, Santorso, Trieste, Alessandria.

A Torino il 31 maggio hanno digiunato 40 persone e altre 30 persone il 31 marzo scorso, in un altro digiuno pubblico in piazza Castello.

Ora rilanciamo un digiuno a staffetta, compilando il modulo disponibile online, ripromettendoci a fine estate/inizio autunno di organizzare un altro digiuno/evento pubblico in una piazza di Torino.

Non possiamo arrenderci all’orrore in scena a Gaza e anche in Cisgiordania oggi, e da decenni. Come possiamo accettare, senza ribellarci, al costo umano dell’operazione militare, sferrata dall’esercito israeliano sabato 8 giugno per liberare 4 ostaggi e che ha provocato 270 morti tra i palestinesi compresi donne e bambini, oltre ad un soldato israeliano. E 400 feriti. Sono ormai oltre 30 mila le vittime di cui la gran parte donne e bambini inermi e per chi resiste le condizioni di vita sono infernali. Nell’opinione pubblica non sembra esserci empatia e coinvolgimento oppure, prevale rassegnazione e l’impotenza.

Perché? Si pensa davvero che i Palestinesi se lo meritino? Come è possibile seguire la narrazione dominante anche in questo caso?

Eppure si possono fare e si fanno tante cose:

  • le Università occupate dagli studenti a Torino e in tantissime altre parti del mondo, per chiedere la revoca dei contratti con le università israeliane che fanno ricerca in campo militare;
  • i gruppi, le associazioni, i sindacati di base riuniti nel Coordinamento Torino per Gaza e non solo, che con scioperi e dimostrazioni, chiedono al governo di cessare di fornire armi al governo di Israele e lottano per la fine dell’occupazione e la liberazione della Palestina;
  • il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) che individua campagne internazionali per fare pressione sul governo di Israele e contrastare le sue politiche coloniali e di apartheid;
  • i movimenti che danno voce a palestinesi e israeliani che, nonostante tutto, lavorano insieme per la fine dell’occupazione della Palestina, per il ripristino della legalità internazionale e per un riconoscimento reciproco con pari dignità;
  • le iniziative di osservazione e contrasto al tentativo di militarizzare le nostre scuole;
  • il Coordinamento Agite che da 121 sabati porta avanti una presenza di pace in piazza Carignano o Castello per chiedere negoziati in tutte le zone di conflitto armato, il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, la protezione degli obiettori e dei disertori, il rifiuto del riarmo ed in particolare, di quello atomico.

L’elenco potrebbe essere ancora più lungo e maggiormente dettagliato, di tutte le iniziative in cui molti cittadini sono impegnati ogni giorno. Qui serve solo per dire che si può e si deve fare qualcosa per contrastare la logica di guerra e di dominio che sembra prevalere non solo in Palestina ed Israele, ma anche in tante altre aree del mondo. Tutto ciò, insieme alla crisi climatica ed ambientale per cui i Grandi del mondo fanno poco o nulla e al disastro delle politiche migratorie che fa vittime tutti i giorni, rendono questo nostro mondo via via più deturpato, incivile e insicuro.

Il digiuno è una debole cosa ma ci impegna personalmente e collettivamente a resistere e lottare per tutto questo, con sempre più determinazione e coraggio.

Proponiamo anche, nella massima libertà, che per ogni giorno di digiuno e quindi di cibo non consumato (calcolato ad esempio in 10 euro) venga destinato Programma di Aiuti Umanitari per gli ospedali di Gaza dell’Associazione Italiana Amici di Neve Shalom Wahat al Salam (oasidipace.org).

I digiunatori che vogliono aderire, (anche quelli che hanno digiunato con noi nelle ultime settimane), possono effettuare i versamenti su una carta Postepay messa a disposizione per raccogliere i fondi:

POSTEPAY E IBAN dedicato alla raccolta  (intestata Franzin Vincenzo)

POSTEPAY  5333 1711 4795 1129

IBAN: IT90F3608105138242538042540

CAUSALE: “per il Programma aiuti Ospedali Gaza”

I versamenti si possono fare, oltre che negli uffici postali anche nelle ricevitorie/tabaccai e online per chi è titolare di carta postepay, o in alternativa tramite bonifico con l’IBAN indicato. Le somme raccolte attraverso la carta verranno versate (TUTTE) per il Programma di Aiuti Umanitari per gli ospedali di Gaza, dell’Associazione Neve Shalom Wahat al-Salam.


Adesioni

Luigi Eusebi, i venerdì. Lo faccio già regolarmente una volta la settimana, per la causa palestinese anche di più.

Rita Vittori, martedì 9 luglio-martedì 16 luglio-martedì 23 luglio-martedì 30 luglio. Per sostenere le richieste di cessate il fuoco

Ileana Prezioso, i venerdì. Perché voglio dire no alla guerra e alle armi, perché siamo a un passo dalla catastrofe

Luca Ravinale, i lunedì. È una piccola cosa, possiamo farla in molti, può cambiare qualcosa in noi

Rosella Luchetti. Per ricordare, per per protestare, per solidarietà alle vittime del genocodio di Israele e di tutte le guerre

Luisa Mondo, i mercoledì. È un’azione nella quale si mette la faccia (la pancia), la volontà di dimostrare quanto si tiene al tema.

Gianni D’Elia, i mercoledì. Per protesta contro questa vendetta inumana e con sentimento di vicinanza a tutte le vittime

Irene Martinengo. Perché BASTA!

Angela Dogliotti, i venerdì di luglio. Basta guerra, basta occupazione!

 

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