Mafia e Grandi Opere: la Val di Susa di nuovo in marcia

Roberto Mairone

Sulla locandina della Manifestazione Popolare No Tav del 15 giugno a Susa, campeggia una piovra che, con i suoi tentacoli, avvolge uno stilizzato tratto dell’autostrada A32 Torino – Bardonecchia. L’invito a manifestare è per liberarsi dalla morsa di Sitaf (Società Italiana per il Traforo Autostradale del Frejus SpA) e dal TAV Torino Lione, realtà strettamente vicine in un fosco sodalizio capace di riservare nuove e quanto mai inquietanti sorprese giudiziarie: Mafia e Grandi Opere: la Val di Susa di nuovo in marcia.

La presentazione ufficiale della manifestazione si è tenuta l’11 giugno a Bussoleno, nel corso di un’assemblea popolare su ‘Mafia e Grandi Opere’ che aveva l’obiettivo di fare il punto sulla situazione della NLTL – Nuova linea Torino Lione – alla luce dei risvolti giudiziari dell’inchiesta Echidna, che ha portato a galla una stretta e criminale collusione fra ‘ndrine’ localizzate in Piemonte, politici locali e amministratori di società che ruotano intorno alla A32 e ai cantieri della linea alta velocità in Valle di Susa. Abbiamo già scritto di questa inchiesta per il Centro Studi Sereno Regis, nell’articolo “I giorni delle canaglie”.

Nel corso dell’assemblea popolare di Bussoleno Francesca Frediani, consigliera regionale uscente, ex vicepresidente della Giunta Elezioni, membro di altre Commissioni di Giunta e da sempre solidale con le istanze del Movimento No Tav, ha fatto un lungo excursus sulle “bizzarrie” di alcuni componenti della Giunta regionale. Fra queste la Frediani ricorda i finanziamenti bipartisan di Roberto Fantini ai partiti per le campagne elettorali del 2019 e le accuse, con relative condanne, per voto di scambio e collusioni mafiose che avevano portato in carcere, all’inizio della legislatura appena terminata, Roberto Rosso (Fratelli d’Italia), assessore regionale alla sicurezza.

Non solo. Alla luce dei recentissimi risultati dell’inchiesta Echidna appare chiaro quanto siano vicine e intercomunicanti le due sponde della criminalità organizzata e della politica locale, la cui azione si esprime compiutamente all’interno di alcune grandi imprese che gestiscono tratte autostradali e cantieri delle grandi opere.

Alberto Perino, Francesca Frediani, Giulia Casel e Simone Franchino all’Assemblea NoTav a Bussoleno l’11 giugno (foto Roberto Mairone).

Altro elemento portato all’attenzione dalla Frediani e che assume un diverso rilievo alla luce delle recenti vicende giudiziarie, è il gioco delle nomine in Giunta Regionale e nei suoi organismi permanenti. In particolare, il riferimento è sempre per Roberto Fantini, ex manager di Sitalfa, finanziatore della campagna elettorale per entrambi gli schieramenti nel 2019 e ora accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e di infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle società che gestiscono i lavori autostradali della A32.

La sua nomina all’Orecol (Organismo della Giunta Regionale Piemontese che vigila sulla legalità delle procedure amministrative), era stata fortemente voluta, quasi pretesa nonostante l’assenza di requisiti minimi in capo al Fantini, da Raffaele Gallo, figlio di Salvatore, ex signore delle tessere del Partito Democratico nonché manager di Sitaf in pensione. Alcuni elementi dell’inchiesta Echidna accusano proprio quest’ultimo di peculato, estorsione e corruzione elettorale. Alla luce degli eventi parrebbe quindi disvelarsi il gioco dei poteri, dei favori, delle promesse e delle compromissioni. Il potere mafioso nulla potrebbe senza le persone giuste nei luoghi giusti, pronte a prendere ordini e indirizzare decisioni, bandi di gara, affidamenti d’ingenti capitali, possibilmente pubblici.

Questo ininterrotto do ut des è ormai elevato a sistema, a processi morbosi che coinvolgono parti rilevanti del sistema economico – politico locale e nazionale. Fra i meccanismi corrotti di questo sistema, oltre che le inchieste della DDA e della DIA, dovrebbero trovare spazio e possibilità d’azione la Commissione antimafia permanente del Consiglio Regionale e l’obbligatorietà di costituzione di parte civile della Regione nei processi di mafia, due elementi nati grazie all’attività politica della stessa Frediani e proprio sotto la forte spinta e l’incitamento del Movimento No Tav. Non per niente è lo stesso movimento ad affermare, da oltre 30 anni, la collusione criminale fra i soggetti proponenti la grande opera, le associazioni mafiose operanti in Piemonte e alcuni esponenti partitici del governo locale.

Argomentazione dopo argomentazione appare chiara la presenza di un fil rouge che sottende tutti i temi, i fatti e gli eventi di cui si è parlato in assemblea: la presenza costante nelle inchieste giudiziarie di soggetti apicali di Sitaf e di Sitalfa, società controllata dalla Sitaf stessa, che è la concessionaria autostradale della Torino-Bardonecchia.

È Simone Franchino, membro della Commissione tecnica dell’Unione Montana Valle di Susa, a spiegare, attraverso date, bandi di gara e importi economici quelli che sono i rapporti tra Sitaf e Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin), già LTF (Lyon Turin Ferroviaire) e, più in generale, il meccanismo di aggiudicazione e di utilizzo delle ingenti somme destinate ai lotti esecutivi del progetto AV Torino Lione: lo svincolo di servizio della A32 a Chiomonte, l’autoporto di San Didero, e i lavori preparatori del cantiere del maxi tunnel nella piana di Susa.

Il 25 maggio 2011, a pochi giorni dal violento sgombero della Libera Repubblica della Maddalena a Chiomonte, Sitaf e LTF stipulano una convenzione per circa 1,5 milioni euro. Dopo un anno, il 31 luglio del 2012 gli stessi soggetti economici stipulano un’analoga convenzione per un valore di 1,7 milioni euro. Le convenzioni rappresentano, sulla carta, la copertura delle necessità economiche di Sitaf per risolvere le interferenze della A32 sui futuri cantieri della NLTL.

Gli intrecci e la successione delle convenzioni fra le due citate società, la Sitaf facente parte del Gruppo ASTM e ANAS e LTF di diritto francese, si complicano quando – prima della citata convenzione del 31 luglio 2012 – vi è un ulteriore riconoscimento di circa 500.000 euro per lo studio di fattibilità dello svincolo di Chiomonte. Siamo ancora nel 2012 e l’elenco delle convenzioni non è ancora terminato.

È del marzo dell’anno successivo (2013) un’ulteriore convenzione Sitaf – LTF, del valore di 4 milioni di euro, per la risoluzione delle interferenze dell’A32 nella piana di Susa mentre si arriva al 2016 con due nuove convenzioni, guarda caso fra Sitaf e TELT (sostituta di LTF), per la progettazione esecutiva dello svincolo di Chiomonte e per la progettazione esecutiva e la riorganizzazione dell’autoporto di san Didero, rispettivamente da 1,5 e oltre 1,7 milioni di euro.

Foto di Diego Fulcheri

La somma delle convenzioni stipulate fra Sitaf e LTF fra il 2011 e il 2016 ammonta a 7,7 milioni di euro, ma è destinata ad aumentare. In date più vicine, precisamente a giugno del 2023, viene stipulato un accordo per la progettazione esecutiva delle rampe di accesso al cantiere Telt dell’area di servizio “Gran Bosco” di Salbertrand per un valore di 4 milioni di euro mentre a fine novembre dello stesso anno un’ultima convenzione fra Sitaf e Telt di 5 milioni di euro viene stipulata per la regolamentazione degli accessi in autostrada con il servizio di safety car in vista dell’allestimento del cantiere. Nonostante il raggiungimento della folle cifra di quasi 17 milioni di euro per le convenzioni fra Sitaf e Telt, questi valori rappresentano, nella definizione che ne dà Simone Franchino, nient’altro che “noccioline”.

In relazione ai lotti esecutivi dei cantieri TAV aperti in Val di Susa, Telt e Sitaf hanno proceduto a stipulare convenzioni di ben altro valore economico e attraverso ben altre vicissitudini. Il 20 novembre 2019 Sitaf bandisce la gara per la realizzazione dello svincolo di Chiomonte: la stima del bando è di 64 milioni di euro. Dopo un anno e mezzo, l’8 giugno 2021, viene pubblicata la determina di aggiudicazione dei lavori di costruzione dello svincolo autostradale da parte di un’ATI costituita fra Cogefa e Cimolai, con un ribasso proposto del 18% sulla stima iniziale (52.860.000 euro).

Se finora tutto sembrerebbe rientrare nella normalità delle gare, delle aggiudicazioni e dell’esecutività dei progetti, ecco manifestarsi alcuni eventi particolari. Un anno dopo l’aggiudicazione della gara (2022), Sitaf e ATI rescindono, in regime bonario, il contratto e, nel novembre dello stesso anno, Sitaf affida i lavori a Itinera. Quest’ultima è un’azienda controllata da ASTM S.p.A. che, a sua volta, detiene il 67,22% del capitale sociale della stessa Sitaf. Trattandosi a tutti gli effetti di un affidamento in house fra società raggruppate, consorziate o controllate, le somme precedentemente stimate e aggiudicate (64 e 53 milioni di euro) possono essere riviste. Sitaf affida quindi direttamente a Itinera l’esecuzione dei lavori dello svincolo di Chiomonte per un totale di 93,5 milioni di euro segnando un +46% di aumento dei costi.

La percentuale di aumento appare esorbitante e non in linea con l’andamento dei tassi d’inflazione degli anni in cui si è dipanata la vicenda. Se questo aumento può stimolare la curiosità di qualcuno ed essere un elemento di interesse, se non addirittura di indagine, ancora più curioso è un altro evento. Alla citata gara indetta nel novembre del 2019, Itinera aveva partecipato posizionandosi sesta (ultima) in graduatoria, fra le società ammesse alla valutazione dell’offerta economica. Le ragioni di questa scarsa performance erano legate a valutazioni degli aspetti tecnici ed economici dell’offerta economica. In sostanza Sitaf ha deciso di dare più soldi a quella società che, fra tutte, si era presentata come la peggiore!

Procedendo in direzione est lungo la Val di Susa si incontra un altro cantiere TAV in fase esecutiva ed è quello dell’autoporto di San Didero. Anche qui ritroviamo gli stessi soggetti economici impegnati negli stessi arzigogoli. La gara per la realizzazione dell’autoporto si bandisce pochi mesi dopo quella per la realizzazione dello svincolo di Chiomonte (febbraio 2020).

Qui la stima è di 47 milioni di euro. Anche in questo caso passa del tempo fra gli eventi che segnano la vicenda. Dopo circa un anno e mezzo, a giugno del 2021, la gara viene sospesa ma lo stesso atto di sospensione viene, quasi immediatamente, revocato in ragione “della natura dell’intervento e del rilievo strategico dell’opera”, che richiedono la ripresa tempestiva delle operazioni di gara. Dopo altri 10 mesi (maggio 2022), “tempestivamente”, la gara viene nuovamente revocata per procedere all’affidamento diretto dell’esecuzione dei lavori da Sitaf a Sitalfa, altra società controllata. Il valore economico dell’affidamento diretto a Sitalfa per i lavori a San Didero risulterebbe, dai documenti a disposizione del Movimento No Tav, non conoscibile, non esplicitato.

È curioso che queste due opere, svincolo di Chiomonte e autoporto, entrambe propedeutiche ai futuri lavori della nuova linea AV Torino Lione e del maxi tunnel, abbiano seguito un analogo iter: indizione del bando, sospensione della gara o ritiro degli aggiudicatari e successivo affidamento diretto “in house” a società controllate. Nel caso dello svincolo abbiamo anche la chiara evidenza che, quando gli interessi sono gli stessi e ci si attrezza per soddisfarli in casa, i costi aumentano di valori percentuali fuori controllo. Non sarà per caso la ricetta per trasformare i costi in compensi!

Ultimo tassello dell’esposizione di Franchino, a conclusione di quanto sin qui esposto, è un significativo affidamento diretto in data 29 giugno del 2023. Sitaf affida ad una imprecisata società i lavori per l’innalzamento della A32 e per la realizzazione di un nuovo svincolo a est di Susa. Il totale dell’affidamento raggiunge la quota mai sfiorata prima di 124,4 milioni di euro! Non è chiaro, poiché non sta scritto da nessuna parte, quale sia la società affidataria ma, alla luce degli eventi in precedenza narrati, chi punta forte sulle ormai note società sorellastre e cugine potrebbe vincere tutto il banco.

Ci sarebbero abbastanza elementi per un’accurata inchiesta giornalistica e (speriamo!) per una più approfondita indagine giudiziaria. E chissà che qualcuno non stia già andando oltre la semplice curiosità, e nella ricerca delle innumerevoli falle del sistema TAV e delle grandi opere, non arrivi ad aprire il vaso di Pandora!

Nell’attesa, sabato 15 giugno, il Movimento No Tav sarà di nuovo in marcia a Susa per far sentire le sue ragioni nella speranza che tra coloro che stanno indagando, ci sia qualcuno finalmente determinato ad andare fino in fondo.


 

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