Il futuro dell’UNRWA e di Hamas a Gaza

Rick Sterling

Rick Sterling intervista Peter Ford

04.06.24 – Peter Ford ha sulle spalle una vasta carriera diplomatica per il Regno Unito, compreso il ruolo di ambasciatore in Bahrein e Siria, dopo di che molti anni come Rappresentante Speciale del Commissario Generale dell’UNRWA – l’Agenzia ONU di Soccorso e Occupazione [dei Rifugiati Palestinesi]. In questa intervista tratta le dinamiche di fondo, l’importanza e il come Israele vede il futuro dell’UNRWA, cioè la sua sostituzione.

RS: Com’è giunto a lavorare per l’UNRWA, l’agenzia ONU di Soccorso e Occupazione?

Peter Ford: Beh, fin da giovane cultore arabista mi sono trovato a contatto con l’attività dell’UNRWA. Il mio primo lavoro fu in Libano e l’ho vista direttamente all’opera nei campi [di rifugiati] palestinesi di lì. A ogni tale occasione mi era cresciuta l’ammirazione per l’organizzazione. Con l’approssimarsi della pensione sono stato attratto dall’idea di lavorare per l’UNRWA.

Per caso lessi nella rivista The Economist che l’UNRWA stava cercando di creare una nuova posizione, da procacciatore di fondi, nel mondo arabo. E i requisiti erano esperienza diplomatica e conoscenza della lingua araba. Uh, pensai, questo è fatto su misura per me. E così si è dimostrato. Penso di essere stato scelto da una rosa di …un candidato. La conoscenza dell’arabo è stata di grande aiuto; mentre, devo dire, non ho beneficiato di alcun sostegno da parte del governo britannico. Il che è un tema di discussione con l’UNRWA. Molte delle posizioni apicali sono predestinate a certi paesi; così, il Commissario Generale è per consuetudine sempre o europeo o americano; e così anche il vicecapo dell’UNRWA, Vice-Commissario Generale.

RS: Che fa l’UNRWA a Gaza e dintorni? Quant’è grande l’organizzazione?

Peter Ford: L’UNRWA cominciò l’attività nel 1950 all’indomani del conflitto in Palestina che portò alla creazione di Israele e all’espulsione di metà della popolazione della Palestina. E il mandato dell’Assemblea Generale ONU all’UNRWA era di badare a questi profughi e molto particolarmente ai loro figli. Lo status di rifugiati era definito come persone assistite dall’UNRWA e i loro discendenti, cosa molto importante, poiché per la gran parte dei profughi mondiali da altri paesi tale status di rifugiato non viene passato di padre in figlio/a.

Ma nel caso dei profughi palestinesi, date le circostanze speciali in cui avevano perso il proprio paese, gli si accordò uno status di profugo permanente fintanto che non fossero in grado di esercitare il proprio diritto al ritorno. Col passare degli anni ciò divenne molto importante politicamente. E col farsi sempre più difficile concepire il diritto al ritorno, l’esistenza stessa dell’UNRWA e il relativo status di rifugiato a parecchi milioni di palestinesi perpetuava il diritto al ritorno. E questo diventò un problema preminente per Israele.

Dal 1950, quindi, il mandato UNRWA è di badare al sollievo e al benessere dei profughi palestinesi in termini d’istruzione, assistenza sanitaria, servizi sociali, infrastrutture dei campi profughi, abitazioni, servizi sociali per i vulnerabili, e, in anni recenti, la creazione di una certa microfinanza e di occupazioni retribuite.

Le attività essenziali sono le scuole. C’è un’enorme rete di scuole e centri medici/dispensari UNRWA, sparsi per il Medio Oriente: in Palestina, appunto, nella Cisgiordania occupata, a Gaza, in Siria, Libano e Giordania.  In tutto ci sono quasi 6 milioni di palestinesi aventi diritto al sostegno UNRWA. Dei quali circa 1,9 milioni sono a Gaza, circa mezzo milione in Siria, e il resto fra Libano e Giordania. Serve quindi quasi da microstato. Sei milioni di persone sono una grossa responsabilità, che richiede molto coordinamento con le autorità ospitanti.

Fra queste, la più problematica è di gran lunga Israele in quanto potenza occupante in Cisgiordania e a Gaza. I rapporti con gli altri governi sono di massima cooperative, Ci sono attriti occasionali, ma nell’insieme ci sono ottimi rapporti. Si dimentica spesso che Giordania e Libano e Siria danno molto sostegno aggiuntivo a quello UNRWA; e ospitano questi milioni di profughi senza lamentela.

RS: L’UNRWA in qualche modo non solleva Israele dalla responsabilità per la gente finita sotto il suo controllo?

Peter Ford: Beh, sì, sì. Per il diritto internazionale, la potenza che ha il controllo fisico in quanto potenza occupante ha la responsabilità di fornire i servizi basilari che è l’UNRWA a fornire: sanità, istruzione e alloggiamento. Sicché quest’onere viene tolto dalle spalle d’Israele. Se l’UNRWA non esistesse, toccherebbe agli israeliani il gravame di badare a tutti quei milioni di profughi. Ma ci si sbaglia se si pensa che ne siano riconoscenti: per nulla.

RS: Pochi mesi fa Israele fece delle accuse persuadendo in qualche modo parecchi paesi a smettere le proprie donazioni all’UNRWA. Che ne pensa?

Peter Ford: Beh, questa è una storia architettata con cui se ne sono usciti gli israeliani circa tre mesi dopo gli avvenimenti denunciati, cioè che del personale [UNRWA] era stato coinvolto nell’irruzione del 7 ottobre e aveva commesso crimini; cosa annunciata con gran fanfara.

Col seguito di riflessi condizionati da parte dei soliti sospetti: americani [=USA], europei [=EU] e Gran Bretagna hanno sospeso i loro pagamenti vitali all’UNRWA.  Che è un mendicante, un mendicante internazionale. Non riceve quasi nulla dai fondi ONU centrali; e il resto è su base volontaria, il che rende molto ardua la vita all’UNRWA, che deve rivolgersi col cappello in mano ai potenziali donatori senza permettersi di contrariarli, almeno quelli importanti, appunto USA, EU e Gran Bretagna. Infatti, il mio lavoro, la ragione per cui fui assunto, era cercare di diversificare i propri finanziamenti in modo da essere meno dipendente dalle potenze occidentali. Cosa riuscitami abbastanza, ottenendo cica mezzo miliardo di dollari in contributi prevalentemente da paesi del Golfo [Persico] e nordafricani.

Ma per tornare alla sua domanda, Israele è venuto fuori con questa storia, e solo in base alle sue accuse le potenze occidentali hanno tagliato gli aiuti. Insensatamente, secondo me, l’UNRWA ha immediatamente sospeso il personale accusato, il che ha teso a dare credibilità ala posizione israeliana. Questo mostra la debolezza, politica, dell’UNRWA, che trova difficile resistere alle prepotenze di questi paesi potenti, USA e EU.

Alla fine, circa tre settimane fa, un investigatore indipendente, ex-ministro degli esteri francese, svolse un’indagine concludendo che non c’erano prove. Gli israeliani non sono stati in grado di sostenere le proprie accuse con qualche evidenza. E gran parte dei paesi stanno revocando o hanno revocato le proprie sospensioni.

RS: Penso che le accuse originarie fossero addirittura che 12 o 13 persone, su un personale di 13.000, erano coinvolte il 7 ottobre. E adesso anche quell’assunto iniziale è stato screditato, lei dice?

Peter Ford: Sì, è successo proprio questo. Sarebbe stato sorprendente, effettivamente, che non fosse coinvolto qualche dipendente più giovane, ma gli israeliani non han saputo produrre prove neppure per uno solo.

RS: Sì. E poi mi risulta che l’UNRWA fornisce i nomi di tutti i propri dipendenti a Israele affinché possano quasi verificarne l’elenco.

Peter Ford: Proprio così. Israele ha una supervisione sbalorditiva delle attività UNRWA, almeno riguardo ai territoti occupati. Oltre 90% dei dipendenti UNRWA sono palestinesi, prevalentemente rifugiati stessi, Ma la gerarchia è occidentale o comunque non-palestinese. Comunque, come dicevo prima, i dipendenti di alto livello, il direttore generale e il personale direttivo sono europei o americani, mentre più del 90% del personale sono palestinesi. E anche questo è qualcosa che non piace agli israeliani. I palestinesi hanno autonomia solo nel senso di un certo livello di controllo sulla propria vita.

RS: Ho l’impressione che l’UNRWA abbia fatto un ottimo lavoro nel campo dell’istruzione. E anche quello è qualcosa che non garba a Israele.

Peter Ford: Sì, a Israele non piace che tanti palestinesi abbiano ricevuto una buona istruzione sotto la supervisione dell’UNRWA. Molti palestinesi lungo gli anni sono passati all’istruzione superiore, a professionalità brillanti, emergendo da scuole UNRWA nei campi profughi. Per un palestinese è un emblema d’onore aver frequentato una scuola UNRWA. In Siria, dov’ero io, i siriani volevano iscriversi alle scuole UNRWA. Era un elemento che potevamo far valere per ottenere favori dal governo siriano. Quindi, è un elemento probante della bontà di queste scuole e della loro reputazione.

Un motivo di contesa con gli israeliani riguarda quello che si insegna nelle scuole. Anche qui, gli israeliani fanno asserzioni fiammeggianti non dimostrate che agli alunni s’insegni propaganda palestinese – nozioni fasulle. Nelle scuole UNRWA si seguono i curricula regolari del paese o giurisdizione araba del posto; e in Palestina quindi i programmi dell’Autorità Palestinese, controllati da Israele, ovviamente. In Giordania, valgono i programmi giordani, e così via. Ma gli israeliani ci tengono a montar su qualunque propaganda possibile contro l’UNRWA, e cercano di limitarne il finanziamento. Usano qualunque metodo per cercare d’intralciare, bloccare, o rendere comunque più difficile l’attività dell’UNRWA. Vogliono in definitiva davvero ridurre alla fine quest’agenzia. In certo qual modo, si può capire perché l’agenzia è sinonimo di diritti palestinesi e in particolare di diritto al ritorno. Ritorno cioè alle località da cui i loro avi furono espulsi nel lontano 1948.

Ed ecco perché l’UNRWA è una spina nel fianco d’Israele e una di quelle che ambirebbero proprio distruggere del tutto. La loro ambizione non ha limiti. E l’abbiamo visto durante la crisi di Gaza, usata per cercare di escludere l’UNRWA, farle propaganda contro e creare dei surrogati – questa, la strategia più recente. L’organizzazione che avuto alcuni membri del proprio personale uccisi dagli israeliani è uno di quei tentati surrogati; era particolarmente amichevole verso gli israeliani, che ne hanno facilitato l’ingresso a Gaza. Ed è stata una tragica ironia che gli israeliani abbiano finito con l’uccidere dei dipendenti di quella agenzia, World Central Kitchen. Gli israeliani mirano a sostituire l’UNRWA con organizzazioni che possano controllare come quella. Che fa parte del piano in cui c’entra il porto che deve essere creato dagli americani e i britannici nel nord di Gaza, i cui servizi verrebbero gestiti da organizzazioni altre dall’UNRWA.

Il futuro dell’UNRWA

The school at Damia emergency camp. Credit:UNRWA photo SJ-Damia (CC BY-NC-ND 2.0)

RS: Qual è lo status dell’UNRWA a Gaza adesso? È in grado di operare come in passato, o ha subìto restrizioni?

Peter Ford: LUNRWA è quanto mai limitata nelle sue attività tradizionali. Le sue cliniche, ospedali scuole sono state distrutte o malamente danneggiate o ormai prive di attrezzature e di medicine. Quindi non si sta facendo scuola se non in ambiente domestico. Ma d’altro canto l’UNRWA è più attiva che mai nei servizi di soccorso; è più come nel 1950 quando approvvigionava tende e acqua e i viveri più elementari. Rammentando che UNRWA sta per Agenzia ONU di Soccorso e Opere [traduzione letterale di Works, anziché l’ufficiale Occupazione – ndt], con “Opere” s’intendevano istruzione, sanità e alloggi. Oggi l’UNRWA sta facendo molto più soccorso che opere.

RS: Abbiamo visto immagini di migliaia di tende per alloggiare temporaneamente centinaia di migliaia e perfino oltre un milione di rifugiati [profughi e sfollati]. Sono state installate dall’UNRWA?

Peter Ford: Sì, e inoltre si alloggia temporaneamente anche nelle scuole UNRWA, al momento occupate da molte migliaia di famiglie, le si sta convertendo in sistemazioni abitative, appunto. Lo stesso vale per i centri sanitari, per quel poco [ormai] fisicamente possibile. And the healthcare centers, to the extent it’s physically possible. E così per gli ospedali [frattanto praticamente inesistenti, con l’operazione di liberazione dei 4 ostaggi – ndt]. Sono coinvolte altre agenzie ONU; sarebbe ingeneroso non citare l’UNICEF, l’Agenzia per i Bambini, quella per l’alimentazione, tutte le agenzie internazionali ci sono.

RS: Quale pensa sarà il ruolo dell’UNRWA in futuro?

Peter Ford: In futuro? Beh, in una sola frase: sarà gestire Gaza di fianco a Hamas. Cosa controversa, ovviamente. ma penso che il giorno dopo somiglierà moltissimo al giorno prima. Non penso che gli israeliani riusciranno a schiacciare Hamas. Alla fin fine saranno costretti a ritirarsi, com’è stato n passato. Ci sarà enormemente più da ricostruire che in passato. Ma l’UNRWA ha l’esperienza e la forza lavoro in loco. Qualunque altra agenzia dovrebbe portarci migliaia di lavoratori.

E dopo il ritiro degli israeliani ovviamente le autorità, saranno più che liete di tornarsene alla vecchia base di un condominio, effettivamente, con le agenzie ONU. E questo è come dovrebbe.

RS: Qualcuno pensa che il 7 ottobre e quanto accaduto da allora abbia davvero cambiato le cose. È anche la sua prospettiva?

Peter Ford: Confondersi coi desideri non è una buona base per stabilire il da farsi. E io temo che gli israeliani, assecondati senza ritegno dai propri sostenitori occidentali, si permetteranno un bel po’ di tale confusione; benché nei due mesi scorsi si senta meno del giorno dopo [frattanto diventato invece motivo di crisi di governo – ndt]. Pare che gli israeliani siano concentrate solo su come caspita tirarsi fuori, districarsi dalla fogna senza una massiccia umiliazione? C’è molto poco chiacchiericcio anche su come inserire una forza di difesa araba per disciplinare la Striscia di Gaza o altre assurdità del genere. Credo quindi che non ci saranno alternative. Il giorno dopo somiglierà al giorno prima.

RS: Che cosa pensa del più recente piano Biden (del 31 maggio)?

Peter Ford: Meglio tardi che mai. Tanto per quel che omette quanto per quel che dice. Il piano riconosce che Israele deve ritirarsi pur con Hamas non sconfitta e disporsi a riprendere il controllo di Gaza. Vengono mollate tutte le fantasticherie su ‘eliminazione’ di Hamas, instaurazione di un regime alla Quisling, forza di peacekeeping araba, sui due stati – tutto quanto. È una tragedia indicibile, insostenibile, che ci sia voluta tutta questa immensità di uccisioni, mutilazioni e distruzione forsennata con bombe USA per arrivare a questa ovvia presa d’atto del reale.


TRANSCEND MEMBERS, 10 Jun 2024

Rick Sterling Interviews Peter Ford – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

 

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