I sentieri della meditazione

I sentieri della meditazione

Cinzia Picchioni

AA.VV., I sentieri della meditazione, Edizioni Qiqajon, Bose 2024, pp. 254, € 22,00

Noi esseri umani siamo davvero strani:
brancoliamo nel buio con uno sguardo intelligente
[Uchyama, Okumura, Kōdō, il senza dimora, Ubaldini 2015]

Meditazione vs. mindfulness

Il libro tratta – come si evince dal titolo – di meditazione. E lo fa in una maniera davvero efficace e intelligente, prendendo in esame modi diversi di «fare meditazione»: secondo lo zen, secondo lo yoga, secondo il buddhismo, meditazione cristiana, contemplazione, il Tibet. Ognuno degli 8 contributi tratta a suo modo il tema, e questo è molto interessante, in questi tempi di confusione e di mindfulness a ogni angolo di strada.

Troviamo brani tratti da convegni o da pubblicazioni in altre lingue che soprattutto non avremmo mai potuto scovare e mettere insieme come è stato fatto dal curatore e prefatore Matteo Nicolini-Zani, che ringrazio moltissimo, anche per parole come queste di p. 6: «[…] l’atto del meditare è una dimensione antropologica costitutiva dell’esistenza: meditare humanum est, potremmo dire: meditare è un atteggiamento umano universale e connaturale all’uomo. Coltivare la meditazione contribuisce all’umanizzazione dell’essere umano». E in questi tempi di conflitti ovunque, di preghiere di «cessate il fuoco», di occupazioni e manifestazioni per la pace, mi sembra che insistere sull’umanizzazione sia quantomeno attuale. Ecco anche perché il libro, benché parli di meditazione, risulta in tema con i temi (scusate la ripetizione) del Centro Studi Sereno Regis di cui state leggendo la «newsletter» e visitando il sito.

Estate in yoga

La recensione di questa settimana riguarda un libro che contiene, tra gli altri, un lungo contributo di Pinuccia Caracchi, già professore ordinario di lingua e letteratura hindī al Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Torino, e socia storica del Centro Studi Sereno Regis di Torino. Viene pubblicata in questa settimana anche per ricordare che il 21 giugno è la Giornata Internazionale dello Yoga, celebrata da 10 anni; lo yoga tradizionale, lo yoga classico. Qualcosa di buono il ministro Modi l’ha fatta, secondo il mio modesto parere (insegno yoga dal 1987, dopo un diploma riconosciuto anche dal Governo indiano) ed ecco perché sono stata particolarmente contenta di poter leggere e recensire questo libro, che userò assolutamente anche nel mio mestiere.

Nota importante per chi legge

L’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (UNEDI) e la Conferenza episcopale italiana (CEI) hanno organizzato – con l’Unione induista italiana (UII) e l’Unione buddhista italiana (UBI) – il seminario La dimensione contemplativa della vita. La meditazione nella tradizione buddhista, cristiana e induista, a Roma il 7 maggio 2022.

Alcuni contributi – rivisti, ampliati e adattati per la pubblicazione – sono contenuti nel volume.

Che cosa troveremo

* 3 contributi a proposito della meditazione cristiana: la Bibbia quale libro che offre materiale per meditare e orientamenti ai cristiani che si incamminino per i sentieri meditativi buddhisti e induisti; la rivistazione della tradizione della “preghiera pura” di Giovanni Cassiano proposta inizialmente dal monaco bendettino John Main e poi portata avanti da un altro benedettino, Laurence Freeman e dalla World Community for Chiristian Meditation; «[…] la lettura di questo volume vorrebbe stimolare a un esercizio di approfondimento della conoscenza e a una “risonanza spirituale” tra le linee di fondo specifiche e i caratteri comuni alle vie di meditazione praticate in ambito cristiano, induista e buddhista.

Inoltre, questa lettura potrebbe contribuire a sensibilizzare i cristiani a progredire [per] operare un attento discernimento nell’adozione di pratiche di meditazione induiste o buddhiste, curandosi di non appropriarsene in maniera del tutto avulsa (e dunque irrispettosa) dal complesso “sistema” religioso in cui hanno avuto origine e si collocano [anche per] stimolare lo sviluppo di un’umile ricomprensione della meditazione/contemplazione cristiana attraverso un ritrovato contatto con il proprio passato, animato da uno spirito nuovo che congiunga fedeltà alla propria tradizione e apertura al dialogo con le pratiche meditative orientali», p. 21;

* Buddhismo indiano: ci concentreremo sulle pratiche contemplative del buddhismo indiano (in particolare di quello theravada, in lingua pali, ma anche della tradizione mahayana e della sua componente tantrica); ma anche

* Istruzioni per meditare, da p. 225: evitare la dispersione; distinguere i gradi di impegno; considerare queste pratiche per quello che sono: mezzi, né più né meno; non è saggio avventurarvisi da soli (ma almeno con compagni di viaggio)

* Bibliografia interessante benché breve.

La domanda-delle-domande

Faccio l’insegnante di yoga dal 1987 e vorrei che, avvicinandosi alla meditazione, ci ponessimo le medesime domande del prefatore a pagina 9: «[…] per orientarsi nell’odierno supermercato delle proposte meditative: quali sono autentiche vie di liberazione […] e quali […] non sono altro che […] strategie di proliferazione (cancerogena) dell’ego […]?».

Cercando le risposte, si giungerebbe a una conclusione simile a questa, sempre del prefatore: «La meditazione riguarda l’uomo di sempre nella sua eterna ricerca di senso, di verità e di libertà: su questa premessa […] si fonda innanzitutto il percorso che il volume propone».

Proseguendo scopriremmo l’intento del libro, anche prima di leggerlo tutto: «Questo libro vorrebbe prendere sul serio e portare un piccolo contributo a livello preparatorio, in vista di una chiarezza maggiore quando parliamo di “meditazione” o di “contemplazione” in un contesto religioso. La meditazione è un fenomeno universale che, pur avendo varie forme e diversi linguaggi, attraversa tutti i tempi ed è presente in tutte le culture, religiose o laiche. […] esiste la meditazione, in senso generale, ed esistono vie di meditazione, in senso particolare», p. 11

Cinema via di meditazione?

Per me sì, a volte. Amo il cinema e vado in sala come se mi recassi a una seduta di «terapia», e a volte esco dalla sala sentendomi benissimo, come guarita. Perché spesso la cura funziona e durante la visione di certe pellicole si verifica un vero e proprio stato alterato di coscienza, come lo stupore piacevole che ho provato nel trovare citazioni cinematografiche (di due film che adoro) in questo libro.

Billy Elliot

Anche per me è una delle scene che ricordo di più e con più emozione, quella citata come occhiello al contributo sulla meditazione buddhista. Tratta dal film Billy Elliot, è stato bellissimo ritrovarla qui, come tentativo di spiegare che cosa si prova meditando… siccome è inspiegabile, meglio scegliere, come ha fatto il ragazzo protagonista della pellicola inglese del 2000, un esempio «altro». Come ripeto sempre, quando mi trovo a «guidare» una meditazione: «Non c’è niente da insegnare. Accade. Al massimo possiamo creare condizioni favorevoli affinché accada». Ecco perché ho apprezzato molto il libro di cui sto cercando di scrivere una recensione (non così entusiasta come vorrei, altrimenti diventa sospetta…).

Il grande silenzio

Come «malata di cinema» ho subito notato (e vorrei far notare) che il libro comincia con una citazione cinematografica… meraviglioso! Il prefatore – Matteo Nicolini Zani[1] – 3 righe dopo l’inizio del suo contributo ricorda un altro fondamentale film, Il grande silenzio, che quando è uscito nel 2005 ho visto al cinema, seguendo anch’io la sua fama di «pellicola senza parole»: «[…] le sale cinematografiche […] si riempirono di persone richiamate dal film […] tornava a riemergere, silenzioso ma irruente, l’urlo di una nostalgia sommersa dai rumori del mondo e dagli affanni della vita: il richiamo di una profondità interiore che si traduce in uno sguardo contemplativo sulla realtà», p. 5.

E questa recensione può terminare qui, con le parole di Zani a proposito del silenzio che danno una possibile spiegazione del perché meditiamo. Ecco perché questo libro è necessario (oltre a essere ben scritto e bello esteticamente: ottima copertina!).

Nota

[1]    Monaco di Bose, coordinatore del gruppo italiano del Dialogo interreligioso monastico (DIM)


 

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