Arena di pace: Verona 18 maggio 2024. Una salutare ricarica di speranza

Paolo Candelari

Arena 24: riprende la serie degli incontri arena di pace che hanno caratterizzato lo sviluppo di un bello e forte movimento della pace a partire dagli anni’80; la prima venne convocata nel 1986.

Questa volta aveva una particolarità: ospitava Papa Francesco, l’unica autorità mondiale che in questi tempi bui parla di pace, si ostina a dire che la guerra è il male, sempre, distrugge senza costruire, uccide senza risolvere nessun conflitto. L’ha ripetuto sabato scorso, alla presenza di circa 12000 persone, che l’hanno accolto con entusiasmo.

L’incontro non è stato un evento isolato, riuscito mediaticamente, ma esaurentesi nella mattinata del 18 maggio. Tutt’altro.

Esso è stato il risultato di un processo che ha visto coinvolti diversi movimenti ed associazioni della società civile. Da diversi mesi si sono susseguiti molti incontri, suddivisi in 5 tavoli: Pace e disarmo, democrazia e diritti, economia e lavoro, ecologia, migrazioni.

“Siamo persone, associazioni, movimenti, reti attive nella costruzione della pace in tutte le sue forme attraverso la nonviolenza”.

Così inizia il documento sintesi del lavoro di più di 500 persone.

Dopo una disamina molto cruda della realtà che ci circonda, a livello planetario e a livello nazionale, dove i cambiamenti climatici, il prevalere delle situazioni di guerra, l’arretramento di democrazia e diritti rischiano di portarci alla catastrofe, si passa a proporre gli impegni sulle cose da fare. Impegni ribaditi in Arena, con l’aiuto di testimoni importanti.

Disarmo, delle menti e dei territori, come sottolineato da uno striscione che lo stesso papa Francesco ha evidenziato, transizione ecologica, difesa della democrazia, partecipazione, beni comuni, accoglienza ed inclusione sono le parole che ritornano più volte nel documento e che meglio rappresentano anche l’intenso dibattito che ha animato i più di 500 delegati nella giornata di venerdì.

L’incontro col papa è stato emozionante, non solo per chi come me, che sono cristiano cattolico, per lungo tempo in posizione “di minoranza” nella chiesa, aspettava un momento come questo da anni, ma anche per tutti i convenuti, di differenti fedi religiose, uniti dall’impegno per la pace, per una pace giusta: “giustizia e pace si baceranno” diceva lo slogan dell’Arena.

Vedere Zanotelli e il Papa che reggono insieme la bandiera della pace è un’immagine forte che rimarrà a lungo impressa nella mia mente; nell’86, alla prima Arena, inimmaginabile.

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Al papa sono state proposte alcune delle riflessioni presenti negli elaborati dei 5 tavoli, e lui ha risposto a tutte; difficile fare un sunto; a parte la ribadita e forte condanna dell’industria militare, sottolineata da quell’indicazione “smilitarizziamo le menti e i territori”, la contrapposizione tra individualismo, cifra della situazione attuale, e comunità: nessuno si salva da solo, e soli sono anche i capi delle nazioni, e, soli, si sentono le persone, impotenti, e questo genera disperazione, e di qui si passa all’indifferenza; l’antidoto è il senso di comunità, la cooperazione contro la competizione.

Altro concetto importante è la rivalutazione del conflitto; una società senza conflitti è una società morta, essi stimolano la creatività, permettono di migliorarsi; ad una condizione: di gestirli insieme, col dialogo, coi mezzi della nonviolenza, che costruisce senza distruggere, per uscirne uniti: armonia, che è l’insieme di note e strumenti diversi non uniformità, che è appiattimento sulla vittoria del più forte.

Particolare emozione hanno suscitato le parole di 2 ragazzi, 2 imprenditori: Maoz Inon, israeliano, che ha perso i genitori nell’attacco di Hamas del 7 ottobre, Aziz Sarah, palestinese, che ha perso il fratello ucciso dai soldato israeliani; avremmo dovuto essere nemici e odiarci, hanno detto, invece vogliamo superare insieme il nostro dolore comune. Si sono abbracciati e su questo abbraccio il Papa ha chiesto di fare un momento di silenzio. Momento toccante, l’alternativa ai tanti discorsi di odio che continuiamo a sentire.

L’intero colloquio tra i delegati dei vari tavoli e Francesco è stato trascritto a cura della redazione vaticana e lo si può trovare a questo link.

L’arena di pace non finisce qui: ora verranno raccolti gli spunti e i suggerimenti di questi 2 giorni: ci sono degli impegni che ci siamo assunti e che andranno declinati, per cui i tavoli si ritroveranno.

L’importanza di eventi come questo non sta tanto nei documenti che si scrivono, come ha detto qualcuno son 40 anni che diciamo le stesse cose, quanto nel clima che si crea, nel contesto che dà la spinta a proseguire su quella strada che ora è in salita ma che continueremo a percorrere con una faorza ed una convinzione rafforzata da eventi come questo.

In un contesto in cui la pace è stata cancellata dal vocabolario, come rilevato da Andrea Riccardi, in quella mattina si è parlato solo di pace.

Il papa ci ha lasciato un appello che val la pena di riprendere:

“La pace non sarà mai frutto della diffidenza, frutto dei muri, delle armi puntate gli uni contro gli altri. San Paolo dice: «Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato» (Gal 6,7). Fratelli e sorelle, le nostre civiltà in questo momento stanno seminando distruzione, paura. Seminiamo, fratelli e sorelle, speranza! Siamo seminatori di speranza! Ognuno cerchi il modo di farlo, ma seminatori di speranza, sempre”.

Raccogliamo questo invito e proseguiamo nella nostra opera e nel nostro lavoro per seminare speranza, soprattutto dare speranza ai più giovani, la miglior medicina contro l’indifferenza.


 

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